Gb il biografo hardman Elisabetta amore per l italia alleato importantissimo

• Pubblicato il • 7 min
Gb il biografo hardman Elisabetta amore per l italia alleato importantissimo

Una regina capace di unire storia e quotidianità, solennità e riservatezza, presenza istituzionale e dimensione personale: a pochi giorni dal compimento dei 100 anni dalla nascita di Elisabetta II, lo storico biografo Robert Hardman ricostruisce i tratti che hanno definito il rapporto della sovrana con l’Italia e il modo in cui ha gestito, nel corso dei suoi decenni di regno, gli equilibri della monarchia e della politica.

elizabeth ii e il rapporto con l’italia: visite, significati e contesto

Hardman racconta che Elisabetta II ha amato profondamente l’Italia e che due delle sue visite, su un totale di cinque, sarebbero avvenute in momenti particolarmente intensi della sua vita. La prima nel 1951, quando era ancora principessa ereditaria e in un periodo immediatamente prossimo alla sua incoronazione come sovrana più longeva della monarchia britannica. L’occasione fu una cena privata con il presidente Luigi Einaudi per festeggiare il 25° compleanno della futura regina.

La seconda visita, nel 2014, avvenne durante un periodo in cui la salute della monarca risultava già significativamente compromessa. Da lì in avanti, dall’anno successivo, i viaggi di Stato furono annullati del tutto. In base a quanto riportato, l’Italia avrebbe rappresentato il suo ultimo viaggio all’estero fuori da un territorio del Commonwealth.

elizabeth ii, napolitano e la volontà di mantenere gli impegni

Nel ricostruire quell’incontro del 2014, Hardman sottolinea il senso di responsabilità della sovrana rispetto a un precedente appuntamento. Secondo la sua ricostruzione, Elisabetta II si sarebbe sentita profondamente in colpa per aver dovuto annullare un incontro con l’allora presidente Giorgio Napolitano a causa di problemi di salute.

Nonostante l’età avanzata, indicata in 88 anni, e le condizioni precarie del principe Filippo, la regina volle onorare quell’impegno a tutti i costi. Hardman descrive la motivazione come un’esigenza di rimediare e la volontà di incontrare Napolitano con cui sarebbe esistito un rapporto positivo.

cultura e arte italiane: un’eco nella storia britannica

Hardman associa l’esperienza italiana a un elemento culturale e artistico ricorrente. La regina, secondo quanto riferito, avrebbe amato la cultura e l’arte italiana, percependole come parte integrante anche nel modo in cui si racconta e vive la storia britannica. L’Italia, inoltre, veniva considerata un alleato europeo importante, con la sensazione di sentirsi costantemente benvenuta.

elizabeth ii tra solennità e riservatezza: autenticità e gestione del ruolo

Nel descrivere il carattere della sovrana, Hardman evidenzia una capacità di muoversi tra due esigenze: da un lato la solennità degli eventi storici, dall’altro il desiderio di sfuggire al protagonismo imposto dall’incarico. Hardman ricorda la regina sorridente in momenti di grande impatto pubblico, come il 50° anniversario del D-Day a bordo del suo yacht nel Canale della Manica e il suo arrivo storico a Città del Capo, accolto da Nelson Mandela.

Un aspetto centrale della ricostruzione riguarda l’idea di una persona autentica, non interessata alla fama o alla celebrità, ma in grado di rappresentare un’intera generazione. Questa autenticità avrebbe contribuito anche a preservare il misticismo della corona nell’era digitale. Hardman contrappone l’adattamento dei politici alle “necessità del momento” e agli umori dei sudditi con la continuità comportamentale della sovrana, che restava “semplicemente se stessa”.

fragilità umana e complessità familiare: episodi ricordati da hardman

Accanto all’immagine di stabilità, Hardman indica episodi di fragilità e complessità legati alla vita privata. Un momento di rottura viene collocato nell’estate del 1969, un periodo carico di tensioni tra la diffusione in televisione del primo documentario sulla Royal Family e l’investitura di Carlo come principe del Galles.

Secondo la ricostruzione dello storico, Elisabetta II avrebbe raggiunto una condizione definita quasi un esaurimento nervoso, descritta ufficialmente come un influenza, che la costrinse a sparire per una settimana proprio nel culmine della stagione reale.

