Fallimento Italia: la ricetta dei big azzurri per uscire crisi

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Fallimento Italia: la ricetta dei big azzurri per uscire  crisi

Il mancato approdo dell’Italia ai Mondiali riaccende un confronto acceso sullo stato del calcio italiano e sulle modalità con cui affrontare una crisi che, secondo diversi ex azzurri, dura da troppo tempo. A emergere è la richiesta di interventi immediati, di responsabilità condivise e di un cambio di rotta capace di partire dalle fondamenta del movimento.

crisi calcio italiano e mancata qualificazione ai mondiali: le reazioni degli ex azzurri

La sconfitta che lascia l’Italia fuori dai Mondiali viene letta come l’ennesimo colpo per un sistema che non riesce a ritrovare stabilità sportiva e organizzativa. Le parole raccolte mettono al centro il tema della gestione della fase attuale e della necessità di mettere in campo soluzioni concrete, al di là delle singole responsabilità attribuite nei vari passaggi. In questo quadro viene richiamata con forza l’urgenza di un confronto strutturato e non più rinviabile.

abodi e il tavolo condiviso: la richiesta di coinvolgimento totale

Per beppe dossena la priorità riguarda un’azione coordinata che coinvolga tutti i soggetti chiamati a decidere. L’ex centrocampista, campione del mondo nel 1982, sostiene che dopo l’ulteriore fallimento il tempo delle singole posizioni difensive deve lasciare spazio a una riunione operativa e risolutiva.

Il punto centrale è il ruolo del ministro dello Sport: secondo Dossena, Abodi deve “suonare la campanella”, riportare tutti in “classe” e far partire un percorso che non si interrompa finché non emergano soluzioni reali per la crisi del calcio italiano.

gravina e responsabilità politiche: non un solo colpevole, ma molte responsabilità

Nella lettura di Dossena, attribuire ogni colpa in modo esclusivo al presidente federale Gravina risulta impreciso. Rimane però, secondo l’ex azzurro, un livello elevato di responsabilità: Gravina avrebbe il dovere di circondarsi con persone capaci di portare contributi utili, idee alternative e valutazioni differenti.

Il ragionamento si concentra sulla qualità del lavoro dentro il Consiglio federale, citando componenti federali come Aic e Aiac: in base a quanto riportato, dovrebbero essere in grado di fornire prospettive e fotografie del contesto capaci di discostarsi dalle posizioni del presidente. La responsabilità attribuita è quindi legata alla scelta e al perimetro delle presenze in consiglio.

una stanza, proposte concrete: il modello indicato da dossena

Per Dossena non è più sostenibile l’idea che un singolo uomo possa gestire ogni aspetto. Serve un passaggio collettivo: “Abodi chiami tutti”, tutti attorno a un tavolo, con l’abbandono di “bandiere” e “orticelli”. Il criterio non deve restare astratto: si deve uscire solo dopo aver individuato proposte concrete e fattibili.

Il messaggio viene rafforzato dal riferimento ai numeri: 48 nazionali presenti ai Mondiali, mentre l’Italia, anche stavolta, resta a casa. Lo scenario viene descritto come sconcertante, con l’idea che lo sport sia una questione sociale e richieda maturità nella gestione delle emergenze, con l’obiettivo di dare un chiaro segnale al Paese.

franco baresI: “mea culpa” del sistema e assoluzione di gattuso

Franco Baresi definisce la situazione triste, sottolineando che l’assenza ai Mondiali arriva per la seconda volta di fila. L’ex bandiera del Milan indica che alcuni episodi avvenuti durante la partita avrebbero inciso in modo negativo, ma ribadisce che l’Italia non può giungere all’ultima fase della qualificazione con la necessità di giocarsi tutto fino in fondo.

Per Baresi il punto non riguarda solo una partita: secondo la sua lettura, tutto il calcio italiano dovrebbe fare un “mea culpa”. La motivazione è collegata ai risultati degli ultimi vent’anni, considerati visibili e difficili da contestare, con l’eccezione indicata dell’isolato trionfo dell’Europeo.

gennaro gattuso: lavoro svolto e responsabilità ridotta

Nel commento dedicato al tecnico, Baresi parla di una assoluzione nei confronti di Gennaro Gattuso. L’ex difensore sostiene che in questi mesi Gattuso avrebbe messo l’anima e avrebbe svolto, a suo giudizio, un buon lavoro nonostante il poco tempo avuto a disposizione, pur senza ottenere l’esito sperato.

Baresi precisa che non spetta a lui decidere il futuro della guida tecnica, ma afferma che Gattuso rientra tra i meno responsabili della sconfitta. Pur riconoscendo che esistono errori e scelte opinabili, la conclusione resta: non è lui il principale nodo

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