Banda italiana in spagna: una distraeva il gioielliere, l’altra rubava nel colpo filmato
Una distrazione del dipendente in negozio, poi lo spostamento dei prodotti in pochi secondi e l’uscita senza destare sospetti: è con questo schema che operava una banda smantellata nell’ambito di un’operazione congiunta tra Polizia nazionale spagnola e Servizio Centrale operativo della Polizia, con il supporto della Squadra Mobile di Roma. Gli arrestati, provenienti dall’Italia e residenti a Roma, avrebbero realizzato azioni criminali in Spagna in cicli di cinque giorni, scegliendo condotte finalizzate a ridurre al massimo la possibilità di identificazione e tracciamento.
modus operandi della banda smantellata in spagna
Il gruppo sarebbe entrato in una gioielleria con un’organizzazione strutturata su ruoli distinti. Una delle donne avrebbe intrattenuto il dipendente attirando l’attenzione su diversi prodotti, mentre l’altra avrebbe sottratto i tappetini con gioielli dal bancone. In modo coerente con l’impostazione descritta dagli investigatori, la fase decisiva avveniva quando il lavoratore era impegnato a mostrare articoli troppo numerosi per mantenere il controllo su ogni elemento esposto.
Secondo l’impianto ricostruito, i tappetini sottratti venivano nascosti in un fazzoletto o in una borsa e, dopo l’allontanamento tranquillo dal negozio, l’azione si concludeva senza creare allarmi immediati.
indagine e cooperazione con la polizia italiana
L’investigazione ha preso avvio dopo l’emersione, negli ultimi anni, di furti in gioiellerie in Spagna contraddistinti da un modus operandi molto caratteristico. Gli elementi raccolti hanno consentito di identificare un episodio commesso nel 2012 a Saragozza, in cui era stata arrestata una cittadina italiana con caratteristiche fisiche ritenute coincidenti con una delle autrici coinvolte nei fatti più recenti.
Da quel momento è stato attivato un canale permanente di cooperazione di polizia con la Polizia italiana. Attraverso lo scambio di informazioni è emerso che la donna avrebbe fatto parte di un gruppo criminale specializzato in furti in gioiellerie in diverse aree dell’Europa.
strategie per evitare identificazione e tracciamento
Gli agenti hanno dovuto fronteggiare un livello operativo costruito per rendere i membri del gruppo quasi “invisibili” alle procedure investigative. Durante i furti, gli autori avrebbero evitato di manipolare o toccare gli oggetti, riducendo la possibilità di lasciare tracce utilizzabili. Inoltre avrebbero ricorso ad indumenti usati come travestimento per ostacolare o rimandare l’identificazione.
Un ulteriore elemento segnalato riguarda la logistica dei viaggi: i membri del gruppo non avrebbero effettuato soggiorni negli hotel e avrebbero alternato veicoli e telefoni a ogni spostamento dalla Italia verso la Spagna. Le campagne criminali sarebbero durate 4 o 5 giorni, con spostamenti giornalieri su distanze elevate: centinaia di chilometri tra diverse località, con l’obiettivo di non stabilire collegamenti diretti con i luoghi dei reati.
La dinamica, come descritta dagli investigatori, prevedeva spostamenti fino alla località in cui si trovava la gioielleria da colpire; dopo il furto, venivano nuovamente percorse lunghe distanze per raggiungere la città scelta per pernottare, in modo da limitare l’associazione tra spostamenti e singoli episodi.
individuazione di nuovi episodi e ordine europeo di indagine
Analizzando i dati forniti dall’Italia, gli investigatori hanno riscontrato un ulteriore elemento rilevante: ogni volta che si sarebbe verificato un furto in una gioielleria, in una località posta a una distanza compresa tra 100 e 400 chilometri dal luogo del reato, alloggiava un cittadino italiano collegato alla principale indagata. Questa correlazione avrebbe contribuito a collegare ulteriori fatti di interesse investigativo.
Grazie all’analisi delle nuove informazioni, gli agenti hanno individuato ulteriori episodi delittuosi commessi dagli indagati. Le autorità spagnole hanno quindi emesso un ordine europeo di Indagine per procedere alla localizzazione degli indagati.
arresti a palencia e quadro dei sequestri
Il 30 marzo è stata rilevata la presenza in Spagna dei quattro indagati, con l’intenzione di commettere nuovi reati. A quel punto è stato attivato un dispositivo operativo: il giorno successivo, a Palencia, gli agenti sono riusciti ad arrestarli tutti.
Tra gli effetti personali rinvenuti, sono stati indicati indumenti utilizzati nelle commissioni dei reati precedenti e la presenza di 4.000 euro in contanti.
episodi contestati e provvedimenti dell’autorità giudiziaria
Gli arrestati sarebbero responsabili di 21 colpi su tutto il territorio nazionale, con un bottino complessivo stimato in oltre 500.000 euro in gioielli. Secondo gli accertamenti, il presunto coinvolgimento riguarderebbe episodi avvenuti anche dieci anni fa, oltre a fatti più recenti.
Gli investigatori hanno indicato località interessate dai presunti furti tra cui Asturie, Logroño, Murcia, Palencia, Valencia, Almería, Albacete, Badajoz, Alicante, Siviglia, Castellón e Granada.
Una volta fermati, i quattro arrestati sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha disposto la custodia cautelare in carcere per tre di loro.
persone coinvolte nell’operazione
La vicenda riguarda quattro arrestati che operavano nel quadro della banda smantellata, con la loro presenza in Spagna finalizzata alla commissione di nuovi reati.
- quattro indagati/arrestati (provenienti dall’Italia e residenti a Roma)