Hardman aggiunge che anche nel privato le dinamiche sarebbero state più sfumate rispetto ai miti diffusi. In particolare, smentisce l’idea del principe Andrea come figlio preferito. La regina, per come la descrive Hardman, nutriva per Andrea una maggiore apprensione rispetto agli altri figli perché lo vedeva privo di una direzione chiara dopo il servizio nella Royal Navy, percependolo come una figura vulnerabile.

adattamento politico e relazioni internazionali: elisabetta ii e donald trump

Hardman presenta una capacità di adattamento sul piano internazionale, evidenziata dal rapporto con Donald Trump, presidente degli Stati Uniti. Nonostante le differenze di personalità, la connessione sarebbe stata basata su un rispetto reciproco e su radici comuni. In base alla ricostruzione, entrambi avrebbero avuto madri scozzesi, circostanza che avrebbe facilitato l’avvio e lo sviluppo della conversazione.

Hardman riferisce anche che Trump avrebbe nutrito ammirazione profonda verso la regina, mentre Elisabetta II lo avrebbe trovato divertente. Questo equilibrio avrebbe permesso incontri con durata più lunga del previsto.

brexit e interpretazioni: testimonianze differenti vicino alla sovrana

Tra i temi più dibattuti del regno, Hardman colloca la Brexit, riportando testimonianze contrastanti raccolte da persone estremamente vicine alla sovrana. Sarebbero emerse figure convinte che Elisabetta II fosse favorevole all’uscita e altrettanto persone convinte che desiderasse il restare nell’Unione Europea.

In questo contesto viene citata la frase attribuita alla sovrana: “Non capisco perché non possiamo semplicemente uscirne”, riportata dal tabloid Sun e pronunciata anni prima del referendum. Hardman specifica che quella battuta non avrebbe necessariamente indicato una posizione politica ideologica, ma rifletterebbe una certa esasperazione per il funzionamento di alcune istituzioni europee in un momento in cui il termine Brexit non esisteva ancora.

successione e stabilità: carlo iii come “faro”

Hardman collega il passaggio di potere al ruolo di Carlo III. La transizione viene descritta come fluida e priva del panico previsto da molti. Hardman racconta che Carlo avrebbe saputo porsi come faro di stabilità gestendo con grazia il passaggio del testimone mentre il Paese affrontava e sta affrontando turbolenze politiche.

monarchia come servizio pubblico: continuità istituzionale e regole di affidabilità

Guardando al ruolo della monarchia, Hardman ricorda la dimensione di servizio pubblico invisibile incarnata da Elisabetta II per sette decenni. Tra i simboli richiamati c’è la decisione storica di pagare le tasse dal 1992, pur in presenza di un parere contrario del premier John Major. Secondo la ricostruzione, la sovrana avrebbe scelto comunque di farlo perché lo riteneva la cosa giusta, pur non essendovi obbligata.

calma e continuità dopo la morte: “keep calm and carry on”

Hardman mette in relazione i 71 anni di regno con l’idea che molte azioni della sovrana siano state dedicate al far avanzare le cose e mantenere Governo e Nazione stabili. L’attenzione dei media, secondo lo storico, si concentra più facilmente su drammi familiari che attirano audience, pur considerando che anche quella famiglia ha avuto problemi sempre sotto gli occhi del pubblico.

Nella visione riportata, l’impatto della sovrana sarebbe stato soprattutto nella continuità: nomina di ammiragli, generali e ambasciatori, firma di documenti di Stato. Hardman attribuisce a queste azioni la creazione di un senso di affidabilità. Un elemento conclusivo riguarda il periodo immediatamente successivo alla sua scomparsa: nella stessa settimana in cui sarebbe cambiato il premier, tutto sarebbe proseguito con stabilità, senza panico. Viene ricordato che Elisabetta II odiava il panico e non era un’“interventista”, insistendo sul messaggio “Mantenete la calma e andate avanti”, richiamando lo slogan “keep calm and carry on”.

ospiti e figure citate nelle ricostruzioni di hardman

  • Elisabetta II
  • Robert Hardman
  • Luigi Einaudi
  • Giorgio Napolitano
  • Giorgio Napolitano
  • Filippo
  • Carlo
  • Carlo III
  • Andrea
  • Donald Trump
  • John Major
  • Nelson Mandela

Nota: la successione delle figure presenti nel contenuto originale include riferimenti a Elisabetta II, allo storico Robert Hardman e ai diversi personaggi citati nel racconto delle visite, degli eventi politici e delle dinamiche familiari descritte.

Per te