Deficit e polemiche dfp istat: cosa risponde al governo e cosa cambia

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Deficit e polemiche dfp istat: cosa risponde al governo e cosa cambia

Nel corso dell’audizione sul Documento di finanza pubblica tenuta a Montecitorio, il presidente dell’Istat ha ricostruito ruoli, procedure e tempistiche che regolano i dati di finanza pubblica e le loro revisioni. Al centro del confronto anche le polemiche legate all’interpretazione di alcuni numeri e alla questione dei decimali, con riferimenti puntuali a indicatori come deficit e andamento del pil, oltre a elementi connessi alle stime aggiornate sui conti.

ruolo istat e validazione conti di finanza pubblica

Il presidente Francesco Maria Chelli ha rivendicato un perimetro di autonomia e indipendenza dell’istituto, definendo il contesto in cui operano i processi di controllo e validazione dei conti. La spiegazione ha posto l’accento sulla cornice europea: la validazione dei conti da parte delle istituzioni comunitarie segue modalità e tempistiche stabilite dai regolamenti europei.

In parallelo, è stato ribadito che l’Istat mantiene un ruolo di responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti. All’interno di questa responsabilità, l’istituto svolge anche una funzione di coordinamento e sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte nella produzione dei dati di finanza pubblica, citando Banca d’Italia e ministero dell’Economia e richiamando l’esigenza di coerenza tra le fonti informative.

revisioni pianificate e calendario: come funziona il processo

Durante l’audizione è stato chiarito che l’intero processo statistico è soggetto a revisioni pianificate e codificate. È stato inoltre indicato che Eurostat monitora tali revisioni, nell’ambito della gestione complessiva delle stime.

Il rappresentante ha richiamato anche la collaborazione con la Ragioneria generale dello Stato, precisando però che la valutazione finale resta di competenza dell’Istat. La revisione delle stime, inclusa la parte relativa al pil e alle finanze pubbliche, è descritta come disciplinata da un calendario e vincolata alle finestre in cui risulta consentito procedere.

uscita dalla procedura ue e soglia del 2,94%

Nelle risposte alle domande sulle polemiche pre-Dfp, è emersa una specifica replica sulla logica dell’eventuale uscita dalla procedura europea. Secondo i rappresentanti Istat citati in audizione, per andare oltre la soglia richiesta sarebbe stato necessario un valore di deficit-pil pari al 2,94%, indicato come unico valore in grado di portare il paese fuori dalla Pde. È stata inoltre sottolineata la rilevanza della variazione richiesta al denominatore del pil, giudicata molto alta.

andamento macroeconomico: pil 2025 e dinamica nei primi mesi 2026

Il presidente dell’Istat ha fornito elementi sull’evoluzione del pil, includendo sia il consuntivo 2025 sia la lettura congiunturale sui mesi successivi. Per il 2025, il pil in volume risulta aumentato dello 0,5%, grazie all’accelerazione nella seconda parte dell’anno e al contributo della domanda interna al netto delle scorte. Nell’ultimo trimestre la crescita è indicata allo 0,3%, dopo il +0,2% del terzo trimestre, con riferimento al contributo della variazione delle scorte e degli investimenti, nonostante il contributo negativo della domanda estera netta.

La dinamica della domanda interna è stata descritta come sostenuta da un lieve aumento della spesa delle famiglie residenti e dei Isp (+0,1%) e delle AP (+0,2%), insieme a una crescita degli investimenti pari a +0,9%, trainati in particolare dagli investimenti in abitazioni (+7,1%). Dal lato dell’offerta sono stati richiamati andamenti congiunturali positivi nel valore aggiunto dell’industria in senso stretto (+0,6%) e nelle costruzioni (+1,4%), mentre nei servizi l’aumento risulta più contenuto (+0,1%).

variazione acquisita per il 2026

È stata inoltre indicata la variazione acquisita del pil per l’anno in corso, pari allo 0,3%. Il riferimento è alla crescita annuale ottenibile assumendo variazione congiunturale nulla nei quattro trimestri del 2026. Per i primi mesi del 2026, le informazioni congiunturali disponibili sono state descritte come compatibili con una dinamica meno positiva rispetto a quanto rilevato nell’ultimo trimestre, con una stima che colloca il primo trimestre al +0,3% e un aggiornamento della stima preliminare previsto per giovedì.

retribuzioni contrattuali, dazi e impatto sulle esportazioni

Un ulteriore passaggio ha riguardato l’evoluzione delle retribuzioni contrattuali tra il 2021 e il 2025. È stato indicato che, in termini reali, le retribuzioni contrattuali si sarebbero ridotte del 7,8%. La riduzione risulterebbe più contenuta nel comparto industriale (-5,4%) e nell’agricoltura (-6,8%), mentre sarebbe più marcata nei servizi privati (-9,4%) e nella pubblica amministrazione (-9%).

