Burocrazia italiana compilare 7 moduli identici: perché succede e come muoversi

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Burocrazia italiana compilare 7 moduli identici: perché succede e come muoversi

Nel mondo militare la burocrazia è una certezza: non soltanto viene subìta, ma anche derisa. Un acronimo circola come simbolo di questa tendenza alla complicazione: l’UCAS, l’Ufficio Complicazione Affari Semplici. Lo stesso spirito, però, si ritrova anche nel settore civile, dove procedure pensate per ordinare finiscono spesso per creare ostacoli superflui e rendere anche operazioni semplici più macchinose del necessario.

burocrazia militare e civile tra complicazione e ironia

Nel contesto militare la burocrazia viene percepita come un fenomeno noto e ricorrente, tanto da essere raccontata con una sigla che ne evidenzia l’effetto: invece di semplificare, complica. La stessa dinamica emerge quando la burocrazia si sposta nel quotidiano civile, come nel caso di pratiche collegate all’identificazione digitale.

Anche tentare di svolgere un’operazione apparentemente diretta, come mettere una firma digitale tramite la carta di identità elettronica, può rivelarsi un passaggio più articolato del previsto. L’idea di fondo resta quella: la semplificazione teorica si scontra con procedure che tendono a moltiplicare passaggi.

pagare senza complicazioni: quando il digitale funziona davvero

Non tutte le tecnologie amministrative seguono la stessa logica. La burocrazia appare meno invadente quando le funzioni digitali risultano immediate. In particolare, la carta di credito sul telefono consente pagamenti di pedaggi e conti avvicinando semplicemente il dispositivo al lettore. In questo caso il cellulare non richiede password complesse: viene utilizzato il riconoscimento tramite volto.

Quando il sistema non riconosce il volto, la soluzione indicata è il codice di sblocco del telefono, descritto come l’unico numero ricordato con continuità. Questa modalità mostra un contrasto netto: meno passaggi, meno attriti, più rapidità operativa.

burocrazia universitaria e moduli: un processo ripetitivo e pesante

Se nel pagamento digitale la complessità si riduce, in altri ambiti la burocrazia viene descritta come capace di rendere la vita non soltanto difficile, ma anche noiosa. Un esempio riguarda un’università che invitava a una lezione di due ore offrendo anche un compenso.

La disponibilità a partecipare viene fatta dipendere da condizioni precise: evitare scartoffie e ricevere biglietti di viaggio. Inoltre, viene indicata una difficoltà frequente: dimenticare la consegna di tutte le scartoffie necessarie ai rimborsi. La richiesta, quindi, diventa: partecipare a condizione di viaggio e soggiorno coperti senza complicazioni e moduli aggiuntivi.

In quell’occasione, però, l’impostazione cambia. L’ufficio amministrativo richiede sette moduli da compilare, con contenuti ripetuti e strutture formali molto simili. Uno dei moduli serve per dichiarare che quanto riportato nelle altre sezioni corrisponde a verità. La descrizione sottolinea che in tutti i moduli sono presenti campi da compilare con informazioni personali standard.

i dati richiesti nei sette moduli e le sezioni ripetute

I campi elencati includono: nome, cognome, data di nascita, luogo di nascita (provincia), residente a, in via, n., CAP, oltre al codice fiscale e, poiché il pagamento è previsto, anche IBAN.

Viene inoltre menzionata la richiesta, in alcune circostanze, di specificare sigle che risultano già contenute nell’IBAN, con l’impressione che la ridondanza non abbia un motivo chiaro.

la formula giuridica contro le richieste inutili: acquisizione d’ufficio

Per fronteggiare richieste considerate inopportune, viene richiamata una base normativa collegata alla riforma Bassanini, descritta come orientata a privilegiare gli obiettivi rispetto agli adempimenti. Da questa esigenza nasce una risposta strutturata, indicata come una formula capace di contenere la richiesta di documenti che l’amministrazione già possiede.

La citazione riportata include: ai sensi dell’art. 43, comma 1, del d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, le pubbliche amministrazioni non possono richiedere al cittadino atti o certificati relativi a stati, qualità personali o fatti già in possesso di un’amministrazione pubblica oppure che la stessa amministrazione è tenuta a certificare.

La conseguenza indicata è che tali informazioni devono essere acquisite d’ufficio dall’amministrazione procedente. Perciò la richiesta rivolta viene dichiarata non conforme alla normativa vigente e viene invitata l’acquisizione diretta dei dati presso l’amministrazione competente.

