Cazzotti di bud spencer e terence hill quanto è difficile fare il rumorista per il cinema
Attraversare uno studio di un foley artist significa entrare in un laboratorio dove il cinema prende forma attraverso il suono. Tra centinaia di scarpe, appendiabiti e oggetti di ogni genere, nasce una parte fondamentale dell’illusione cinematografica: quella che convince lo spettatore che ciò che ascolta sia realmente accaduto sul set. Qui, il rumore diventa linguaggio, e ogni dettaglio sonoro viene ricostruito con precisione artigianale.
foley artist: la creazione dei rumori nel cinema
Il foley artist è un professionista che, durante la lavorazione di un film, si occupa della creazione dei rumori generati dai movimenti degli attori. L’attività riguarda sia le azioni del corpo sia i gesti legati all’uso di oggetti. Lo scopo è rendere la colonna sonora coerente con ciò che appare in scena, costruendo effetti credibili e funzionali alla narrazione.
La pratica non si limita alla presenza umana: l’obiettivo è produrre qualsiasi rumore necessario. La scelta di ciò che deve essere realizzato si valuta in base al materiale visivo, con uno standard spesso orientato alla sonorizzazione delle persone, ma senza rinunce nella varietà dei risultati.
storia e eredità: dal primo foley italiano al lavoro di Marco Ciorba
Nel racconto del mestiere emerge un forte legame con le figure che hanno consolidato la disciplina in Italia. Dopo Tonino Caciuottolo e Renato Marinelli, Aldo Ciorba viene indicato come uno dei primi foley italiani. In carriera ha collaborato con registi come Vittorio De Sica e Massimo Troisi, e viene ricordato anche per l’attenzione riconosciuta da Fellini, che lo definiva maestro.
Marco Ciorba, figlio d’arte, descrive il proprio percorso a partire dalla crescita nello studio e nella pratica quotidiana. A 38 anni può vantare un curriculum che arriva a 300 film. Nel suo ambiente di lavoro nel centro di Roma conserva anche i mocassini usati dal padre per doppiarne i passi, legati a un film vincitore di tre premi Oscar, oltre a riferimenti specifici a “Sandokan” con Raz Degan e a “La vita è bella”.
Tra gli elementi più concreti dell’eredità, l’uso delle calzature del padre: molte scarpe impiegate da Marco provengono da lì. L’esperienza di registrare i passi con calzature che appartenevano al genitore diventa parte della continuità tra generazioni, anche se alcune interpretazioni vengono descritte come difficili da replicare pienamente.
formazione senza accademie: l’apprendimento “a bottega”
Secondo la prospettiva descritta, non esiste una vera esigenza di creare un’accademia dedicata al mestiere del foley. A scuola di cinema può essere insegnato il suono, ma mancano corsi specifici focalizzati sul lavoro del rumorista. Diventare foley artist richiede un passaggio essenziale: stare abbastanza tempo in studio ad ascoltare e capire se sia possibile reggere turni lunghi, in condizioni di buio, con l’obiettivo di valutare la propria capacità di lavorare per ore concentrandosi sui dettagli.
La trasmissione pratica avviene principalmente osservando diverse sessioni di lavoro: creare suoni, imparare la sensibilità necessaria e costruire risultati affidabili sono aspetti che vengono associati all’apprendimento in studio, più che a percorsi formali.
passo dopo passo: quando inizia la pratica e quali insegnamenti restano
Il primo approccio a un lavoro legato al foley viene collocato in un film intitolato “Il nostro piccolo angelo”, quando Marco aveva 10 anni. L’attività descritta includeva la riproduzione del rumore delle tazzine poggiate sul tavolo e dello scoppio delle bolle di sapone tramite un gesto con la guancia. In modo simile, nel tempo libero, la registrazione dei rumori in casa veniva utilizzata per allenare l’orecchio: apertura di porte, bussate e suoni quotidiani venivano riprodotti e registrati.
Tra gli aneddoti trasmessi dal padre, viene raccontata una scena in cui un calzolaio aveva applicato tacchi da donna sotto scarpe senza conoscere il tipo di lavoro svolto. Di fronte alla sorpresa del ciabattino, la risposta del padre viene riassunta con l’idea che la camminata non fosse il problema, poiché si camminava “da seduto”. Solo successivamente venne chiarito che il mestiere era quello del rumorista.
Il valore più grande attribuito al padre è la dedizione verso il lavoro: l’impegno quotidiano nel restare a lungo in una stanza per cercare di ottenere risultati soddisfacenti, cercando continuità e precisione nel processo.
l’evoluzione del foley: dalle prime tecniche alle librerie di suoni
Nel tempo, il lavoro è cambiato per disponibilità di strumenti e modalità operative. In passato i rumoristi riproducevano anche spari, vento e sibili direttamente in sala, costruendo effetti con tecniche legate alla manualità. Quando sono arrivate le librerie di suoni, più fedeli alla realtà rispetto a molte riproduzioni tradizionali, una parte di quel lavoro è stata meno centrale: lo sparo non veniva più necessariamente realizzato con una corda tesa, ma attraverso suoni più diretti e realistici.
