Venezuela e traffico di petrolio: i fratelli De Grazia e la tesi dei prigionieri politici al Senato italiano

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Venezuela e traffico di petrolio: i fratelli De Grazia e la tesi dei prigionieri politici al Senato italiano

Mandati di scarcerazione pronti, misura sostitutiva da applicare e una detenzione che prosegue da mesi. La vicenda di Daniel De Grazia e Carmelo De Grazia, italiani con doppio passaporto detenuti a El Rodeo I in Venezuela, resta al centro di un confronto acceso tra fonti locali e richieste formali arrivate anche in ambito parlamentare.

mandati di scarcerazione e misura sostitutiva per daniel e carmelo de grazia

Due documenti di mandato di scarcerazione, indicati con i numeri 165-26 e 166-26, sono stati segnalati sulla scrivania della direzione del carcere venezuelano di El Rodeo I. Nel testo compare la formula di “misura sostitutiva”, intesa come arresti domiciliari.

Nonostante ciò, il colonnello Alexander José Martínez Endeiza risulta in fase di temporeggiamento. I due fratelli, Daniel e Carmelo, restano in cella: la detenzione è iniziata dall’aprile 2024.

detenzioni fondate su accuse legate a reati economici e patriottici

Entrambi sono stati arrestati e detenuti per distrazione di beni, valori o beni pubblici, associazione a delinquere e tradimento alla Patria. La ricostruzione comprende anche un terzo parente, Levin De Grazia, che è riuscito a evitare l’arresto.

La denuncia arriva dalla moglie di Carmelo, che definisce la situazione illegale, affermando che il colonnello mantiene arbitrariamente detenute due persone.

interventi al senato italiano e richieste di tutela dei diritti

Nelle settimane precedenti, la vicenda è stata discussa anche in Parlamento italiano. Tra gli interventi risultano quelli dei senatori Pier Ferdinando Casini (Centristi per l’Europa) e Giulio Terzi di Sant’Agata (FdI), insieme ad altri riferimenti, con l’attenzione posta sulle condizioni detentive di Daniel e Carmelo.

Nel contesto degli interventi, i due vengono annoverati tra i connazionali detenuti in Venezuela per ragioni politiche. Sono state avanzate richieste di liberazione e di rispetto di diritti non pienamente garantiti.

cure mediche e visite consolari indicate come diritti negati

Tra le istanze citate figurano cure mediche, considerate in relazione alla delicata condizione di salute dei detenuti. È stata inoltre segnalata la presenza di visite consolari negate fino a quel momento.

La richiesta di liberazione viene descritta come non prevista neppure dai mandati di scarcerazione, mentre il focus resta sul mancato passaggio a una misura effettiva.

quadro in venezuelа: estorsione, conti bancari e pressioni sul patrimonio

La lettura delle cause della detenzione appare più complessa sul territorio venezuelano. Il loro cugino Americo De Grazia sostiene che Daniel e Carmelo siano vittime di estorsione da parte del controspionaggio militare.

Secondo questa ricostruzione, l’obiettivo sarebbe ottenere una firma su un documento con cui i detenuti cedrebbero la propria banca a José Simón Elarba, descritto come imprenditore vicino all’amministrazione di Caracas. Lo stesso Americo ammette che Elarba risulterebbe già “proprietario” della banca indicata, Bancamiga.

bancamiga e la crescita legata a un nuovo scenario bancario

La banca Bancamiga risulta fondata nel 2007 come banca di sviluppo e cresciuta “sulle macerie” di Novo Banco, filiale dell’istituto portoghese Espírito Santo a Caracas.

Altre fonti sostengono che la permanenza in carcere sia legata a una questione di soldi. In questa prospettiva, l’amministrazione di Delcy Rodríguez starebbe presentando i conti a “coloro che devono soldi” alla statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa).

