Strategia in iran cremlino come la vedono e cosa significa per la politica internazionale

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Strategia in iran cremlino come la vedono e cosa significa per la politica internazionale

La strategia iraniana viene letta, e soprattutto schematizzata, attraverso una lente legata al Cremlino. Una rivista online collegata ai servizi russi descrive la fase militare non come un colpo isolato, ma come un disegno di lungo periodo: selezione degli obiettivi, logiche di logoramento, pressioni economiche e alleanze operative diventano tasselli di un unico scenario. Al centro della ricostruzione compaiono anche le ripercussioni sui mercati energetici e sulle infrastrutture regionali, oltre al ruolo di attori esterni che influenzano la capacità difensiva e la sostenibilità del conflitto.

strategic culture foundation e quadro generale della lettura russa

La rivista online, diretta dal Servizio di Intelligence Estero russo (SVR) ed affiliata al Ministero degli Affari Esteri russo, inquadra la risposta iraniana dopo un attacco descritto come illegale e criminale condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Nel racconto emergono le incongruenze sulle tempistiche attribuite a Washington e l’assenza, secondo la ricostruzione riportata, di un disegno strategico chiaro. Mark Kelly viene citato per sintetizzare proprio questa impostazione priva, a suo dire, di obiettivi, piano e scadenze definite.

strategia iraniana a lungo termine: comando decentralizzato e successione

La rivista afferma che l’Iran avrebbe strutturato una risposta non centrata su una singola leadership. Dopo Khamenei, il quadro operativo sarebbe passato a un comando decentralizzato, con cellule operative e un piano di successione sviluppato su quattro livelli. L’elemento chiave indicato riguarda la continuità della capacità decisionale e dell’esecuzione operativa anche in caso di pressioni o disarticolazioni.

ondate di droni sacrificali per esaurire sistemi Patriot e Thaad

Un passaggio centrale descrive l’impiego di ondate di droni sacrificali, presentati come economici. L’obiettivo indicato è l’esaurimento, su scala industriale, delle batterie Patriot e dei sistemi Thaad. La logica di sostenibilità viene argomentata tramite un esempio: utilizzare tre Patriot (valutati in 9,6 milioni di dollari) per abbattere un singolo drone sarebbe insostenibile nel tempo, secondo la lettura proposta.

caos economico-energetico: pressione sui mercati e sugli snodi regionali

La ricostruzione dedica ampia attenzione agli effetti economici. Nei primi quattro giorni di guerra, la rivista parla di 3.200 miliardi di dollari evaporati dai mercati globali; il totale complessivo, con stima definita prudente, si collocherebbe intorno a 5 trilioni di dollari.

chiusura dello stretto di hormuz e impatto sul fabbisogno petrolifero

Lo Stretto di Hormuz viene indicato come chiuso “ai nemici dell’Iran”, specificando che la chiusura riguarderebbe non le navi russe e cinesi. La misura, nella descrizione fornita, bloccherebbe almeno il 20% del fabbisogno petrolifero mondiale.

fermo del gnl qatariota e chiusura di un giacimento iracheno

La rivista riporta anche l’arresto dell’intera produzione di gas naturale liquefatto del Qatar. Inoltre, viene segnalata la chiusura del secondo giacimento petrolifero dell’Iraq.

pressione su interessi nel gcc e conseguenze sul petrodollaro

Viene evidenziato che l’azione non avrebbe colpito solo basi militari statunitensi, ma anche interessi economici nel GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo, con Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Kuwait, Bahrain e Oman). La rivista descrive l’effetto come una “bomba a orologeria” contro il petrodollaro, citando anche un beneficio per la Cina.

fragilità del gcc: basi, radar e colpi su infrastrutture

La ricostruzione collega la vulnerabilità strutturale del GCC al modello basato sul petrodollaro in cambio della protezione militare americana, affermando che la fragilità emergerebbe già nei primi giorni del conflitto. Tra gli elementi più citati figurano bombe su Dubai e la distruzione del radar AN/FPS-132 (stimato in 1,1 miliardi di dollari) nella base aerea di Al Udeid in Qatar.

ruolo della russia: corridoio aereo e componenti per difesa aerea

Il ruolo russo viene presentato attraverso un corridoio aereo Astrakhan-Teheran che, secondo la rivista, rifornirebbe l’Iran di componenti per sistemi di difesa aerea. Nel dettaglio vengono citati moduli radar, sistemi idraulici per lanciatori di missili e sistemi di guerra elettronica avanzata.

krasukha-4ir e disturbo dei radar dei droni

La rivista menziona il Krasukha-4IR come sistema in grado di disturbare i radar dei droni statunitensi. Una parte del carico arriverebbe anche tramite il Caspio. Viene inoltre indicato che l’Iran dispiegherà a breve batterie di missili terra-aria S-400 a lungo raggio, con una capacità dichiarata di controllare fino al 70% dello spazio aereo proprio.

ruolo ambiguo della turchia: nato e avvisi del mit

Il quadro include anche la Turchia, descritta come paese Nato, con un elemento definito ambiguo: la rivista richiama un avvertimento del Mit (intelligence turca) ai Pasdaran riguardo a movimenti di milizie curde al confine iracheno-iraniano, riferendo l’episodio come avvenuto due mesi prima.

infrastrutture energetiche a rischio: obiettivi iraniani e corridoi regionali

Tra le possibili aree di pressione figurano infrastrutture per il trasporto e l’export energetico. La rivista indica il gasdotto BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan), che trasporta greggio azero dal Caspio al Mediterraneo, come potenziale obiettivo iraniano. Vengono associati anche il gasdotto saudita Est-Ovest e le piattaforme offshore irachene stimate a 3,5 milioni di barili al giorno.

obiettivo finale iraniano: prolungare lo stress e indebolire il petrodollaro

La conclusione proposta dalla rivista inquadra l’obiettivo finale come l’espansione del conflitto e il suo prolungamento per rendere lo stress economico-politico insostenibile per gli Stati Uniti e i loro alleati. In questa cornice, l’indirizzo strategico punta a sostituire il petrodollaro aprendo a petroyuan o a un paniere di valute BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e paesi associati).

La rivista richiama il concetto di “scaccomatto” associandolo all’origine persiana Shah Mat, descrivendo l’idea del re reso impotente. Nel racconto compare anche l’affermazione che Trump starebbe già “rinculando”, collegando questo passaggio alla propaganda attribuita come “interessante”.

nomi citati:

  • Mark Kelly
  • Trump
La strategia in Iran? È interessante vedere come la pensano al Cremlino
Categorie: PoliticaEconomia

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