Votare giovani: non è stato il No, ma il Basta. cosa significa per il risultato

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Votare giovani: non è stato il No, ma il Basta. cosa significa per il risultato

Respirare in città può diventare un esercizio di sopravvivenza: l’aria pesa, stringe, concede solo mezzo polmone. La consapevolezza si fa più netta quando, in montagna, il torace si dilata e l’ossigeno entra senza attrito. Ieri, dopo tanto tempo, è arrivato un sollievo che non è rimasto stabile: un’euforia “a metà”, fragile come un pallone con un foro. Nello stesso respiro convivono la soddisfazione per una vittoria del No e il peso di immagini che non si riescono a scacciare.

Le persone in piazza hanno esibito bandiere e movimenti che si sovrapponevano a un ricordo rimasto inciso. Su quel vetro mentale si sono impresse scene di sofferenza: bandiere bruciate, gambette ustionate, il segno di un chiodo piantato nella carne. Al centro del pensiero compare la vicenda di Karim, un bambino palestinese di un anno, torturato dai soldati israeliani per estorcere una confessione a suo padre. Il contesto indicato è un check point nel campo profughi di Al-Maghazi. La fonte riporta l’esistenza di referto medico, foto e testimoni, oltre alla reazione dopo le torture: Karim viene rilasciato al Comitato Internazionale della Croce Rossa in stato di shock, dopo un tempo indicato di 10 ore di violenze davanti agli occhi del padre.

vittoria del no e senso di sollievo contrastato

La gioia scaturita dalle piazze non elimina il resto. La fonte descrive un’esultanza che fatica a farsi largo nelle viscere, dove l’angoscia resta presente anche durante i momenti di partecipazione politica. Le bandiere sventolano, ma la mente continua a tornare ai dettagli di una violenza raccontata come quotidiana, legata ad altri episodi di abuso sui bambini palestinesi. La vittoria elettorale viene quindi associata a una sensazione complessa: un trionfo parziale, dentro cui si intrecciano sollievo e memoria dell’orrore.

dinamiche parlamentari: sì sostenuto dal centrosinistra, no senza il centrodestra

Nel quadro politico riportato, la posizione parlamentare viene descritta come sbilanciata. Diversi parlamentari di centrosinistra avrebbero sostenuto il , mentre la fonte afferma che nessun parlamentare del centrodestra avrebbe sostenuto il No. Da questa asimmetria deriva un’osservazione: risulterebbe che ci sono più elettori di centrodestra che hanno votato No rispetto agli elettori di centrosinistra che avrebbero votato .

voto utile, sensibilità diverse e coerenza politica

La fonte collega questa dinamica alla presenza di esponenti che, quando si tratta di richiamare gli elettori al “voto utile” per fermare le destre, vengono indicati come protagonisti. Nel racconto emerge anche un riferimento critico a comportamenti politici: chi sostiene l’idea di abolire il Senato e poi assume un ruolo istituzionale viene presentato come esempio di contraddizione percepita.

riforme nel pd e allineamenti descritti

Un altro passaggio collega il voto al lavoro dei “terzopolisti e riformisti” del Pd, descritti come favorevoli alle riforme “sì, purché della destra”. In questa cornice, la fonte interpreta l’esito come ulteriore conferma del ruolo attribuito a tali posizioni interne.

giustizia e politica estera: motivazioni del no legate a scelte del governo

La fonte afferma che nel Pd la scelta per il sarebbe associata, secondo il racconto, a un’area definita “Sinistra per Israele”, descritta come impegnata nella negazione del genocidio e della sua pianificazione. Nella narrazione si inserisce anche un’immagine polemica per evidenziare la distanza tra il voto sul merito della riforma e la lettura politica dei conflitti internazionali.

il no come risposta a posizioni e rifiuti su israele e trump

La scelta del No viene presentata come indipendente dal giudizio negativo sulla riforma. La motivazione sarebbe invece legata a una sequenza di rifiuti e posizioni attribuite a esponenti di governo. La fonte cita:

  • l’indisponibilità a condannare Israele e Trump da parte di Meloni;
  • il diritto internazionale descritto come valido “fino a un certo punto” associato a Tajani;
  • una situazione descritta per Nordio legata alla decisione di liberare il torturatore Almasri accusato di stupro di minori, con richiamo al trauma dei piccoli della “casa del bosco”.

salvini e segnali contraddittori durante il conflitto

La fonte menziona anche Salvini, indicandolo come ritirante un premio chiamato “amico di Israele”, pur in presenza di un massacro descritto come coinvolgente decine di migliaia di palestinesi, libanesi e iraniani. Il quadro complessivo viene definito come quello di un governo di “complici e pavidi” a cui viene attribuita la richiesta di un voto di conferma dell’operato.

giovani al voto e percezione del collasso democratico

La fonte sostiene che molti giovani, andando a votare, non sarebbero preoccupati di salvaguardare l’indipendenza della magistratura. Invece, se esiste una preoccupazione, viene descritta come subordinata al timore del collasso della democrazia, percepito con angoscia mentre istituzioni e attori diversi non riescono a fermare i responsabili dello “sfacelo del diritto, della logica e dell’umanità”.

no come bastoncino negli ingranaggi e scelta morale

Il rifiuto del viene presentato come un’azione concreta: la fonte descrive la decisione come un modo per piantare un bastoncino tra gli ingranaggi. In questa interpretazione, l’effetto è la costruzione di un trionfo del No, sintetizzato come “basta”, un arresto netto indicato come unica opzione morale e una mossa strategica.

personalità e figure citate: nomi presenti nella narrazione

  • Karim (bambino palestinese di un anno)
  • Meloni
  • Tajani
  • Nordio
  • Almasri (torturatore accusato di stupro di minori)
  • Salvini
  • Licio Gelli
Non è stato un trionfo del No ma del Basta! Questo hanno detto i giovani andando a votare
Preferirei di NO
Categorie: PoliticaCronaca

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