Antonello Fassari presente sul set vicino a me: la confessione di Claudio Amendola

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Antonello Fassari presente sul set vicino a me: la confessione di Claudio Amendola

Entrare nella bottiglieria indossando il grembiule e ritrovarsi subito a cercare il volto mancante: l’emozione del ritorno a I Cesaroni passa anche da un’assenza che non si riesce a colmare. Claudio Amendola racconta il peso di queste nuove riprese, nello scenario ricostruito della serie nel cuore di Roma, dove torna a vestire i panni del protagonista e, allo stesso tempo, a misurarsi con un ricordo ancora vivo.

i cesaroni e l’assenza di antonello fassari

Il ritorno della storica produzione porta con sé una mancanza dolorosa: quella di Antonello Fassari, interprete storico di Cesare, scomparso negli ultimi due anni. Amendola descrive il momento con un gesto istintivo, quasi automatico, che restituisce la distanza tra il set e ciò che dovrebbe essere presente: cercare Antonello con lo sguardo, come se la sua presenza potesse riemergere nel luogo della memoria.

l’emozione di amendola e il legame personale oltre il set

Nel racconto dell’attore, la mancanza assume una dimensione intima. L’intervista restituisce il senso di una presenza percepita nonostante l’assenza fisica: Amendola dichiara di avere avuto l’impressione che Fassari fosse sempre lì, vicino al gruppo, con un impatto emotivo profondo e commovente. Pur precisando di non essere credente, l’attore riferisce di aver avvertito una presenza positiva durante lo svolgersi delle riprese.

Il rapporto tra i due viene poi definito come qualcosa che andava oltre la quotidianità produttiva: tra loro c’era una amicizia profonda e vera, descritta come un legame che continua a pesare perché la mancanza è concreta e costante.

atmosfera sul set tra gioia e nostalgia

Nonostante il vuoto lasciato dall’amico, l’ambiente delle riprese viene presentato come attraversato da un contrasto produttivo: gioia e nostalgia convivono. Amendola definisce questo momento della propria vita felicissimo, legandolo al rientro in un progetto che considera un pezzo importantissimo della sua carriera.

ritrovare gli attori di un tempo oggi adulti

Nel racconto emerge anche la trasformazione del cast nel tempo. Amendola richiama la crescita dei giovani interpreti incontrati anni fa: Federico, partito da un’età di circa 6 anni e cresciuto fino a 27, oggi appare diverso rispetto a allora; Matteo Branciamore passa da ragazzino a quarantenne. Sul set, secondo quanto riportato dall’attore, l’impatto emotivo del ritrovarsi viene vissuto in prima persona dagli stessi protagonisti: le scene di commozione e le lacrime vengono descritte come un elemento spontaneo e condiviso.

In parallelo, Amendola accompagna il bilancio personale della sua età e del suo percorso: a sessant’anni dichiara di trovarsi in un periodo percepito come tra i migliori. La trasformazione interiore viene associata a una maggiore serenità e a un superamento di abitudini conflittuali precedenti: prima tendeva allo scontro, oggi punta a un obiettivo legato alle risate, con il desiderio di ottenere altre rughe d’espressione provocate dalla gioia.

l’eterna luce del giorno: un padre contro il destino

La serenità ritrovata sul piano umano si intreccia con una nuova fase professionale. Amendola è impegnato sul set di L’eterna luce del giorno, un dramma apocalittico diretto da Lorenzo Giovenga. Nel progetto interpreta Renato, padre alle prese con una figlia affetta da SCID, una malattia rara e letale del sistema immunitario.

il ruolo di renato e il confronto con l’atmosfera del film

La costruzione del personaggio ruota attorno a una scelta estrema: per salvare la figlia, Renato la isola in una camera asettica e le racconta che il mondo esterno è finito. Amendola riferisce che, quando ha letto la sceneggiatura, la reazione iniziale è stata di sorpresa: “ma voi siete pazzi”, una frase che segnala l’impatto emotivo e la presa di distanza dall’idea stessa di ciò che accade nella storia.

Il ruolo viene presentato come quello di un antieroe solitario, descritto anche attraverso un paragone al personaggio Itto Ogami del manga Kozure Okami. L’attore sottolinea anche la rarità con cui affronta un film drammatico e ribadisce le caratteristiche del progetto: un film d’autore basato su atmosfere e silenzi.

il consiglio di marcello mastroianni e la serenità sul lavoro

La modalità con cui Amendola affronta i registi giovani viene collegata a un’indicazione ricevuta in passato. Il riferimento va a Marcello Mastroianni, che gli avrebbe detto di non farsi domande quando, continuando a recitare e diventando un vecchio attore, si sarebbe trovato a lavorare con registi giovani.

l’insegnamento diventato utile nel tempo

Nel racconto, la frase torna utile proprio nel momento attuale, offrendo un filo conduttore alla sua evoluzione professionale. L’umiltà viene descritta come parte di un percorso maturato: un cammino artistico iniziato anche grazie a una spinta familiare, poi consolidato con il talento e con l’incontro di registi importanti.

dagli esordi alle scelte consapevoli

Ripercorrendo gli inizi, Amendola ricorda i primi anni con l’idea di una carriera facilitata, prima di iniziare a incontrare figure registiche di rilievo. Da qui nasce un pensiero che riassume la crescita: la sensazione di imparare davvero il mestiere, con un processo graduale che richiede tempo.

Personaggi menzionati:

  • Claudio Amendola
  • Antonello Fassari
  • Cesare (personaggio interpretato da Antonello Fassari)
  • Federico
  • Matteo Branciamore
  • Renato (personaggio interpretato da Claudio Amendola)
  • Lorenzo Giovenga (regista di L’eterna luce del giorno)
  • Marcello Mastroianni
  • Itto Ogami (personaggio citato)
“Sul set ho sentito la presenza di Antonello Fassari. Non sono credente, ma l’ho sentito eccome, era vicino a me, è stato molto commovente”: la confessione di Claudio Amendola
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