Abuso d’ufficio e corruzione: nordio snobba la direttiva ue e risponde con 17 reati

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Abuso d’ufficio e corruzione: nordio snobba la direttiva ue e risponde con 17 reati

Il tema della reintroduzione dell’abuso d’ufficio torna centrale nel confronto politico dopo le indicazioni della direttiva Ue anticorruzione. Nel corso del question time alla Camera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha risposto a un’interrogazione del Movimento 5 stelle sollevando un punto specifico: l’adeguamento alle prescrizioni europee che, secondo quanto previsto, richiedono agli Stati membri di configurare come reato almeno determinate gravi violazioni di legge commesse dai pubblici ufficiali nell’esercizio delle funzioni.

direttiva ue anticorruzione e obbligo di incriminare violazioni gravi

Il nodo indicato dal Movimento 5 stelle riguarda l’articolo 7 della direttiva, che stabilisce un indirizzo vincolante per gli Stati membri. La norma europea impone di prevedere come reato almeno determinate gravi violazioni di legge da parte dei pubblici ufficiali durante lo svolgimento delle funzioni. Il testo viene descritto come una formulazione di compromesso, attribuita all’esito di un lavoro governativo che ha portato a dire sì al contenuto complessivo.

posizione m5s: rischio di inadempienza e procedimento d’infrazione

Secondo l’interrogazione presentata, la direttiva metterebbe l’Italia in una condizione “imbarazzante”, perché lo Stato avrebbe abrogato un reato che oggi risulterebbe necessario per rispondere a un obbligo europeo. In Aula la deputata Valentina D’Orso, prima firmataria, ha chiesto se sia prevista la reintroduzione del reato oppure se l’esecutivo intenda esporsi a una procedura d’infrazione.

La richiesta politica collega il passaggio europeo all’impostazione interna della lotta alla corruzione, sostenendo che l’orientamento dell’Ue punta a contrastare le condotte in cui l’interesse privato finisce per schiacciare il bene pubblico.

risposta di nordio: niente necessità di reintervenire sul diritto penale

Carlo Nordio ha escluso la necessità di intervenire per adeguarsi alla direttiva. La risposta si fonda sull’idea che gli Stati dispongano di discrezionalità nel predisporre sistemi anticorruzione. Il ministro ha affermato che l’insieme delle misure italiane, tanto preventive quanto repressive, costituirebbe un arsenale “il più ricco” tra quelli disponibili.

arsenale italiano: 17 fattispecie di reato

Nordio ha richiamato il fatto che l’ordinamento italiano includerebbe ben 17 fattispecie di reato e ha aggiunto che, sul punto, l’Europa si sarebbe detta soddisfatta. La posizione espressa mira a dimostrare che l’obiettivo della direttiva può essere raggiunto senza procedere a una specifica reintroduzione collegata all’abuso d’ufficio.

argomentazione chiave: articolo 7 non tipicizza fattispecie determinate

Secondo il ministro, l’articolo 7 della direttiva non avrebbe a che vedere con il reato abrogato in Italia. La motivazione indicata è che la norma europea non tipicizza alcuna fattispecie incriminatrice e non individua condotte determinate. Da questa impostazione deriva l’idea che l’adeguamento non imponga la reintroduzione di una specifica figura penale come quella oggetto della contestazione politica.

repliche e contestazioni: necessità di reintroduzione secondo una lettura opposta

La tesi del ministro viene contestata. Nel dibattito viene richiamata la presenza di autorevoli giuristi che avrebbero sostenuto l’esistenza di un contrasto tra la norma europea e le norme italiane. Inoltre, la relatrice della direttiva in ambito europeo, Raquel Garcia Hermida, esponente dei liberali di Renew, ha dichiarato che l’Italia dovrebbe obbligatoriamente reintrodurre almeno le fattispecie più gravi di abuso d’ufficio.

m5s in Aula: reintroduzione come conseguenza dell’obbligo europeo

Nel contraddittorio, il deputato Federico Cafiero De Raho ha incalzato Nordio. Il punto centrale della replica riguarda la lettura secondo cui l’eventuale mancato adeguamento alla direttiva significherebbe un rifiuto di recepirne l’impianto. Cafiero De Raho ha usato una formulazione polemica collegata alla mancata disponibilità ad adeguarsi, sostenendo che l’intendimento espresso sarebbe sintomatico di un atteggiamento di distacco verso l’appartenenza europea.

lettura politica dell’effetto dell’abrogazione

Il ragionamento del Movimento 5 stelle collega l’abrogazione dell’abuso d’ufficio a un danno sul piano della tutela dei cittadini. La critica descrive quella figura come un’unica tutela per difendersi dall’arroganza del potere e indica diversi contesti in cui il cittadino sarebbe potenzialmente esposto a soprusi, tra cui concorsi pubblici, liste d’attesa, concessioni pubbliche e più in generale i casi in cui l’azione amministrativa potrebbe tradursi in una compressione dei diritti.

messaggio conclusivo m5s: legalità e scudo contro soprusi

Secondo la ricostruzione portata in Aula, la “cultura garantista” richiamata dal governo sarebbe interpretata come una logica di “casta”, mentre l’orientamento emerso dal referendum indicherebbe una richiesta di rimanere nella legalità. In questo quadro, la critica finale rimarca che la scelta politica sull’abuso d’ufficio sarebbe incompatibile con l’esigenza di un presidio efficace contro gli abusi.

personaggi citati nel confronto

Carlo Nordio; Valentina D’Orso; Federico Cafiero De Raho; Raquel Garcia Hermida.

Nordio snobba la direttiva Ue: “L’abuso d’ufficio non tornerà, contro la corruzione abbiamo già 17 reati”
Categorie: PoliticaCronaca

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