Clima shock climatici: come riducono il pil tra 3 e 5% e perché l Africa può guidare la transizione energetica

• Pubblicato il • 3 min
Clima shock climatici: come riducono il pil tra 3 e 5% e perché l Africa può guidare la transizione energetica

Il cambiamento climatico sta incidendo sullo sviluppo economico e, allo stesso tempo, può aprire la strada a un nuovo modello di crescita globale. In occasione dell’evento “Kenya: un grande paese che guarda al futuro”, tenuto presso il Campus Luiss Guido Carli di Roma, il presidente del Kenya William Samoei Ruto ha collegato con decisione la questione climatica alla transizione energetica, presentandola come strumento capace di generare sviluppo, lavoro e maggiore stabilità.

Nel suo intervento, Ruto ha evidenziato che in Africa gli effetti del clima si traducono già in impatti concreti sull’economia: shock climatici che determinano una riduzione compresa tra il 3% e il 5% del Pil, rallentando sia la crescita sia i percorsi di sviluppo dell’intero continente. A questo quadro si aggiunge una distribuzione diseguale dei capitali destinati all’energia pulita: gli investimenti globali in questo settore hanno superato i 2 trilioni di dollari l’anno, ma l’Africa, pur ospitando quasi il 20% della popolazione mondiale, riceve soltanto il 2% dei flussi.

cambiamento climatico, impatto economico e squilibrio negli investimenti

Il punto centrale dell’intervento riguarda la pressione climatica sull’economia africana e la necessità di correggere una disparità negli investimenti. Secondo quanto riportato, la componente climatica agisce come fattore di freno: shock climatici in grado di erodere la performance economica con un calo del Pil tra 3% e 5%.

La situazione viene ulteriormente descritta attraverso il confronto tra scala globale e accesso regionale: mentre gli investimenti mondiali in energia pulita hanno oltrepassato 2 trilioni di dollari annui, la quota destinata all’Africa resta limitata al 2%. Questo scarto viene indicato come un elemento che richiede correzione.

kenya e transizione energetica come leva di sviluppo

Ruto ha presentato la transizione energetica come leva per industrializzazione, occupazione e sicurezza economica. L’argomentazione si concentra sulla capacità dell’energia pulita di supportare un percorso di crescita più solido, collegando il tema ambientale a ricadute concrete sull’economia.

energia pulita in kenya: geotermia, eolico e solare

Il caso del Kenya viene introdotto con numeri e scelte energetiche specifiche. In base a quanto dichiarato, oltre il 90% dell’elettricità nel Paese proviene da fonti pulite, con un ruolo di primo piano della geotermia. Il presidente ha inoltre sottolineato che il Kenya si definisce leader globali nella geotermia.

Accanto alla geotermia, sono stati citati anche investimenti nel settore eolico e nel solare. La combinazione di queste scelte viene associata a un duplice risultato: riduzione delle emissioni e contenimento dei costi energetici.

punti chiave dell’intervento di william samoei ruto

  • Impatto climatico: shock climatici indicati come causa di una riduzione tra 3% e 5% del Pil in Africa.
  • Investimenti diseguali: energia pulita oltre 2 trilioni di dollari l’anno a livello globale, con quota africana pari al 2%.
  • Transizione energetica: presentata come leva per industrializzazione, occupazione e sicurezza economica.
  • Situazione del kenya: oltre il 90% dell’elettricità da fonti pulite e leadership nella geotermia.
  • Strategia energetica: investimenti anche in eolico e solare, con riduzione delle emissioni e costi energetici più bassi.

Per te