Frane in Italia: monitoriamo solo lo 0,15% di quelle censite, l’allarme del CNR

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Frane in Italia: monitoriamo solo lo 0,15% di quelle censite, l’allarme del CNR

In Italia le frane rappresentano un fenomeno ampio e complesso, con numeri censiti che lasciano emergere un margine di incertezza rispetto alla reale distribuzione sul territorio. A rendere la situazione ancora più delicata è l’interazione tra eventi meteorologici e dinamiche climatiche, tema centrale quando si osservano casi specifici come la storica frana di Petacciato, dove il monitoraggio ha contribuito a limitare l’evoluzione peggiore dell’evento.

frane in italia: milioni di dati e una copertura limitata

Secondo le informazioni disponibili, in Italia risultano censite oltre 680mila frane, un numero che viene descritto come probabilmente non esaustivo rispetto a quelle effettivamente presenti. Di fronte a questa ampiezza, il monitoraggio risulta molto più contenuto: le frane ufficialmente monitorate sarebbero poco più di un migliaio, con una stima riportata di circa 1.036 unità.

assenza di una cartografia sistematica paragonabile ad altri rischi

Il quadro evidenzia un elemento strutturale: non esiste un piano sistematico per cartografare e gestire le frane in modo continuativo, analogamente a quanto avviene per altri fenomeni, come i terremoti. Anche rispetto al piano di adattamento al cambiamento climatico, il modello delineato non prevede un impianto che colmi in modo sostanziale il divario tra frane censite e frane seguite da sistemi di monitoraggio.

petacciato: una frana ciclica che il monitoraggio aiuta a governare

La frana di Petacciato, in provincia di Campobasso, viene indicata come una delle più estese in ambito europeo. In base alle descrizioni del sindaco Antonio Di Pardo, si tratta di un fenomeno ricorrente, caratterizzato da una dinamica definita quasi ciclica, che interessa l’intera costa e porta lentamente lo scivolamento verso il mare.

interventi in fase progettuale dopo l’evento del 2015

Gli interventi successivi all’ultimo evento rilevante, nel 2015, si sarebbero fermati alla fase progettuale, articolata in rilievi e sondaggi, con un investimento stimato intorno a 40 milioni di euro. I lavori non risulterebbero ancora avviati.

Il caso di Petacciato viene presentato come un esempio in cui il sistema di controllo, specifico per una situazione nota e monitorata, ha consentito di comprendere meglio quanto stesse accadendo e di attuare misure volte a evitare conseguenze peggiori.

cambiamento climatico e frane: pioggia, siccità e meccanismi indiretti

Nel ragionamento tecnico, viene chiarita una distinzione: la pioggia è un evento meteorologico, mentre gli aspetti legati a frequenza e intensità cambiano nel tempo in relazione a dinamiche climatiche. Si sottolinea che la frequenza delle piogge intense sarebbe in aumento e che, in generale, le piogge intense possono innescare frane.

come l’acqua innesca frane superficiali

Il meccanismo descritto parte dall’infiltrazione: la pioggia che raggiunge il suolo si infiltra, appesantisce il terreno e genera pressioni. Il terreno reagisce franando, soprattutto negli strati più superficiali. Questo effetto viene indicato come uno dei più evidenti e consolidati legati agli impatti climatici, con l’esempio di numerose frane superficiali osservate in Emilia-Romagna nel maggio 2023.

frane profonde: ruolo di siccità e piogge intense

Petacciato viene distinto come frana molto profonda. In questo contesto, si evidenziano evidenze ancora poco note che suggeriscono un ruolo non solo della pioggia intensa, ma anche di periodi di siccità seguiti da precipitazioni forti. L’ipotesi descritta riguarda terreni come quelli argillosi o limosi, dove la siccità prolungata favorirebbe la comparsa di fratture. Successivamente, la pioggia intensa potrebbe raggiungere anche profondità notevoli con tempi relativamente rapidi.

