Bufera calcio ex arbitro abbattista inchiesta risarcimento morale aia stuprata

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Bufera calcio ex arbitro abbattista inchiesta risarcimento morale aia stuprata

Un’ex figura arbitrale, una decisione presa per “valori non negoziabili” e un’indagine che torna a interrogare il sistema. Eugenio Abbattista, unico direttore di gara dimessosi nell’arco di quasi 115 anni di storia dell’Aia, compare tra i testimoni ascoltati dal pubblico ministero di Milano Maurizio Ascione nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla procura. La vicenda riguarda, tra gli altri, il designatore Gianluca Rocchi, iscritto nel registro degli indagati per frode sportiva.

eugenio abbattista testimone nell’indagine a milano

Interpellato dall’Adnkronos, Eugenio Abbattista non entra nel merito delle domande rivolte dal magistrato né commenta i nomi emersi in diversi esposti. La sua risposta si concentra sul valore personale della vicenda: a chi ipotizza che l’inchiesta possa renderlo felice, l’ex arbitro indica che si tratta piuttosto di un riconoscimento di natura morale. Pur citando il risvolto legato alla giustizia, il racconto resta legato alla dimensione della sua scelta passata e alla coerenza con la posizione assunta nel tempo.

le dimissioni per valori non negoziabili e la lettera del 2024

Abbattista, descritto come una figura centrale per l’eccezionalità del gesto, aveva lasciato l’incarico con una motivazione precisa: dimissioni “per valori non negoziabili”. L’ex direttore di gara, barese di Molfetta e classe 1983, dopo 11 anni nella Commissione arbitri nazionale (Can) e 24 anni dedicati all’arbitraggio, rinuncia al fischietto e agli effetti connessi alla propria immagine professionale.

La lettera d’addio, datata marzo 2024, viene rievocata come un passaggio di grande intensità: in essa l’associazione viene descritta con un giudizio netto sull’ambiente interno e sulla necessità di cambiare senza che il cambiamento diventi una sostituzione di figure o logiche. Nel testo si afferma che il “nuovo” significherebbe reati certificati (sportivi e non) e minacce più o meno velate, elementi che Abbattista dichiara di aver subito in prima persona, senza mai piegarsi.

senso di giustizia, amor proprio e libertà personale

Nel suo modo di leggere la vicenda, l’ex arbitro mette al centro il senso di giustizia come unico motore delle sue azioni, chiarendo di non cercare rivalse. L’attenzione si sposta su un punto legato all’identità personale e alla possibilità di restare liberi: chi sostiene di essere inricattabile e di avere la coscienza pulita, può affrontare le proprie decisioni senza cedere.

Le dimissioni vengono descritte anche come scelta di vita. Abbattista collega il proprio gesto a tre aspetti concreti: l’immagine professionale e manageriale, la famiglia e un obiettivo educativo rivolto ai figli, per trasmettere un principio legato alla libertà interiore. La sua posizione si esprime con frasi incentrate su qualità morali considerate indispensabili, presentate come una merce rara e non alla portata di tutti.

moralità, attributi e coerenza nell’associazione

Nella ricostruzione delle parole indirizzate ai colleghi, Abbattista insiste sull’idea che, dentro l’associazione da lui descritta come attraversata da condizionamenti, servano moralità e attributi per essere davvero liberi di agire ed esprimersi. La narrazione richiama la necessità di sottrarsi a pressioni e dinamiche negative con il tempo necessario per non lasciarsi travolgere.

indagine e figure coinvolte: pubblico ministero e indagati

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero di Milano Maurizio Ascione, vede sullo sfondo un quadro in cui rientra anche il designatore Gianluca Rocchi. Tra i testimoni ascoltati compare il nome di Eugenio Abbattista, che resta sul tema con poche parole, mentre l’indagine si concentra sulle accuse e sugli elementi raccolti nel corso dei procedimenti.

i protagonisti citati nel contesto

  • Eugenio Abbattista
  • Maurizio Ascione
  • Gianluca Rocchi

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