Ai e stupidità che non cambia: cosa succede quando chiedi aiuto e rischi una mazzata
Le lancette scorrono verso le due di notte e, mentre la maggior parte delle persone riposa, Iginio Massari si ritrova già nel proprio laboratorio. Qui prende vita non soltanto una produzione di dolci destinata a diventare riferimento, ma anche un luogo personale in cui la sperimentazione resta centrale. Nel racconto emergono abitudini poco note: la pratica della scrittura poetica, coltivata fin dai 14 anni con l’uso di un lapis da inumidire con la bocca, e la relazione dialettica con l’Intelligenza Artificiale, tra curiosità e verifica continua. A delineare il profilo umano del Maestro è un’intervista al quotidiano “Leggo”, che sposta l’attenzione dal personaggio televisivo all’uomo guidato da una curiosità intensa e da un rifiuto netto della mediocrità.
iginio massari e la pasticceria: scienza, rigore e rifiuto della mediocrità
Per il grande pubblico, Massari coincide con la figura severa e temuta legata a format come “MasterChef”. Secondo quanto dichiarato, la sua fermezza non sarebbe un atteggiamento “punitivo”, ma una forma di onestà intellettuale: l’impegno consiste nel riconoscere solo ciò che rispetta davvero la qualità del dolce. La logica espressa è chiara: non si può trasformare una preparazione difettosa in un complimento solo per educazione o convenienza. La pasticceria, per Massari, non ammette scorciatoie, perché richiede uno studio profondo dei processi, in cui entrano in gioco chimica e storia della gastronomia.
Un punto cardine del suo ragionamento riguarda i difetti percepiti durante la realizzazione. Quando viene contestato che un pan di Spagna “sappia troppo di uovo”, la risposta viene ricondotta a cause scientifiche. Il cattivo odore sarebbe associato a punti di solfuro e ferro generati da cotture prolungate: un fenomeno paragonato alla “puzza” tipica di un uovo alla coque lasciato sul fuoco. Intervenendo sui metodi di cottura, Massari sostiene che il difetto possa essere eliminato fino all’80%.
intelligenza artificiale: “un treno da prendere”, ma senza sostituire l’errore e la pratica
Massari non rifiuta il progresso tecnologico. Nel descrivere l’Intelligenza Artificiale, la definisce “un treno che passa e che va preso”, rendendo centrale l’idea che la tecnologia debba essere compresa anche nel percorso formativo, con un richiamo alla necessità di evitare che le nuove generazioni crescano “analfabeti” del futuro. L’attenzione si sposta poi sui limiti dell’uso passivo.
Nei test effettuati durante la notte, Massari racconta di aver riscontrato carenze nei bilanciamenti. Il punto che emerge è la tendenza dell’IA a rispondere con un approccio descritto come “tipicamente americano”: l’algoritmo non metterebbe in discussione l’impostazione, ma non offrirebbe neppure una conferma piena. Nella spiegazione rientrano esempi concreti: richiesto un bilanciamento per un semifreddo, l’IA indicherebbe un 13% di zucchero; il confronto con l’effetto reale porterebbe a parlare della necessità di considerare il processo di congelamento e la formazione di macro-cristalli. La conseguenza, secondo il racconto, è che chi chiede un aiuto rischia di ricevere indicazioni pericolosamente sbilanciate, perché l’errore non viene gestito come accade nel lavoro umano.
Il messaggio complessivo è che l’Intelligenza Artificiale non possa sostituire le competenze acquisite tramite esperienza, pratica e correzione progressiva.
profumi e memorie: fragranze da quattro linee e significati tra passato, presente e futuro
L’intervista tocca anche aspetti personali, a partire dalle riunioni di famiglia nei giorni di festa. Massari lavora nel locale di proprietà fino al primo pomeriggio, poi dedica il tempo alla tombola, anche come gesto che conserva il ricordo della sorella scomparsa. Il quadro familiare si intreccia con una nuova incursione: il mondo dei profumi.
Si parla di una linea composta da quattro fragranze. Tra queste viene citata una nota fresca all’anguria, descritta come un profumo che “non fa ingrassare”, e un’altra evocativa legata al panettone. La capacità attribuita a queste essenze è quella di richiamare, insieme, passato, presente e futuro, costruendo un ponte tra memoria e immaginazione sensoriale.
paure globali e pacifismo: guerra, maturità e cambiamento climatico
Oltre i confini della pasticceria, il racconto lascia spazio alle preoccupazioni di Massari. L’attenzione si concentra su un’umanità che, all’alba del terzo millennio, continua a usare guerra e forza per risolvere i conflitti. La paura dichiarata richiama un’idea di continuità delle debolezze: se non sono cambiate, significa che la crescita non è ancora completata. In questa visione si inserisce anche un pacifismo radicato, descritto come frutto di un’educazione precisa: i genitori avrebbero scelto di non regalargli armi giocattolo, scelta che Massari dice di aver poi trasferito ai propri figli.
L’ultima preoccupazione riguarda il pianeta e chi nega il cambiamento climatico. La sintesi proposta è netta: il cambiamento legato alla “stupidità” non sarebbe ancora avvenuto.


