Guerra iran allarme bce: cosa succede a inflazione e crescita se il conflitto continua
Le prospettive per inflazione e crescita nell’area dell’euro si muovono sotto l’effetto di un rischio geopolitico che resta aperto: la guerra in Medio Oriente. Nel bollettino della Bce vengono individuati scenari in cui i prezzi dell’energia potrebbero risultare più elevati e più a lungo del previsto, con conseguenze sia sulla dinamica dei prezzi sia sull’attività economica.
rischi per l’inflazione nell’area dell’euro, orientati al rialzo
Secondo quanto riportato da Francoforte, i rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto nel breve termine. Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente potrebbe tradursi in un rincaro dei beni energetici più accentuato e duraturo rispetto alle attese attuali, alimentando un ulteriore aumento dell’inflazione nell’area dell’euro.
inflazione più alta: energia, aspettative e catene di approvvigionamento
La traiettoria potrebbe diventare più sfavorevole se l’aumento dei prezzi dell’energia dovesse riflettersi in modo più ampio sull’inflazione al netto della componente energetica. La Bce indica che l’impatto risulterebbe più marcato e persistente qualora le aspettative di inflazione e la crescita salariale aumentassero “di riflesso”. Un ulteriore canale di trasmissione riguarderebbe anche una maggiore diffusione degli effetti sul piano delle turbative che coinvolgono le catene di approvvigionamento mondiali.
Nel quadro delineato, le attuali tensioni commerciali contribuirebbero inoltre a una maggiore frammentazione delle catene di approvvigionamento globali. Questo potrebbe limitare l’offerta di materie prime critiche e inasprire i vincoli di capacità produttiva nell’economia dell’area dell’euro.
inflazione più bassa: durata limitata e condizioni di domanda
La Bce indica anche fattori in grado di ridurre l’inflazione. Il livello dei prezzi potrebbe risultare inferiore se le ripercussioni economiche del conflitto si rivelassero di più breve durata rispetto alle attese correnti. Una seconda condizione riguarda il caso in cui gli effetti indiretti e di secondo impatto si dimostrassero meno incisivi di quanto ipotizzato nello scenario di base.
Tra le ipotesi di contenimento rientra anche l’eventualità che, tramite l’effetto dei dazi, la domanda di esportazioni dell’area dell’euro si riduca più del previsto. Un ulteriore elemento citato è la possibilità che i paesi con eccesso di capacità produttiva incrementino ulteriormente le esportazioni verso l’area dell’euro, esercitando quindi una pressione al ribasso sui prezzi.
La Bce richiama infine il rischio di mercati finanziari più volatili e con scarsa propensione al rischio, che potrebbero gravare sulla domanda e, di conseguenza, ridurre anche l’inflazione.
rischi per la crescita del Pil, orientati al ribasso
Per quanto riguarda il Pil, i rischi per le prospettive di crescita sono descritti come orientati al ribasso, con intensità maggiore nel breve termine. La guerra in Medio Oriente viene indicata come un elemento che aggrava un contesto politico mondiale già definito “mutevole”. La possibilità che il conflitto si protragga contribuirebbe a far aumentare i prezzi dei beni energetici per un periodo più lungo rispetto alle attese correnti, incidendo anche sul clima di fiducia.
fiducia, investimenti e consumi: canali di deterioramento
La Bce specifica che questi fattori contribuirebbero a erodere i redditi e ad accentuare la riluttanza di imprese e famiglie verso investimenti e consumi. Un eventuale peggioramento del clima di fiducia nei mercati finanziari mondiali potrebbe ulteriormente frenare la domanda.
Viene richiamata anche la possibilità di ulteriori tensioni nel commercio internazionale, con effetti che includono interruzioni delle catene di approvvigionamento, riduzione delle esportazioni e indebolimento di consumi e investimenti.
incertezze geopolitiche e condizioni per una crescita superiore
Tra le principali fonti di incertezza rientrano altre tensioni geopolitiche, in particolare la guerra della Russia contro l’Ucraina. Il documento individua però anche condizioni che potrebbero portare a una crescita più alta delle previsioni.
La crescita potrebbe risultare superiore se le ripercussioni economiche del conflitto in Medio Oriente si limitassero a una durata più breve rispetto alle attese correnti. Sono citati anche fattori interni che favorirebbero l’espansione: la spesa programmata per difesa e infrastrutture, le riforme orientate a migliorare la produttività e l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’area dell’euro.
Un ulteriore contributo alla crescita sarebbe collegato a nuovi accordi commerciali e a una maggiore integrazione del mercato unico, con possibile stimolo oltre le aspettative attuali.