Stagflazione: economia mondiale a rischio dopo le politiche di trump
Il rischio di una stagflazione sta passando da “ipotesi remota” a preoccupazione concreta. Negli Stati Uniti emergono segnali che indicano un possibile peggioramento: inflazione alta e crescita debole o stagnante possono incontrarsi in un quadro particolarmente difficile per governi e banche centrali. La combinazione mette in crisi la gestione delle politiche economiche, perché gli strumenti pensati per frenare i prezzi tendono a deprimere l’attività, mentre le misure volte a sostenere il ciclo economico possono finire per alimentare l’inflazione. In parallelo, viene richiamata la lezione degli anni Settanta: uscire da una fase di questo tipo richiede tempo e costa caro.
stagflazione negli stati uniti: segnali di un rischio in crescita
La tensione riguarda soprattutto la possibile materializzazione di condizioni simili a quelle del passato. L’attenzione si concentra su come alcuni sviluppi, partiti dal contesto internazionale, si inseriscano in una fase economica già delicata. L’osservazione sottolinea che lo shock energetico non avrebbe colpito un’economia in equilibrio, ma un sistema in cui i prezzi stavano già risalendo e in cui l’occupazione aveva perso slancio.
Secondo l’economista Paul Krugman, uno choc petrolifero collegato agli attacchi all’Iran si sarebbe tradotto in una dinamica paragonata a eventi precedenti: l’effetto si è innestato su un contesto in cui il mercato del lavoro risultava più debole e un “sentore” di stagflazione era già presente. L’escalation nel Medio Oriente renderebbe il fenomeno più percepibile, con la prospettiva di tempi bui per l’economia americana qualora la situazione peggiorasse ulteriormente.
inflazione e lavoro sotto pressione: perché il quadro diventa difficile
La difficoltà gestionale nasce dal fatto che le leve economiche si muovono in direzioni che possono confliggere. Ridurre l’inflazione tende a raffreddare l’economia, mentre provare a sostenere la crescita rischia di rendere più complesso il ritorno dei prezzi verso livelli compatibili. Nel commento viene segnalato che la crescita debole o stagnante, associata a prezzi elevati, configura uno scenario complesso per le istituzioni chiamate a prendere decisioni.
il ruolo dei tassi di interesse e la cautela sulla somiglianza con gli anni settanta
La Fed, dopo una riunione in cui è stato deciso di lasciare invariati i tassi di interesse, ha posto l’accento su uno scenario definito “molto difficile” ma non coincidente con gli anni Settanta. Il presidente della Fed Jerome Powell riserva l’uso del termine stagflazione a quel periodo storico.
Krugman, però, introduce un elemento di rischio legato alla durata dello shock energetico: se il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse estendersi per mesi anziché per settimane, lo shock sulle forniture petrolifere mondiali sarebbe, secondo la valutazione citata, peggiore rispetto a quello del 1973 o del 1979. Nello stesso ragionamento viene considerata l’assenza di segnali che permettano di prevedere una rapida riapertura dello stretto.
anni settanta: guerra del kippur, embargo petrolifero e austerity energetica
Il paragone con gli anni Settanta viene presentato come particolarmente stringente. Nell’ottobre del 1973, l’attacco di Egitto e Siria a Israele, con l’inizio della guerra del Kippur, porta i Paesi arabi collegati all’Opec a reagire con una riduzione della produzione e con un embargo petrolifero contro Washington e gli alleati. In pochi mesi il costo del greggio quadruplica, rafforzando una tendenza inflazionistica già in corso.
Il quadro viene descritto come il risultato di più fattori combinati: politiche fiscali espansive, politica monetaria accomodante e indicizzazione dei salari ai prezzi. Nel 1974 i prezzi aumentano a livello di cifre doppie. In Italia viene riportato un incremento vicino al +19%. In risposta, il governo Rumor applica misure di austerità, tra cui il blocco delle auto private la domenica, la riduzione dell’illuminazione pubblica e la chiusura anticipata dei locali.
Misure di risparmio energetico vengono indicate come diffuse anche in altri Paesi europei, con l’uscita che sarebbe arrivata soltanto negli anni Ottanta. La ricetta menzionata combina strette monetarie e, per l’Italia, anche il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia e un ridimensionamento della scala mobile. Negli Stati Uniti, nel 1974, il limite di velocità viene ridotto a 55 miglia orarie per limitare i consumi di carburante; in seguito, la cura basata su alti tassi di interesse genera una profonda recessione e porta la disoccupazione oltre il 10%.
inflazione in salita e occupazione ferma: politiche dell’amministrazione trump
Nel confronto con i dati statunitensi, Krugman sottolinea che l’inflazione aveva ripreso a crescere già prima del conflitto, con un’uscita dalla traiettoria di ritorno verso l’obiettivo del 2%. In parallelo, il mercato del lavoro avrebbe deluso le aspettative: la creazione di nuovi posti si sarebbe fermataa e il rallentamento non colpirebbe soltanto il settore pubblico, influenzato dai tagli del Doge.
Il quadro viene collegato a una combinazione di decisioni dell’amministrazione Trump: da un lato i dazi, indicati come causa di aumenti dei prezzi per i consumatori; dall’altro le restrizioni sull’immigrazione, che avrebbero ridotto l’offerta di lavoro. Viene evidenziato che non si traduce in maggiori opportunità per i lavoratori statunitensi, ma porta a un contenimento artificiale del tasso di disoccupazione riducendo il numero di lavoratori disponibili.
Nello stesso passaggio vengono richiamati i costi di questa dinamica: pressioni inflazionistiche più forti e effetti negativi di lungo periodo, con ricadute anche sui conti pubblici.
crisi energetica e incertezza sulla risposta politica
Il contesto descritto risulta quindi preoccupante, con accenni di stagflazione già presenti prima del blocco di Hormuz. In questa cornice, la crisi energetica viene associata a decisioni interne che avrebbero contribuito ad alimentare l’instabilità. Nel ragionamento si evidenzia un livello di caos nel Golfo Persico e la possibilità che la situazione si deteriori.
La domanda finale è rivolta alla capacità dei funzionari dell’amministrazione Trump di reagire in modo “intelligente” ed “efficace” qualora il quadro peggiorasse, accompagnata da una nota ironica riportata nella valutazione citata.
personalità citate
- Paul Krugman
- Jerome Powell