Il testo aggiunge anche che, in difetto, la richiesta si configura come una violazione delle disposizioni in materia di acquisizione d’ufficio dei dati da parte della pubblica amministrazione.

perché si chiede comunque più volte: preferenza per la velocità interna

La formula proposta viene descritta come efficace nel “ammansire” gli amministrativi, anche se poi emerge un atteggiamento motivazionale: la scelta di continuare a chiedere sarebbe legata al fatto che chiedere al cittadino risulterebbe più rapido rispetto a ottenere informazioni da altre amministrazioni.

La criticità segnalata non riguarda solo la richiesta iniziale, ma la ridondanza: si pone il dubbio sul perché sia necessario far scrivere e firmare più volte la stessa serie di dati, invece di utilizzare un’unica compilazione seguita da aggiornamenti o conferme. Una volta che i dati sarebbero presenti nel sistema, viene indicato che basterebbe digitare il nome per ricostruire il resto, con al massimo la possibilità di chiedere conferme se intervenissero cambiamenti, ad esempio in relazione alla residenza, senza mutare la data di nascita.

Il quadro descritto mette in evidenza una fiducia implicita: le richieste ripetute verrebbero portate avanti confidando nel fatto che il cittadino non conosca la disciplina. L’idea centrale collegata all’acronimo UCAS è che la complicazione venga mantenuta perché utile a giustificare la propria esistenza: più procedure complesse richiederebbero più impiegati.

informatizzazione e procedure astruse: la complicazione continua con SPID e password

Nel racconto l’informatizzazione dovrebbe semplificare, ma l’effetto percepito è opposto. Viene citata l’esistenza di un ente immaginato per l’ulteriore complicazione: ECAPI, l’Ente per la Complicazione e l’Astrusità delle Procedure Informatiche.

Un esempio specifico riguarda SPID: l’uso viene descritto come immediatamente bloccato da un messaggio di “Password errata”. La memoria della password sarebbe stata affidata a un archivio personale, con copia e incolla tentati sul posto; anche in quel caso il sistema mantiene l’errore e aumenta il nervosismo. Successivamente emerge che la password risulta scaduta, con necessità di aggiornamento e conseguente ulteriore passaggio previsto.

Nel medesimo contesto viene proposta una riflessione sulla logica della scadenza: sarebbe più coerente scrivere “password scaduta” anziché continuare con messaggi di errore generici. L’attenzione resta sull’attrito tra aspettativa di funzionamento e comportamento del sistema.

interfacce e comandi: logiche invertite e frustrazione operativa

La complicazione non riguarda solo identità digitali e password. Viene citato anche un caso legato all’esperienza d’uso di un’auto con cambio automatico, in cui i comandi appaiono invertiti rispetto alla logica intuitiva. Se si desidera terminare una sessione con un sistema operativo, viene indicato che bisogna premere il tasto INIZIA. Per muoversi, invece, la leva in avanti/indietro viene presentata come contraria alla logica attesa: per andare avanti si tirerebbe la leva verso la parte posteriore, mentre per andare indietro la si sposterebbe in avanti.

Il punto descritto riguarda la presenza di regole che appaiono ostili o malate nella struttura dei comandi, attribuendo tali scelte alla mente di chi progetta le interazioni.

oltre la burocrazia: intelligenza artificiale, umani e “devianti”

Nel quadro finale viene richiamata l’idea che l’Intelligenza Artificiale possa portare al licenziamento di migliaia di impiegati. In relazione a UCAS e ECAPI viene espressa una soddisfazione per l’eventualità, collegata al desiderio che le strutture più complicanti non abbiano più spazio.

Viene anche fatta una distinzione tra figure burocratiche considerate “normali” e figure definite “devianti”. I burocrati “normali”, quando non sanno fare qualcosa, tenderebbero a dichiarare che non si può fare. I devianti, invece, verrebbero descritti come capaci di sostenere che apparentemente non si può, ma poi trovano un modo per farlo, perché “va fatto”.

In sintesi, l’attenzione si concentra su preferenze operative: gestione tramite esseri umani anziché macchine, con l’obiettivo di incontrare profili non burocratici “normali”, mentre quelli devianti vengono considerati più adatti a risolvere problemi.

Burocrazia italiana: quando compilare sette moduli identici diventa la norma

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