Bullismo nelle scuole in giappone aumentano i casi e pagano le conseguenze le vittime

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Bullismo nelle scuole in giappone aumentano i casi e pagano le conseguenze le vittime

Il bullismo in Giappone, noto con il nome ijime, continua a rappresentare una criticità radicata nelle scuole, negli ambienti di lavoro e nella società. Nel tempo la dinamica si è trasformata: accanto alle aggressioni fisiche e psicologiche realizzate di persona, ha assunto un ruolo crescente il cyberbullismo, sostenuto dalla rete e capace di amplificare in modo rilevante la visibilità delle azioni e il desiderio di ostentazione da parte di chi le compie. Le conseguenze risultano sempre più evidenti, con effetti particolarmente gravi sui minori di 18 anni, mentre le istituzioni cercano di intervenire con strumenti aggiornati e misure più incisive.

ijime e cyberbullismo: come cambia il bullismo nel tempo

Il termine giapponese ijime indica il fenomeno del bullismo, presente almeno dagli anni 80 nelle scuole di ogni grado e anche in contesti lavorativi e sociali. Originariamente le forme principali includevano aggressioni fisiche e pressioni psicologiche esercitate direttamente. Oggi, però, si afferma sempre più il cyberbullismo: le condotte avvengono attraverso la rete e aumentano le possibilità per chi agisce di vantarsi, rendendo gli episodi più facilmente replicabili e osservabili.

misure per il 2026: monitoraggio, intelligenza artificiale e sanzioni

Per il 2026 il governo giapponese e gli esperti intendono intensificare gli sforzi contro il bullismo contemporaneo. Le linee principali includono monitoraggio 24/7, prevenzione basata sull’intelligenza artificiale, l’introduzione di sanzioni legali più severe e l’adozione di interventi tempestivi con l’obiettivo di ridurre i casi di suicidio e di assenteismo scolastico.

La strategia parte anche dalla consapevolezza che, dal subire ijime fino a forme di ritiro sociale come l’hikikomori, il passaggio può essere rapido. Alcune iniziative avrebbero già prodotto risultati positivi, ma non in misura sufficiente.

episodi recenti: video virali, indagini e violenze tra studenti

Nei primi mesi dell’anno sono emersi casi che mostrano la gravità della situazione. Secondo quanto riportato, a gennaio è diventato virale un video che raggiunge oltre 100 milioni di visualizzazioni. Il filmato mostrava studenti di una scuola superiore a Utsunomiya, nella prefettura di Tochigi, mentre un ragazzo picchiava un compagno. A tale diffusione sono seguite indagini, interventi da parte della scuola e insulti online sui social media. Dopo la visione del video è intervenuta la polizia, sono stati condotti interrogatori e lo studente che aveva colpito il compagno è stato deferito alla Procura con l’accusa di lesioni personali.

ijime tra scuole medie: casi classificati come gravi

In altre situazioni, video recenti mostrerebbero episodi di violenza tra studenti delle scuole medie di Oita, nel Kyūshū, descritti come casi gravi di ijime ai sensi della legge sulla promozione delle misure di prevenzione del bullismo. In Osaka sarebbe inoltre stato diffuso un ulteriore video in cui si vede un bambino delle scuole elementari spinto in mare in modo aggressivo e non come scherzo, da compagni di scuola e da ragazzini delle scuole medie.

condivisione degli episodi: il ruolo dei cellulari

Un punto centrale riguarda il modo in cui la tecnologia influisce sul fenomeno. Miyata Mieko, responsabile di un Istituto di Ricerca senza scopo di lucro

In Giappone aumentano i casi di bullismo nelle scuole, ma spesso a rimetterci due volte sono le vittime

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