Ex capo del mossad si dice scioccato e parla di vergogna per essere ebreo

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Ex capo del mossad si dice scioccato  e parla di vergogna per essere ebreo

Un viaggio nella West Bank mostra una realtà fatta di intimidazioni, soprusi e violenze quotidiane contro i palestinesi. Un servizio dell’emittente israeliana Channel 13 accompagna l’ex capo del Mossad, Tamir Pardo, insieme ad altri uomini provenienti dai vertici della sicurezza di Tel Aviv, nei luoghi dove l’ordine civile appare ridotto a un insieme di minacce e ingiustizie. Le immagini e le testimonianze descrivono una situazione di forte instabilità, collegata a una crescente tensione tra coloni e residenti palestinesi, in un contesto in cui le decisioni delle autorità contribuiscono ad alimentare l’escalation.

tamir pardo e il quadro della cisgiordania: minacce e vergogna

Nel servizio, Tamir Pardo interpreta ciò che vede come un segnale di allarme profondo. La descrizione dell’ex responsabile dell’intelligence si concentra su un clima di anarchia e assenza di tutela effettiva. La lettura di Pardo si traduce in parole dure: “Quello che vediamo oggi in Samaria e Giudea sarà il prossimo 7 ottobre”, collegando quanto osservato a un futuro ancora più doloroso. L’idea centrale è che la regione sia “molto più complessa” e che lo Stato stia predisponendo le condizioni per una ripetizione tragica degli eventi.

Pardo collega inoltre la propria reazione a un trauma storico: sua madre è sopravvissuta all’Olocausto e ciò che ha osservato gli richiama pratiche e persecuzioni analoghe a quelle subite dagli ebrei in un Paese “molto sviluppato”. La conclusione emotiva è netta: “Quello che ho visto oggi mi ha fatto vergognare di essere ebreo”.

villaggi di burin e hamra: violenze, umiliazioni e controllo del territorio

Il racconto del viaggio mette al centro le voci palestinesi nei villaggi di Burin e Hamra. Le testimonianze descrivono aggressioni avvenute all’interno delle case o per strada: si parla di picchiamenti e di percosse con strumenti. Tra gli elementi riferiti compaiono anche furti di pecore e violenze corporali accompagnate da umiliazioni.

Secondo le ricostruzioni riportate, un residente afferma di essere stato lasciato completamente nudo e di aver subito anche una costrizione legata ai genitali mediante una fascetta di plastica. Emergono poi pratiche ulteriori: recinti spaccati, rubinetti delle cisterne aperti per disperdere acqua destinata al sostentamento e lanci di sassi, con slogan che tendono ad affermare un’appartenenza esclusiva del territorio.

video delle aggressioni e mancata risposta: osservazioni senza commenti

Nei filmati descritti, le aggressioni vengono riprese con telefoni cellulari, da distanza. Gli episodi mostrati contribuiscono a delineare un pattern di violenza in cui le vittime cercano di documentare l’accaduto. Interpellato dall’emittente, l’uomo che in più circostanze risulta coinvolto nelle violenze non rilascia osservazioni.

Nonostante ciò, in un altro video in cui appare in studio, lo stesso soggetto descrive lo stato dello “sgombero” in corso nella West Bank, presentando un quadro operativo collegato ad azioni sostenute da ministri del governo israeliano citati nel servizio.

forze politiche e responsabilità: ben gvir e smotrich al centro

Nel racconto del servizio, le operazioni riferite come sostenute da esponenti di governo vengono associate in modo specifico a Itamar Ben Gvir, responsabile della Sicurezza Nazionale e indicato come figura con competenze sulla polizia, e a Bezalel Smotrich, indicato come ministro delle Finanze.

Amram Mizna, ex capo del Comando centrale, parla direttamente ai palestinesi incontrati nei villaggi. Nel servizio, le sue parole esprimono una forma di vergogna e un’accusa strutturale: le “gang” vengono descritte come un fenomeno che, secondo la sua lettura, finirebbe per ritorcersi contro gli stessi israeliani perché, a fronte di un governo che seguirebbe la legge (con arresti, espulsioni e distruzione di fattorie), gli aggressori finirebbero per “prendere in mano le armi”.

amram mizna: confusione voluta e polizia priva di azione

Mizna sostiene che sul territorio l’esercito sia stato depauperato dei poteri e che tutto venga lasciato nelle mani della polizia, senza interventi efficaci. Nel servizio, la questione viene ricondotta a un cambio nelle regole operative e a una dinamica in cui “tutto viene molto chiaramente dall’alto”, con il primo ministro indicato come figura apicale.

