Blog teorema pietro calogero e anni di piombo: polemiche che resistono ancora oggi

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Blog teorema pietro calogero e anni di piombo: polemiche che resistono ancora oggi

La scomparsa di Pietro Calogero, avvenuta il 7 aprile all’età di 86 anni, riporta al centro un passaggio decisivo della storia giudiziaria italiana. Magistrato e protagonista di indagini che hanno segnato gli anni della tensione, Calogero è ricordato soprattutto per l’avvio di un filone investigativo collegato al cosiddetto “processo 7 aprile”, legato all’arresto di Toni Negri, leader di Autonomia Operaia, avvenuto 47 anni prima. Il nucleo delle accuse attribuite all’area di Autonomia Operaia riguardava un presunto coordinamento con Brigate Rosse e altre organizzazioni armate, finalizzato a colpire le istituzioni democratiche: un quadro che, fin dai primissimi momenti, ha acceso polemiche poi continuate nel tempo.

pietro calogero e l’avvio dell’indagine sulla strage

Pietro Calogero, siciliano, comincia la propria carriera come sostituto procuratore a Treviso. In questo contesto entra in scena una persona legata alla rete investigativa: un amico di Giovanni Ventura, Guido Lorenzon, si reca dal giudice istruttore Giancarlo Stiz pochi giorni dopo la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. L’obiettivo è riferire possibili responsabilità connesse a Ventura e a Franco Freda, esponenti di Ordine Nuovo, organizzazione neofascista.

Il lavoro dei magistrati coinvolti viene descritto come una svolta fondamentale. Da quell’attività emerge la cosiddetta “pista nera”, indicata come elemento originario delle stragi nel Paese. La conferma arriva, secondo la ricostruzione, dalle condanne in via definitiva per la strage di piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974 e per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Inoltre, nel 2005 la Corte di Cassazione riconosce che Freda e Ventura, inizialmente assolti in via definitiva nel 1987, sarebbero stati considerati responsabili dell’attentato milanese se all’epoca fossero state disponibili le prove emerse successivamente.

boicottaggi, registrazioni e decisione personale di calogero

Nel periodo in cui l’indagine procede, viene riferito che la questura avrebbe messo in atto un boicottaggio. L’ufficio fornisce a Lorenzon un registratore per registrare i colloqui con Freda e Ventura, secondo quanto richiesto dal magistrato. Tuttavia non vengono consegnati i nastri, con scuse successive: prima la versione secondo cui le pile sarebbero state scariche, poi la circostanza che le bobine si sarebbero smagnetizzate in modo imprevisto.

Di fronte a questa situazione, Calogero assume un ruolo diretto. Decide infatti di provvedere personalmente nascondendosi in un’auto nei pressi del luogo in cui si svolge l’incontro tra i tre soggetti. L’obiettivo è registrare le conversazioni via radio per acquisire elementi utili a bloccare il progetto strategico attribuito alla cosiddetta strategia della tensione. La finalità descritta è far realizzare attentati da parte di ambienti dell’estrema destra per poi trasferire la responsabilità sulla sinistra. Questo disegno viene presentato come già riconoscibile nella prima indagine milanese su piazza Fontana, ritenuta “indirizzata” in modo pretestuoso verso il movimento anarchico.

processo 7 aprile: accuse, teoremi e distinzione tra gruppi

Un altro momento centrale della carriera di Pietro Calogero è indicato nel processo 7 aprile del 1979. In quell’occasione, le accuse rivolte al magistrato sostengono che la sua inchiesta sarebbe stata basata su un indimostrato “teorema”. La contestazione viene descritta come presente e rinnovata anche dopo la scomparsa, inclusi i commenti collegati alla sua morte.

Per sostenere la ricostruzione della sua posizione, si richiama la possibilità di consultare le requisitorie raccolte nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro (volumi 80, 81 e 83). Secondo la ricostruzione, emergerebbe una distinzione netta tra Brigate Rosse e Autonomia Operaia, oltre al fatto che Toni Negri non sarebbe considerato come “capo” delle Brigate Rosse, come sosterranno invece altre interpretazioni nel tempo.

il punto di forza: collaborazione clandestina tra organizzazioni

Il lavoro di Calogero viene descritto come caratterizzato da intelligenza e da intuizioni rapide. Il cuore dell’approccio attribuito al magistrato riguarda la scoperta secondo cui organizzazioni che, sul piano pubblico, si combattono per ragioni ideologiche, avrebbero invece collaborato clandestinamente. La ricostruzione include diversi elementi: incontri tra dirigenti e scambi di confronto periodici, con la citazione di Renato Curcio e Toni Negri come esempi di figure coinvolte; scambio di bozze di documenti prima della loro pubblicazione; transito di militanti da un gruppo all’altro.

La collaborazione viene inoltre collegata ad azioni comuni: ospitalità ai latitanti di altre organizzazioni, scambio di armi e svolgimento congiunto di azioni criminose. In alcuni casi viene richiamata anche la creazione di rapporti con la criminalità comune o con la criminalità organizzata per ottenere supporto logistico e armi. La spiegazione proposta per queste condotte collega il fenomeno alla dimensione ridotta dei soggetti disponibili per la rivoluzione armata: pochi migliaia di persone in un Paese con 50 milioni di abitanti, dotato di forze armate e di forze dell’ordine ben strutturate, circostanza che renderebbe necessario unire le forze.

autonomia operaia e livelli organizzativi: legale, semi-legale e clandestino

Un ulteriore aspetto attribuito alle conclusioni di Calogero riguarda la struttura delle formazioni radicali operanti nella legalità. Autonomia Operaia viene presentata come un sistema articolato su più livelli: un livello legale che si riunisce in assemblee, organizza manifestazioni e pubblica periodici; un livello semi-legale che include azioni di forza e la gestione degli scontri durante le manifestazioni; infine un livello esplicitamente clandestino, nel quale non tutti i membri sarebbero a conoscenza delle attività.

Quest’ultima parte sarebbe destinata alle azioni più violente contro le persone. La ricostruzione complessiva si concentra quindi sulla presenza di funzioni diverse all’interno dello stesso contesto organizzativo, con compiti separati in base alla natura dell’attività svolta.

polemiche persistenti e negazione delle evidenze

Con i protagonisti di quelle vicende ormai compresi tra 75 e 85 anni, resta una tesi secondo cui continuerebbero a negare evidenze ormai accertate. La prosecuzione del conflitto interpretativo viene collegata al ricorso a luoghi comuni e critiche su aspetti considerati marginali. In questa prospettiva, l’elemento centrale sarebbe la mancata collaborazione nel chiarire percorsi oscuri e dubbi persistenti su un periodo indicato come particolarmente drammatico.

figure citate nella ricostruzione

Giovanni Ventura, Guido Lorenzon, Giancarlo Stiz, Franco Freda, Toni Negri, Renato Curcio, Aldo Moro.

Pietro Calogero, il ‘teorema’ e gli anni di piombo. Certe polemiche resistono ancora oggi
Categorie: PoliticaCronaca

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