Eni chiede 800mila euro a ReCommon per le dichiarazioni sulle licenze a Gaza

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Eni chiede 800mila euro a ReCommon per le dichiarazioni sulle licenze a Gaza

Ancora attrito legale tra Eni e ReCommon, questa volta collegato alle dichiarazioni sugli interessi della compagnia relativi a gare, licenze e attività connesse alla Striscia di Gaza. La controversia nasce dopo un tentativo di mediazione obbligatoria avviato su richiesta del colosso energetico e prosegue con nuove richieste economiche: ReCommon riferisce l’intenzione di chiedere 800mila euro, mentre Eni contesta le affermazioni attribuite a Eva Pastorelli, responsabile Finanza pubblica e multinazionali dell’associazione.

eni e recommon: mediazione obbligatoria e richiesta di 800mila euro

La fase di mediazione obbligatoria si inserisce in un quadro di contrapposizione già avviato su altri fronti. Eni, infatti, aveva già intrapreso in precedenza un’azione per diffamazione contro Greenpeace Italia, Greenpeace Paesi Bassi e ReCommon nell’autunno del 2024. Nel caso attuale, Eni accusa ReCommon di diffamazione aggravata tramite mezzo televisivo e social media.

Al centro della contestazione ci sono le dichiarazioni di eva pastorelli, riprese dalla trasmissione Report su Rai 3 del 14 dicembre 2025 e ulteriormente veicolate tramite articoli pubblicati sul sito dell’associazione. ReCommon, dal canto suo, definisce le contestazioni prive di fondamento e interpreta l’iniziativa di Eni come una strategia volta a introdurre un nuovo contenzioso.

dichiarazioni contestate: interessi en i e ruolo nel consorzio a gaza

Il nodo operativo riguarda interessi e attività di Eni nella Striscia di Gaza e il suo presunto coinvolgimento nel consorzio che, a ottobre 2023, si sarebbe aggiudicato i diritti per l’esplorazione e l’eventuale sfruttamento di giacimenti di gas in aree rivendicate dall’Autorità palestinese in base agli accordi di Oslo e a decisioni dell’ONU.

Le contestazioni ruotano attorno a due elementi richiamati da ReCommon: da un lato, l’esistenza di licenze di esplorazione riconducibili a Eni nell’area; dall’altro, l’indicazione di presunti collegamenti tra società e soggetti coinvolti.

eni: “dichiarazioni che alimentano odio”

Eni afferma che le dichiarazioni attribuite a Pastorelli sarebbero false e avrebbero alimentato sentimenti di odio e ostilità verso Eni e verso i suoi dipendenti. Secondo la compagnia, ciò determinerebbe un rischio per l’incolumità dei lavoratori operanti in Italia e all’estero, oltre che per le loro famiglie.

recommon: “ennesima slapp” e disponibilità ad affrontare il giudizio

ReCommon respinge le contestazioni e sostiene che l’iniziativa di Eni rappresenti un’azione strumentale per mettere a tacere gli esponenti dell’associazione. L’associazione definisce la causa come una slapp, descrivendola come un tentativo di creare un ulteriore contenzioso legale.

ReCommon dichiara inoltre di essere pronta a confrontarsi con l’eventuale nuova citazione in giudizio, in un momento ravvicinato alla chiusura, tramite accordo di mediazione, della causa che Eni aveva avviato nei confronti del campaigner Antonio Tricarico.

gara per le licenze: blocco g, zona economica palestinese e attacchi del 7 ottobre 2023

La gara d’appalto per l’esplorazione e lo sfruttamento di giacimenti offshore al largo della Striscia era stata lanciata a fine 2022. In una fase iniziale era prevista la partecipazione palestinese alle royalties, da definire successivamente.

Nel contesto dell’escalation seguita agli attacchi di Hamas del 7 ottobre e all’avvio dei bombardamenti di Israele su Gaza, il 29 ottobre 2023 il ministero dell’Energia israeliano rende pubblici gli esiti della gara. Risulta vincitore un consorzio composto da Eni (operatore), Ratio energies e Dana petroleum, con sei licenze di esplorazione offshore nel mar Mediterraneo.

Viene richiamato in particolare il “blocco g”, indicato come una porzione della zona con una rilevante estensione nella zona economica palestinese (62% dell’estensione). In parallelo, il consorzio riceve una diffida da parte di ong palestinesi: Al-Haq, Al Mezan e Pchr, con la richiesta di non avviare attività.