Sul fronte esterno, è stata richiamata la resilienza dell’interscambio commerciale rispetto all’instabilità dei mercati e alle restrizioni tariffarie. Le restrizioni tariffarie statunitensi sono state descritte come associate, per il momento, a un effetto inferiore alle attese su esportazioni e orientamento strategico delle imprese. Allo stesso tempo sono stati segnalati effetti penalizzanti sulle vendite oltreoceano che, in assenza di nuove misure, avrebbero potuto seguire una dinamica migliore.

Nel 2025, l’interscambio commerciale dell’Italia è indicato come caratterizzato da un’inaspettata resilienza rispetto alla forte instabilità dei mercati internazionali.

revisioni istat e conto consolidato: contesto e completezza delle stime

Le revisioni nelle stime Istat sui conti sono state presentate come il riflesso di un processo naturale di affinamento. Le evidenze risultano coerenti con quanto diffuso a livello nazionale il 3 aprile, confermando il quadro di finanza pubblica per il quadriennio, mentre risultano presenti alcune revisioni rispetto a quanto diffuso il 2 marzo.

affinamento legato alla trasmissione dati al 31 marzo

La dinamica delle revisioni è stata collegata alla trasmissione dei dati di notifica al 31 marzo, in una fase in cui il paese è tenuto a fornire un quadro completo e aggiornato delle statistiche di finanza pubblica sulla base delle informazioni disponibili a quella data. Nella finestra indicata vengono recepite, a parità di metodologie e definizioni, eventuali informazioni aggiuntive relative a fenomeni per i quali la disponibilità più completa dei dati può maturare successivamente alla diffusione dei conti nazionali di inizio marzo.

stime complete ma non definitive: superbonus e crediti d’imposta

La versione dei conti è stata definita completa ma non ancora definitiva per la fisiologica stabilizzazione del dato relativo al superbonus. Il presidente ha precisato che i conti includono le più recenti evidenze sulle cessioni dei crediti d’imposta legate al Superbonus per le spese sostenute nel 2025.

È stata richiamata la data 16 marzo 2026 come termine indicato dalla normativa per comunicare all’Agenzia delle Entrate la scelta di avvalersi della cessione del credito o dello sconto in fattura per le spese Superbonus del 2025. Le informazioni inserite sono state definite complete, pur restando non ancora definitive per la stabilizzazione del dato sulla cessione nei mesi successivi. È stato inoltre riportato che l’Agenzia delle Entrate ha comunicato a Istat, nei primi mesi del 2026, un’intensificazione dell’attività di controllo dei crediti ceduti, con rilevazione di un aumento rispetto agli anni precedenti delle irregolarità delle comunicazioni di cessione, che ha condotto allo scarto e/o alla sospensione preventiva di un importo rilevante dei crediti.

Le irregolarità sono state considerate nella stima della spesa per Superbonus inclusa nel conto delle AP, notificato a Eurostat il 31 marzo. La spesa per il 2025, descritta come di poco inferiore a 8,4 miliardi, è stata indicata come in linea con il valore dei crediti ceduti comunicati all’Agenzia fino alla scadenza prevista del 16 marzo 2026, depurati dalle irregolarità comunicate dall’Agenzia a Istat.

fatturato industria: stima febbraio 2026 e confronto annuale

Nel quadro congiunturale, l’Istat ha fornito una stima sul fatturato dell’industria per febbraio 2026. La stima indica un aumento dello 0,6% in termini congiunturali in valore, al netto dei fattori stagionali, con una diminuzione dello 0,1% in volume. Sul mercato interno sono attese flessioni, con valori indicati pari a -0,2% in valore e -0,7% in volume.

Per il mercato estero è stata riportata una crescita di +1,9% in corrispondenza della stima citata, mantenendo la distinzione tra andamenti interni ed esteri.

Personaggi citati:

  • Francesco Maria Chelli (presidente Istat)
Categorie: PoliticaEconomia

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