Gianinna maradona accusa un neurochirurgo: lacrime in aula

• Pubblicato il • 3 min
Gianinna maradona accusa un neurochirurgo: lacrime in aula

Il processo per la morte di Diego Armando Maradona a San Isidro, a Buenos Aires, entra in una fase emotivamente intensa durante la terza udienza, quando la testimonianza di Gianinna Maradona descrive gli ultimi giorni di vita dell’ex fuoriclasse argentino scomparso il 25 novembre 2020. L’aula assiste a un passaggio centrale del dibattimento mentre vengono riprodotti alcuni messaggi vocali attribuiti al neurochirurgo Leopoldo Luque, indicato come principale imputato tra i sette accusati per omicidio.

testimonianza di gianinna maradona e momenti di forte tensione

Durante la deposizione, Gianinna Maradona scoppia in lacrime mentre in aula vengono diffusi i messaggi vocali del medico Leopoldo Luque. Secondo la ricostruzione della figlia dell’ex capitano dell’Argentina, la gestione della fase successiva all’intervento risulta decisiva: Luque, a suo dire, avrebbe convinto la famiglia ad accettare la degenza domiciliare dopo l’operazione del 2 novembre 2020, effettuata per la rimozione di un ematoma subdurale.

ricovero in clinica proposto dalla famiglia e respinto

La testimonianza spiega che Gianinna e la sorella Dalma avevano proposto un ricovero in clinica, anche contro le indicazioni del padre. L’ipotesi era legata alla possibilità di ottenere un provvedimento giudiziario. La scelta, secondo quanto dichiarato, viene meno dopo le rassicurazioni fornite dal medico: in aula viene riportato che Luque avrebbe garantito attrezzature e un’assistenza adeguata.

Nel racconto di Gianinna, la gestione sanitaria degli ultimi giorni di vita avrebbe rappresentato un elemento critico. Le sue parole attribuiscono al neurochirurgo una capacità di influenzare le decisioni familiari attraverso rassicurazioni sulle condizioni di assistenza. Il quadro descritto punta quindi a una responsabilità nella scelta tra struttura ospedaliera e permanenza a domicilio.

tesi dell’accusa: morte non inevitabile e negligenza

Il processo ruota attorno alla tesi avanzata dall’accusa secondo cui la morte di Maradona non sarebbe stata inevitabile. Il pubblico ministero Patricio Ferrari, nella requisitoria iniziale, ha definito la vicenda come una “morte annunciata”, sostenendo che l’ex Pibe de Oro sarebbe stato abbandonato di fronte a una situazione caratterizzata da grave negligenza.

assistenza domiciliare ritenuta inadeguata

Secondo l’accusa, il ricovero domiciliare sarebbe stato segnato da crudeltà e avrebbe comportato un’assistenza inadeguata. Ferrari afferma che Maradona avesse iniziato a manifestare segnali critici almeno 12 ore prima del decesso e che un trasferimento tempestivo in una struttura sanitaria avrebbe potuto evitare l’esito fatale. La requisitoria insiste sul concetto di indifferenza e responsabilità, qualificandola come “criminale”.

esiti dell’autopsia: edema polmonare acuto e insufficienza cardiaca

Gli accertamenti tecnici discussi nel dibattimento indicano che la morte sarebbe stata causata da un edema polmonare acuto secondario a insufficienza cardiaca. L’esito dell’autopsia descrive inoltre il cuore con un peso di circa 503 grammi, pari al doppio del normale, e in presenza di cardiomiopatia dilatativa.

La ricostruzione evidenzia anche un grave accumulo di liquidi nel corpo, elementi che, secondo l’impostazione emersa in aula, completano il quadro clinico su cui si fondano le contestazioni.

principali figure citate nel dibattimento

  • Gianinna Maradona
  • Dalma Maradona
  • Diego Armando Maradona
  • Leopoldo Luque
  • Patricio Ferrari
Processo Maradona, la figlia del campione Giannina accusa il neurochirurgo. Le lacrime dopo l’ascolto dei messaggi vocali
Categorie: Cronaca

Per te