Secondo quanto ricostruito, a ottobre 2025 Eni avrebbe notificato al commissario per il petrolio del ministero dell’Energia la decisione di ritirarsi dal consorzio, mentre l’annuncio pubblico sarebbe arrivato solo successivamente, a fine marzo. Durante l’intervallo viene riportato che sono intervenuti diversi sviluppi e prese di posizione.

diffida, rettifica e contestazioni sui contenuti riportati da report

La mediazione obbligatoria segue una diffida con richiesta di rettifica inviata a inizio gennaio. ReCommon risponde sul proprio sito web. Eni contesta le dichiarazioni di Pastorelli, in relazione a riferimenti a sei nuove licenze di esplorazione nel mar Mediterraneo e a accordi di aggregazione tra Eni Uk e Ithaca Energy, allora per l’89% di proprietà della Delek Group.

le partnership richiamate da recommon

Secondo ReCommon, in sintesi, le contestazioni si concentrerebbero sulla presenza di due partnership: la prima con il ministero dell’energia israeliano, che il 29 ottobre 2023 avrebbe assegnato licenze di esplorazione a consorzi per attività al largo delle coste di Gaza; la seconda con la società israeliana Delek Group, citata come inserita in una lista nera delle Nazioni Unite per l’operatività nei Territori Palestinesi occupati.

la posizione di eni: partecipazione a gara nel 2023 e assenza di legami col conflitto

Eni spiega di aver partecipato all’inizio del 2023 a una gara per l’assegnazione di una licenza esplorativa dallo Stato di Israele per l’area Zona G, in una cornice indicata come conforme al quadro normativo. La società sottolinea che tale partecipazione non avrebbe collegamenti con le vicende relative al conflitto in Palestina.

Nell’istanza di avvio alla mediazione, Eni precisa che si trattava dell’assegnazione di una licenza di esplorazione riferita a Eni, chiarendo che non sussisterebbe alcun diritto sull’area.

fonti citate: ministero israeliano, interrogazione a tajani e uscita dal consorzio

ReCommon sostiene che le affermazioni contestate si fondino su quanto pubblicato nella pagina istituzionale del ministero dell’Energia israeliano: il 29 ottobre 2023 sarebbe stato indicato un quadro di “assegnazione” che includerebbe Eni, insieme ad altre società, e l’aggiudicazione di 6 licenze per il consorzio relativo al Zona G.

La ricostruzione dell’associazione richiama anche il fatto che la notizia sarebbe stata ripresa da organi di stampa, come Reuters e Times of Israel. Eni, però, replica affermando che l’annuncio riportava l’esito della gara e non il completamento dell’iter di assegnazione, insistendo sul fatto di non aver avuto diritti sull’area.

Nel frattempo, viene indicato che una conferma sarebbe arrivata anche a livello politico: nel contesto di una risposta a un’interrogazione parlamentare del 12 settembre 2024, il ministro tajani avrebbe parlato di “assegnazione” a Eni di blocchi esplorativi offshore.

ReCommon collega questi elementi alla successiva rinuncia: sarebbe stata resa pubblica di recente la decisione di Eni di non essere coinvolta in attività nell’area nel futuro. La circostanza viene associata alla sollecitazione di Report e alla puntata di dicembre 2025, con ulteriore conferma da parte di Globes a fine marzo, seguita dall’ammissione della multinazionale.

replica di eva pastorelli: liti temerarie e dati attribuiti a eni

ReCommon commenta che Eni avrebbe l’intento di mantenere il “primato” in Europa per numero di liti definite temerarie, contestando l’invio di accuse “pesanti e infondate” finalizzate a ostacolare l’attività informativa dell’associazione. Il commento attribuisce a ReCommon la presenza di dati riconducibili a dichiarazioni dello stesso Eni.

diritti umani e delek group: significato della “lista nera”

Un ulteriore passaggio contestato riguarda il riferimento alla “lista nera” in cui rientrerebbe Delek Group. ReCommon afferma che la locuzione viene usata più volte in ambito giornalistico e cita un elenco dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, che includerebbe Delek Group.

Secondo Eni, la dicitura di “lista nera” non sarebbe corretta, così come non corrisponderebbe a un documento che certifichi uno status specifico per i soggetti riportati. La compagnia sostiene che si tratti invece di un documento che elenca le imprese coinvolte nelle attività descritte in un paragrafo specifico della relazione della missione internazionale indipendente.

La missione, come riportato, indaga le implicazioni degli insediamenti israeliani sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali del popolo palestinese. ReCommon ribadisce la propria lettura del documento sostenendo che dalla consultazione emergerebbe una diversa qualificazione del contenuto rispetto alla definizione adottata in chiave giornalistica.

personaggi e figure citate

  • Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni
  • Eva Pastorelli, responsabile finanza pubblica e multinazionali di ReCommon
  • Antonio Tricarico, campaigner di ReCommon
  • Tajani, citato in relazione a una interrogazione parlamentare
  • Al-Haq, Al Mezan e Pchr, ong palestinesi menzionate per la diffida
“Licenze Eni in acque rivendicate dalla Palestina”. Il colosso lascia il progetto, ma vuole fare causa a Recommon

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