Fotovoltaico e mercato energetico europeo come lItalia perde una grande risorsa

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Fotovoltaico e mercato energetico europeo come lItalia perde una grande risorsa

Il prezzo del gasolio ha superato la soglia dei due euro al litro, mentre la guerra in Medio Oriente ha contribuito a riaccendere la tensione sui mercati energetici. Il conflitto ha parzialmente bloccato lo Stretto di Hormuz, facendo crescere il Brent di circa il 50% in un mese. Ogni settimana di instabilità si traduce in bollette più alte e in margini più stretti per imprese e famiglie. Sullo sfondo agisce anche una causa più profonda: l’Europa non ha costruito un vero mercato unico dell’energia, lasciando l’affidabilità e l’efficienza al caso e alla frammentazione.

mercato energetico europeo frammentato e costi crescenti

L’Europa si presenta come mercato unico, ma nel settore energetico non ha mai sviluppato un sistema realmente integrato. Ogni stato membro continua a negoziare contratti, a progettare sussidi e a privilegiare le proprie reti. In assenza di un’autorità centrale con mandato per ottimizzare la generazione su scala continentale, il risultato è una strategia che importa volatilità che la geografia europea potrebbe trasformare in un vantaggio.

In concreto, risorse complementari restano scollegate: il solare del Sud, l’eolico del Nord e il nucleare francese rimangono frammentati anziché integrati. La conseguenza indicata è lo spreco di un potenziale comparativo che, se coordinato, potrebbe ridurre l’esposizione a shock esterni.

inefficienze del fotovoltaico: risorsa sottoutilizzata

La criticità risulta particolarmente evidente nel fotovoltaico. Un impianto collocato in Sicilia genera, secondo quanto riportato, il doppio rispetto a un impianto equivalente in Germania. La Germania possiede comunque una capacità solare molto elevata, ma l’Europa meridionale, che dispone delle migliori condizioni di irraggiamento, continua a restare cronicamente sottoinvestita.

Non viene attribuito l’ostacolo a un problema tecnologico. La causa viene descritta come un fallimento di politica industriale che, negli anni, ha impedito una strategia coerente. Richiamando un’idea attribuita a Enrico Mattei, viene evidenziato che il metano non avrebbe valore senza una rete capace di portarlo nelle case e nelle fabbriche. In modo analogo, il sole del Mezzogiorno viene descritto come una risorsa “inerte” finché non emerge una leadership in grado di trasformarla in capacità produttiva reale.

rete incapace di trasportare: doppia spesa e correzioni costose

Quando la rete non riesce a trasferire l’energia rinnovabile disponibile, i gestori finiscono per ignorare quella produzione e avviare centrali fossili altrove per compensare la mancanza di trasporto. Questo genera una spesa doppia, poiché il costo viene sostenuto due volte dai contribuenti.

Viene inoltre riportata una quantificazione: in Europa il costo annuale di queste “correzioni” arriverebbe a equivalere all’intero consumo elettrico dell’Austria. Il dato viene presentato come misura concreta di quanto l’inefficienza infrastrutturale possa tradursi in oneri economici permanenti.

PNRR e priorità operative: infrastrutture energetiche sotto-eseguite

Il quadro politico delineato riguarda l’operato del ministro Pichetto Fratin, descritto come orientato a una diversificazione delle forniture, a una transizione incrementale e al contenimento dei costi. Nel testo si sostiene che misure del genere siano ragionevoli in condizioni ordinarie, ma in una fase di crisi produrrebbero risposte considerate insufficienti.

In un contesto in cui il conflitto spinge al rialzo il petrolio e il clima impone una transizione senza rinvii, viene indicato che il governo avrebbe scelto di non decidere con chiarezza. Il PNRR destinerebbe 5 miliardi di euro al potenziamento delle infrastrutture energetiche, ma la Corte dei Conti attesterebbe che solo il 5% sarebbe stato realizzato. Secondo la ricostruzione, i fondi sarebbero disponibili, così come i progetti, mentre la volontà politica di eseguire risulterebbe carente.

ponte sullo stretto di messina vs “ponte al sole”: impatto e confronto costi-benefici

Nel dibattito pubblico, l’attenzione sarebbe concentrata sul nucleare, presentato come opzione potenzialmente utile in un orizzonte più remoto e non per gli anni Venti. Per misurare la sproporzione delle priorità, viene richiamato il ponte sullo Stretto di Messina, bocciato dalla Corte dei Conti per le stime di traffico abnormi e per pedaggi insufficienti a coprire la manutenzione ordinaria. Il costo indicato è di 14 miliardi di euro di denaro pubblico.

La stessa cifra, se impiegata in fotovoltaico in una piccola parte dell’entroterra siciliano, insieme alla quota italiana del Tyrrhenian Link — il cavo sottomarino già pianificato da Terna per trasportare l’energia siciliana fino alla Campania — aprirebbe, secondo la ricostruzione, il “rubinetto solare”. Viene prospettata la produzione di fino a circa 20 terawattora annui di elettricità pulita e senza emissioni, con un costo di produzione indicato in pochi centesimi per kilowattora, rispetto ai 12 pagati oggi sul mercato.

Il testo mette anche a confronto la durata economica: il fotovoltaico si rimpiazzerebbe dopo trent’anni a un costo inferiore alla manutenzione annuale del ponte. In sintesi, viene sostenuto che la decisione sarebbe orientata verso una infrastruttura considerata meno utile rispetto a una strategia basata sull’energia solare integrata dalla rete.

riarmo vs investimento energetico rinnovabile: ritorni misurabili e permanenti

La valutazione finale introduce una misura dell’occasione mancata: l’Europa si appresterebbe a spendere tra 3 e 4 punti di Pil in riarmo. Il ritorno su tale investimento viene descritto come zero in tempo di pace e distruzione in tempo di guerra. Al contrario, l’investimento in rinnovabili viene indicato come dotato di un ritorno misurabile e permanente.

La contrapposizione centrale riguarda l’impiego di risorse pubbliche in armi e in un ponte ritenuto inutile rispetto a misure considerate dirette alla sicurezza energetica, sostenendo che la risposta alle scelte politiche resti problematica.

personaggi citati

  • Enrico Mattei
  • Pichetto Fratin
  • Meloni
  • Salvini
  • Terna
L’Europa non ha un mercato unico energetico: così l’Italia spreca la grande risorsa del fotovoltaico
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