Festival Lovers di Torino: capelli grigi e grandi speranze, vince Another man
Al Festival Lovers di Torino, cinema Lgbt, quarantunesima edizione, la percezione è chiara: il cinema riesce ancora a muovere curiosità, emozioni e riflessioni, con storie capaci di parlare a pubblici diversi. Tra spettatori con capelli grigi o bianchi e una presenza ampia di persone oltre i cinquant’anni, l’evento ha registrato un successo di pubblico superiore alle ultime edizioni. L’atmosfera resta dinamica grazie a uno staff e a giurie con molti giovani, mentre i temi proposti continuano a guadagnare spazio nelle narrazioni cinematografiche.
festival lovers di torino: pubblico, staff e direzione creativa
Il Festival Lovers di Torino, giunto alla quarantunesima edizione, si conferma come un appuntamento frequentato con continuità anche da chi lo ha iniziato a seguire in età giovanile, arrivando oggi oltre i sessanta anni. Questa evoluzione dell’audience si riflette nella società e rende ancora più evidente il peso di chi, in sala, vive i film con un orizzonte di vita già ampio. Nello staff e nelle giurie sono presenti molti ragazzi, mentre nel pubblico prevalgono con forza gli over 50.
Il tema Lgbt continua a fare strada in modo crescente nelle storie dei film selezionati: non solo rappresentazioni, ma anche interrogativi, conflitti, desideri e memorie che emergono con intensità.
festival lovers: i film che hanno aperto e acceso le sale
La programmazione iniziale ha segnato un avvio deciso. Il film Maspalomas, che ha aperto il Festival, costruisce una scena finale potente: il protagonista, 75enne, si spoglia completamente nella grande spiaggia oceanica deserta dell’ultimo tramonto prima del lockdown del Covid e poi entra spavaldamente nelle onde. La scelta musicale, La stagione dell’Amore di Franco Battiato, accompagna un gesto che insiste sulla vitalità dei desideri.
Nel film Bookends la sala grande del lunedì sera viene sorprendentemente riempita. Il protagonista, quasi trentenne, lascia New York per fuggire da una crisi di coppia e si rifugia dai nonni ottantenni in un quartiere residenziale di campagna abitato da vecchi ebrei. Ne nasce un confronto complesso e sfaccettato: momenti comici, momenti commoventi, e una riflessione su amore, relazioni, memoria e futuro.
Il film include anche l’evoluzione fisica e mentale del nonno: uno star vicino che inizia a mostrare segni di demenza senile. Nonostante ciò, la narrazione non vira verso una tristezza dominante.
cinema lgbt al festival lovers: dramma, speranza e difficoltà
Tra i titoli presentati, On the Sea di Helen Walsh si impone come una delle proposte più rilevanti e drammatiche. L’atmosfera richiama Ken Loach: poche parole, lavori duri e un contesto segnato dall’ostilità di un paesino. La storia segue il pescatore cinquantenne Jack, che cerca invano di mantenere segreta la propria storia passionale con il più giovane marinaio Daniel. Con l’imprevisto outing, tutto e tutti lo abbandonano, mentre la svolta più irreparabile arriva da una grave malattia che gli restituisce, paradossalmente, gli affetti.
Il festival affianca anche percorsi in cui la speranza non si afferma allo stesso modo. In Between Dreams and Hope un personaggio iraniano, Azad, subisce la negazione della transizione al genere maschile finché non dimostrerà il consenso del padre. Il rifiuto del genitore non si limita alla sfera privata: Azad vive in un remoto villaggio dell’interno, rendendo ancora più difficile ogni possibilità di cambiamento.
Un impatto emotivo particolare è legato all’espressione del volto di Fereshteh Hosseini, FtM, che interpreta Azad e poi scompare “misteriosamente”. In continuità con questo interesse per la presenza corporea e la conoscenza reciproca, Ivan e Hadoum racconta una storia di amore socialmente contrastato tra un giovane caporeparto in una serra industriale del Sud della Spagna, transgender, e una ragazza marocchino-spagnola, operaia nella stessa serra.
film ftm e amore sotto pressione sociale
La scelta di inserire storie con protagonista FtM amplia la prospettiva: l’attenzione si concentra non solo sul volto, ma anche sul corpo e sul modo in cui la relazione si costruisce dentro un contesto che ostacola. In Ivan e Hadoum, l’intreccio insiste sui contrasti sociali che accompagnano l’amore, mantenendo il focus su dinamiche concrete e quotidiane.
assenza di film italiani in concorso: spiegazioni e contesto
La forza del cinema Lgbt, secondo la prospettiva del Festival, consiste nel far oscillare lo sguardo tra situazioni originali e sentimenti universali. A emergere con chiarezza è anche l’aspetto della rappresentanza: ancora una volta non risultano film italiani in concorso. Il motivo viene collegato alla scarsità delle produzioni, come spiegato dal vicedirettore Angelo Acerbi.
La partecipazione al Festival rende visibile un lavoro intenso: presentazioni puntuali e luminose, un pubblico vario e un insieme di storie capaci di coinvolgere. Proprio per questo risulta evidente lo scarto tra la qualità percepita e la mancanza di titoli italiani in concorso, attribuita a una difficoltà strutturale nel settore.
omofobia nel mondo e bisogno di storie incisive
Oltre alla questione produttiva interna, si apre un tema più ampio: la difficoltà di contrastare l’omofobia mondiale, che in alcuni contesti risulta in crescita. Viene ricordata l’esigenza di un cinema capace di essere potente, drammatico e insieme positivo e didattico.
Nel confronto fra le sale e lo smartphone, la distanza tra rappresentazione e realtà diventa concreta: ogni giorno vengono segnalati arresti di persone gay in Senegal. Da qui l’urgenza di un racconto in grado di incidere, con l’idea di un corto che potrebbe diventare virale in Africa. L’ipotesi resta una domanda: un film breve capace di raggiungere un vasto pubblico può diventare uno strumento efficace oppure l’obiettivo risulta troppo difficile da realizzare?
persone citate e figure presenti nelle storie e nel contesto
- Franco Battiato
- Helen Walsh
- Ken Loach
- Alessandro
- Andrea
- Jack
- Daniel
- Azad
- Fereshteh Hosseini
- Angelo Acerbi