matan vilnai e il cambiamento delle regole: “la bugia” come norma

Matan Vilnai, ex vice capo di stato maggiore dell’Idf, descrive una situazione in cui le regole dell’esercito risultano modificate “in modo drastico”. Nel suo commento, la prassi viene qualificata come una forma di menzogna istituzionalizzata e come una condizione in cui le decisioni arriverebbero direttamente dall’alto, segnando la gravità dello scenario descritto dagli ex vertici.

necessità di stato di diritto e rischio di escalation: lo scenario evocato

Pardo conclude riportando la propria esigenza di fiducia nelle autorità e nel principio di Stato di diritto in Israele. Nel servizio, afferma di pensare che le autorità “sappiano cosa stia succedendo” e che scelgano di ignorarlo. La minaccia viene definita come esistenziale per lo Stato di Israele.

L’interpretazione di Pardo include anche la conseguenza ipotizzata di un eventuale intervento contro i coloni violenti: secondo quanto riferito, una repressione potrebbe scatenare una reazione violenta da parte loro. Lo scenario delineato, nel racconto riportato, porta al richiamo di un esempio esterno, quello del Libano, dove il conflitto politico e civile è descritto come influenzato dagli islamisti di Hezbollah.

risposte della polizia israeliana e numeri degli arresti

La polizia israeliana, interpellata da Channel 13, comunica di essere attiva in Cisgiordania secondo “le responsabilità assegnate”. Nel servizio viene riportato che da gennaio sarebbero stati arrestati 48 sospetti accusati di coinvolgimento in violenze legate ai coloni e che sarebbero stati emessi 33 capi d’accusa.

Tali provvedimenti vengono presentati come insufficienti rispetto all’emergenza che il servizio collega a un fenomeno protratto “da anni” e che avrebbe conosciuto un’accelerazione.

insediamenti israeliani e misure di annessione: legalizzazioni e rimozione di vincoli

Nel quadro complessivo descritto, la violenza dei coloni in Cisgiordania contro i palestinesi viene collegata al sostegno esplicito del governo di Tel Aviv. Nel servizio è indicato che nel 2025 l’esecutivo di Netanyahu ha deciso di riconoscere 22 insediamenti considerati illegali dal diritto internazionale. Viene inoltre ricordato che, dopo circa 30 anni, la quantità riconosciuta sarebbe la più elevata dal lungo periodo di mancata legalizzazione.

Tra i passaggi menzionati, a febbraio il governo israeliano avrebbe riavviato un processo fermo dal 1967 approvando la registrazione di vaste aree della Cisgiordania come “proprietà statali”. Nel servizio viene anche citata l’approvazione di una misura controversa orientata ad espandere gli insediamenti nei territori palestinesi.

Ulteriori decisioni presentate riguardano la rimozione del divieto di vendita di terreni in Cisgiordania a ebrei, vincolo in vigore da oltre 60 anni e riferito al periodo dell’amministrazione giordana. Viene infine richiamata la pubblicazione dei registri catastali che sarebbero rimasti privati.

espansione degli insediamenti e controllo delle risorse idriche

Nel racconto, l’area C è indicata come la zona in cui si trova la maggioranza degli insediamenti dei coloni, dove vivono circa 300mila palestinesi, costantemente esposti a minacce, violenze ed espropri. Il servizio afferma che oggi le colonie israeliane in Cisgiordania e Gerusalemme Est vivono la più ampia espansione mai vista: oltre 700mila coloni risiedono in più di 270 insediamenti e avamposti.

Questa dinamica viene collegata a una maggiore frammentazione del territorio, a confische di terre e a violenze, spesso con supporto militare. È ricordato che il diritto internazionale considera tali insediamenti illegali.

Il servizio aggiunge che in Cisgiordania è Israele a detenere il controllo dell’85% delle risorse idriche, elemento che rafforza la cornice di pressione e restrizione descritta dalle testimonianze.

personaggi citati nel racconto

  • Tamir Pardo, ex capo del Mossad
  • Amram Mizna, ex capo del Comando centrale
  • Matan Vilnai, ex vice capo di stato maggiore dell’Idf
  • Itamar Ben Gvir, responsabile della Sicurezza Nazionale
  • Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze
“Mi vergogno di essere ebreo”: Tamir Pardo, ex capo del Mossad, sconvolto dalle violenze dei coloni in Cisgiordania

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