Riforma Nordio: perché la separazione delle carriere non vale per i giudici militari

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Riforma Nordio: perché la separazione delle carriere non vale per i giudici militari

La campagna referendaria sul continua a muoversi su temi giuridici centrali, facendo emergere posizioni nette sulla separazione tra funzioni giudicanti e requirenti. In questo quadro, ritornano argomentazioni che mirano a mettere in evidenza incoerenze della riforma evocata, soprattutto laddove si sostiene che la “vicinanza” tra soggetti appartenenti a ruoli diversi possa incidere sul modo di decidere.

Le considerazioni più incisive richiamano un passaggio espresso da Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi. L’idea formulata è che la separazione non debba rimanere soltanto teorica, ma debba trovare riscontro anche nelle dinamiche quotidiane dell’organizzazione giudiziaria: giudici e pm, secondo questa prospettiva, non dovrebbero nemmeno incontrarsi e non dovrebbero stabilirsi consuetudini che possano alimentare dubbi sulla fiducia. Il riferimento si inserisce in un ragionamento ricorrente tra i sostenitori del durante la campagna.

riforma nordio e limiti nel contesto della magistratura militare

Le tesi avanzate mettono in luce, in termini polemici, una possibile falla della riforma Nordio. Secondo l’impostazione riportata, la riforma non avrebbe un impatto effettivo nel settore in cui la “vicinanza” tra ruoli risulterebbe più marcata: la magistratura militare. A sostenerlo è Sergio Dini, ex magistrato del mondo militare, già capo della procura militare di Padova, già presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Militari ed ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura Militare. Oggi Dini opera come pm ordinario a Padova.

tribunali militari rimasti e lunga permanenza negli uffici

Dal suo ufficio, Dini indica numeri e condizioni operative. I tribunali militari rimasti risultano tre: Napoli, Verona e Roma. Nel ragionamento proposto, se il nodo fosse davvero la troppa colleganza tra pm e giudici, la soluzione dovrebbe partire dagli uffici con un assetto organizzativo stabile, caratterizzato da scarsa rotazione.

Secondo Dini, la fotografia complessiva riguarda 58 magistrati militari in servizio distribuiti tra tre tribunali, tre procure e una corte d’appello militare. In questi contesti, afferma, non si registrano movimenti frequenti: i magistrati rimangono in servizio per molti anni, e le “convivenze” tra giudici e pm possono durare altrettanto a lungo.

separatione e obiezioni: il caffè non sarebbe la causa determinante

Nel dibattito referendario, gli sponsor del richiamano una logica di contiguità quotidiana: lavorare nello stesso edificio e prendere il caffè nella stessa buvette contribuirebbe, secondo questa lettura, a favorire un appiattimento delle posizioni dei giudici sulle tesi dei pm.

la vicenda Priebke come esempio richiamato da Dini

Dini contesta l’interpretazione che collega in modo diretto l’effetto alle abitudini comuni. Nel suo racconto, viene richiamata la vicenda Priebke. Il Tribunale di Roma, nella circostanza evocata, si sarebbe mostrato cauto nel dare seguito alle accuse nella fase iniziale, arrivando poi ad assolvere. Questo elemento viene utilizzato per sostenere che i motivi del sarebbero collocati “altrove” rispetto alla causa individuata da chi pone l’attenzione sulle dinamiche quotidiane.

alta corte e Csm militare: interrogativi sulla coerenza della disciplina

La posizione di Dini conduce a una critica ulteriore sul piano della coerenza istituzionale. Se l’obiettivo fosse stato davvero eliminare le ragioni della presunta influenza derivante dalla vicinanza, sostiene, la riforma avrebbe dovuto incidere anche sul settore della magistratura militare. Nella sua ricostruzione, invece, la realtà mostrerebbe i cittadini militari esposti a giudizi di giudici ritenuti non sufficientemente separati dalle dinamiche dei pm.

La domanda diventa poi centrale: perché, nel sistema descritto, per i magistrati ordinari viene istituita l’Alta corte per i giudizi disciplinari, mentre per i magistrati militari resterebbe competente il Csm militare? In questa cornice, Dini formula un’osservazione che si conclude come interrogativo retorico: se la magistratura militare dovesse essere adeguata a un’eventuale vittoria del , si istituirebbero due Csm per i 58 magistrati? A quel punto, nella logica proposta, ci si chiede come verrebbero valutate simili scelte da parte dei cittadini comuni.

figure citate nella ricostruzione

  • Giuseppe Benedetto
  • Sergio Dini
“Separazione delle carriere per spezzare legami tra giudici e pm? Perché non vale per la magistratura militare? Lì tutti negli stessi uffici”: la domanda del pm Dini
Categorie: PoliticaCronaca

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