Viene citato anche un caso simile, collegato a Wilmer Ruperti, imprenditore vicino al chavismo detenuto alcune settimane prima.

schema economico contestato: petrodollari, criptovalute e corruzione

Durante la fase di permanenza in carcere, non risulta che i due fratelli abbiano ceduto a un presunto ricatto. La dinamica viene inserita in una rete più ampia, legata all’attività su Bancamiga e ad altre entità, con un ruolo nel mercato valutario venezuelano, considerato centrale nell’economia di Caracas per la forte domanda di dollari come protezione dall’inflazione, indicata al 600%.

petrodollari dal traffico illecito e passaggi verso conti esteri

Il nodo principale riguarderebbe i petrodollari provenienti dal traffico illecito di greggio. I flussi sarebbero passati da Bancamiga, trasformati in criptovalute e poi finiti nei conti della Compass Bank Corporation, situata in Dominica.

La stampa avrebbe battezzato lo schema come “Pdvsa-Cripto”, collegandolo a un giro di corruzione da 23 miliardi di dollari.

apertura conti e catena di commissioni e tangenti

Secondo la ricostruzione, l’avvio sarebbe legato all’apertura di un conto. Viene riportato che nessuno poteva fare affari con Pdvsa senza disporre dei soldi su Bancamiga.

Il giornalista investigativo Jorge Castro descrive una catena “ben strutturata” dietro cui sarebbero indicati Samark López e l’ex presidente di Pdvsa, Tareck El Aissami, anch’egli detenuto a El Rodeo I. I soldi diretti a Caracas sarebbero stati decimati da commissioni e tangenti distribuite tra De Grazia, López, El Aissami e altri soggetti.

prezzi del petrolio e contesto di povertà e carenza

Si riferisce anche che Carmelo, allora presidente di Bancamiga, ricevesse carichi di petrolio a 43 dollari al barile, rivendendoli in seguito a un prezzo più alto. Il quadro viene collegato a un Paese in cui oltre l’80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e che già allora affrontava grave carenza di cibo e medicinali.

Resta non chiarita l’improvvisa ascesa dei tre fratelli nel settore petrolifero: la fonte indica che provenissero dalla ristorazione, con almeno cinque attività a Miami: Bocas, Francisca, Kitchen of the World, Laborejo e La Fontana.

precedenti e posizioni al senato: banche, responsabilità e prudenza

Secondo quanto riportato da Armando.info, già nel 2014 i fratelli De Grazia sarebbero finiti nel mirino del Dipartimento di Stato per attività sospette collegate a 200 milioni di dollari trasferiti dalla casa di valori Intersecurities International Inc. alle loro intestazioni, poi verso Continental Bank.

Alla luce di questi elementi, al Senato viene riportata la durezza con cui Casini avrebbe parlato, affermando che non si tratterebbe di “scuse” e sostenendo che il nodo non riguarderebbe le banche di cui sarebbero legittimi proprietari i soggetti coinvolti.

terzi di sant’agata e l’attenzione su vicende legate alla banca

Risulta più prudente la posizione di Terzi di Sant’Agata sul tema Bancamiga, citando l’esistenza di “una vicenda dietro questo” che non sarebbe intenzione affrontare nel dettaglio, richiamando quanto sarebbe stato raccontato sulla banca anche in altri ambiti.

campagna e testimonianze: prigionieri e diritti, senza etichette univoche

Parallelamente viene descritta una campagna che avrebbe ottenuto riscontro a Miami, indicata come epicentro dell’attività attribuita ai De Grazia. Un giornalista venezuelano, citato con preferenza per l’anonimato, riferisce di aver ricevuto un tentativo di coinvolgimento.

La collega che avrebbe proposto la conversazione sarebbe apparsa in imbarazzo. Nel racconto, la conclusione mette in primo piano un principio: tutti i prigionieri avrebbero diritti essenziali.

La stessa fonte sottolinea però che non sarebbe possibile inventare l’innocenza di Daniel e Carmelo né etichettarli in modo automatico come “prigionieri politici”.

personalità coinvolte nella ricostruzione

  • Daniel De Grazia
  • Carmelo De Grazia
  • Levin De Grazia
  • Alexander José Martínez Endeiza
  • Pier Ferdinando Casini
  • Giulio Terzi di Sant’Agata
  • Americo De Grazia
  • José Simón Elarba
  • Delcy Rodríguez
  • Wilmer Ruperti
  • Jorge Castro
  • Samark López
  • Tareck El Aissami
Venezuela, i fratelli De Grazia: coinvolti nel traffico di petrolio e definiti “prigionieri politici” al Senato italiano

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