librerie di suoni e ricostruzione in sala: come si integra il lavoro
Nel quadro attuale, tra le librerie possono comparire rumori complessi come quello di una macchina che parte sullo sterrato a velocità elevata. Allo stesso tempo, il foley artist può riprodurre dettagli che riguardano il contesto, come detriti, polvere e sassolini che colpiscono una cabina telefonica.
esempio di ricostruzione: “Enea” e la serra frantumata
Un caso concreto riguarda il film “Enea” di Pietro Castellitto. In una scena una palma cade sopra una serra: la sequenza include l’infrangersi dei vetri e un rumore descritto come particolarmente intenso. Sebbene nelle librerie siano presenti suoni di quel genere, la ricostruzione viene condotta con materiali fisici: un secchio pieno di frammenti viene gettato su ampie vetrate e, con pressione usando mani e piedi, si ottiene lo scricchiolio necessario a riprodurre la serra rotta in molti pezzi.
La registrazione avviene più volte sovrapponendo diverse tracce per costruire un risultato che assomiglia alla realtà. Successivamente i sound designer completano il processo, perfezionando e equalizzando il materiale. Un punto sottolineato è che, prima della tecnologia, la fase di tentativo veniva condotta con poche risorse: il primo tentativo era spesso quello decisivo.
analogico e tecnologia: limiti, vantaggi e continuità
Il confronto tra analogico e strumenti moderni emerge come una questione di procedure. In passato si registrava su nastro magnetico; un errore poteva portare a dover buttare via la pellicola. Il vantaggio attribuito a quel contesto era la prontezza inventiva: spostarsi negli stabilimenti con valigie piene di oggetti permetteva anche di sonorizzare i film in modalità live.
Nel lavoro attuale, la possibilità di operare in studio consente di sbagliare molte volte e rimuovere rumori di fondo indesiderati, inclusi quelli legati al passaggio di aerei. L’equilibrio tra tecnologia “che dà” e “che toglie” viene descritto come parte integrante dell’evoluzione del mestiere.
tecnologia e sostituzione: adattamento e limiti dell’automazione
Il rapporto con i sistemi informatici è impostato su adattamento costante. L’idea centrale è restare al passo con nuovi software e nuove modalità operative. Se la tecnologia dovesse sostituire il ruolo, la prosecuzione del lavoro sarebbe considerata impossibile.
Il ragionamento include un esempio: in passato si riteneva che i computer non sarebbero stati capaci di comporre musica, mentre oggi le capacità risultano molto avanzate. In parallelo, grandi industrie vendono cataloghi di suoni, compresi contenuti riconducibili ai foley, e i database vengono arricchiti con informazioni utili a sistemi basati sull’intelligenza artificiale. L’impostazione rimarca che “mai” nell’arte non è una parola usabile per definire il futuro con certezza.
film e difficoltà: quali produzioni richiedono più lavoro
La scelta delle produzioni più “divertenti” da sonorizzare viene associata a due generi specifici: film in costume e horror. Nei film in costume, ambientati in epoche passate, serve ricostruire rumori coerenti con il periodo. Negli horror, invece, la difficoltà nasce dal fatto che bisogna creare suoni che esistono ma che spesso non hanno riferimenti diretti per come potrebbero apparire oggi.
Lo studio storico viene indicato come un passaggio necessario per realizzare rumori credibili e per ottenere l’illusione che siano veri. Un esempio riguarda il suono di una biga che sperona una ruota di legno con una punta in ferro, con la finalità di costruire un rumore che non esiste già in forma semplice da registrare come tale.
il suono più difficile: creare rumori a partire dal “niente”
La difficoltà viene definita come un esercizio complessivo: inventare un rumore partendo da elementi minimi e trasformarlo in un suono che lo spettatore si aspetta sia reale. Un punto specifico riguarda la riproduzione dei passi di una bambina, descritta come una sfida rilevante anche per la differenza fisica, associata all’esempio di un uomo di 85 kg. Se il pubblico non percepisce il lavoro di ricostruzione, allora il risultato viene considerato riuscito.
strumenti di lavoro: scarpe come oggetto centrale
Tra gli oggetti più usati viene indicato il più direttamente collegato alla sonorizzazione dei passi: le scarpe. Viene menzionata anche una scarpa “tatuata” su un braccio. Ogni paio consente di ottenere un passo diverso. Dopo 20 anni di camminate e registrazioni, la quantità di chilometri viene descritta come difficile da quantificare, con l’idea di una stanchezza paragonabile a una maratona quotidiana.
rapporto con i registi: ascolto e collaborazione
Il confronto con i registi varia in base alla disposizione al lavoro sulla componente sonora. Alcuni registi, descritti come quelli con cui si va maggiormente d’accordo, apprezzano l’attività perché conoscono la difficoltà del mestiere e tengono ad ascoltare il risultato finale. Altri registi mirano a portare a termine il film senza investire tempo significativo nel processo di completamento dei suoni.
personaggi citati
- Jack Donovan Foley
- Marco Ciorba
- Aldo Ciorba
- Tonino Caciuottolo
- Renato Marinelli
- Fellini
- Vittorio De Sica
- Massimo Troisi
- Raz Degan
- Benigni
- Pietro Castellitto


