Csm boccia Emiliano anche come consulente per Ilva: ritorno in toga sempre più vicino
Un’idea nata come soluzione di passaggio verso la pensione si è trasformata in un confronto serrato con le regole della magistratura. La richiesta collegata al rientro e all’eventuale impiego in Regione di un magistrato in aspettativa elettorale sta incontrando un rifiuto ripetuto, con il risultato che la strategia di uscita di Antonio Decaro tramite la consulenza richiesta per il suo predecessore politico Michele Emiliano rischia di restare bloccata sul piano burocratico.
richiesta csm respinta per emiliano: consulenze senza fuori ruolo
Nel quadro della valutazione della Terza Commissione del Consiglio superiore della magistratura, la domanda del governatore pugliese di collocare fuori ruolo il suo predecessore e punto di riferimento politico ha ricevuto un nuovo no. L’obiettivo era impiegare Michele Emiliano al fianco della Regione come esperto, mantenendolo in una posizione compatibile con i vincoli legati alla sua condizione di magistrato in aspettativa elettorale, attiva dal 2003.
La commissione ha respinto due proposte successive, prima quella di consigliere giuridico e poi quella di consulente speciale sul cosiddetto “dossier Ilva”. La motivazione indicata risulta strutturale: gli incarichi considerati rientrano in attività che, per legge, non possono essere svolte in aspettativa. Per superarli serve il collocamento fuori ruolo.
motivo tecnico: interesse dell’amministrazione e arricchimento professionale
Per autorizzare il fuori ruolo è richiesta la sussistenza di un interesse dell’amministrazione di appartenenza, collegato all’arricchimento professionale del dipendente. Tale requisito risulta, nel caso indicato, impossibile: Emiliano a luglio raggiungerà l’età minima per la pensione, fissata a 67 anni. Inoltre, se l’incarico regionale venisse confermato, non sarebbe prevista una rientrata successiva nelle aule di giustizia.
adeguamenti di decaro non bastano: incarico ridotto e oneri a carico della regione
Prima del secondo rifiuto, Antonio Decaro aveva modificato la richiesta sotto vari aspetti nel tentativo di superare le osservazioni di palazzo Bachelet. Un primo cambiamento riguardava l’eliminazione del riferimento al titolo di consigliere giuridico, poiché la normativa richiamata escluderebbe espressamente l’aspettativa per quella specifica ipotesi.
Le modifiche hanno riguardato anche la durata dell’incarico, passata da tre anni a uno. È stata inoltre introdotta l’indicazione che la Regione avrebbe assunto ogni onere economico e contributivo. Lo stipendio previsto, secondo i dati riportati, si attesterebbe attorno a 155mila euro lordi annui.
Nonostante l’“aggiustamento” complessivo, la commissione ha mantenuto la linea di rigetto: il nuovo parere è arrivato all’unanimità, chiudendo anche l’opzione presentata per il “dossier Ilva”.
prossimi passaggi: rientro in magistratura dopo 23 anni di politica
Con i dinieghi già maturati, a breve si prevede che Michele Emiliano riceva l’invito a indicare la sede in cui intende rientrare in magistratura dopo 23 anni di attività politica: prima da sindaco e successivamente da presidente di Regione. Il contesto descritto evidenzia una parabola considerata anomala anche perché, in questa fase, diversi passaggi mirati a evitarne il rientro nella funzione di origine risultano bloccati.
scelte rimaste: dimissioni pensionistiche o incarichi in aspettativa
La strada per sbloccare la situazione si restringe, secondo quanto riportato, a due ipotesi principali. La prima riguarda le dimissioni dell’ex governatore dalla magistratura, scenario che però comporterebbe la perdita di una quota significativa dell’assegno pensionistico.
La seconda ipotesi prevede la nomina a un incarico esercitabile in aspettativa, come quella citata per il ruolo di assessore comunale nella città di Bari. In alternativa, qualora non intervenissero cambiamenti, il rientro in toga per un periodo almeno limitato diventerebbe la soluzione obbligata.
rientro in toga e vincoli sulle carriere: limiti territoriali dopo elezioni
Il testo indica che, se l’assetto restasse invariato, il rientro in magistratura avverrebbe almeno per qualche mese. La ragione addotta è legata all’elezione più recente: essendo stato rieletto l’ultima volta nel 2020, per Emiliano non varrebbe la riforma del 2022 che impedisce le cosiddette “porte girevoli” tra politica e funzioni di giudice o pm.
Resta però un limite ulteriore: viene precisato che Emiliano non potrebbe tornare a svolgere il ruolo di pm in Puglia. Anche prima della riforma citata, infatti, i magistrati non potevano essere impiegati per cinque anni nei distretti in cui erano stati eletti.
figure coinvolte nella vicenda
- Antonio Decaro
- Michele Emiliano