aree urbane e idraulica sotterranea: effetti sulle frane

Viene inoltre richiamato un ulteriore fattore: in aree urbane o periurbane, l’aumento delle piogge intense incide sull’idraulica sotterranea e su reti come fognature e tombini. Se gli impianti sono progettati per volumi inferiori, un incremento marcato delle precipitazioni può ridurre l’efficacia del drenaggio, lasciando una parte dell’acqua in loco. In questo scenario, viene indicata la possibilità che si inneschino anche frane profonde.

erosione lungo i torrenti e concause nell’innesco

Piogge intense possono anche generare erosioni incanalate lungo i torrenti, incidendo sul corpo o sui bordi della frana. Questo effetto viene collegato come causa indicata per eventi come quello di Niscemi, e in modo particolare per l’evento del 1997. Il quadro complessivo viene descritto come fatto di concause: anche quando l’acqua svolge un ruolo centrale, l’innesco di frane di grande dimensione può dipendere da più fattori associati.

conoscenza del rischio: “mappa” delle frane e limiti delle previsioni

Alla domanda su quanto l’Italia sia esposta, la risposta si concentra sulla dimensione del fenomeno: fuori dalle pianure, nel contesto collinare e montano sarebbe presente una frana ogni tre chilometri quadrati. Tuttavia, la presenza non coincide necessariamente con il movimento: molte frane potrebbero non muoversi in modo immediato, rendendo la distribuzione del rischio più difficile da interpretare.

dati disponibili e sorpresa dopo l’emilia-romagna

La conoscenza deriva da cartografazioni realizzate da servizi nazionali e Regioni, con un dataset consultabile tramite la piattaforma IdroGeo di ISPRA, descritto come uno dei più completi: negli Stati Uniti, per paragone, il dataset corrispondente individuerebbe circa la metà dei casi rilevati altrove.

La fiducia nella copertura delle aree instabili viene messa in discussione dall’evento emerso in Emilia-Romagna, quando in poche ore sarebbero state registrate 81mila frane. L’osservazione sottolinea che, pur essendo attesa la presenza di frane, il numero effettivo non era immaginato nella sua entità. Da qui deriva l’idea che non sia garantito che l’Italia conosca tutte le frane in modo dettagliato e completo.

monitoraggio delle frane: gap tra censimento e controllo

Il nodo centrale riguarda la discrepanza tra la quantità censita e la capacità di intervento tramite monitoraggio. Con 680mila frane censite, la presenza di circa 1.036 frane monitorate viene descritta come troppo limitata. Anche assumendo una crescita fino a alcune migliaia, il divario resterebbe ampio.

perché “monitorare” non equivale a seguire tutte le aree a rischio

Il sistema non viene presentato come un monitoraggio generalizzato. Le motivazioni indicate comprendono limiti organizzativi e di copertura, oltre alla mancanza di un impianto strutturato previsto in modo esplicito dal Piano di adattamento. In questo scenario, il monitoraggio assume valore soprattutto nei casi in cui esistono condizioni specifiche che rendono possibile un’osservazione più ravvicinata.

tecnologie disponibili e costi di intervento definitivo

Con le tecnologie oggi disponibili, descritte come non necessariamente costose, sarebbe possibile aumentare significativamente la capacità di comprensione del fenomeno, pur tenendo presente che non tutte le frane possono essere eliminate. Le operazioni di messa in sicurezza o rimozione del rischio sono indicate come costose e realisticamente giustificabili solo in specifiche circostanze, come quando l’area interessa centri abitati.

figure citate: geologi e amministratori nel racconto del rischio frane

Nel quadro tecnico e istituzionale descritto compaiono figure con ruoli diversi nella gestione o nello studio delle frane.

  • Antonio Di Pardo, sindaco
  • Fausto Guzzetti, geologo del Cnr e professore all’Università di Durham
L’Italia monitora solo lo 0,15 per cento delle frane censite. Pioggia e siccità: quanto pesa il cambiamento climatico. Guzzetti (Cnr): “Così è complicato prevenire cosa avverrà”
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