Referendum riforma giustizia a meloni e nordio le critiche di travaglio e le risposte del ministro
Un affondo ricco di ironia e di riferimenti politici ha animato Accordi&Disaccordi, con Marco Travaglio che, nel suo Passaparola, ha ripercorso le storture narrative emerse attorno al referendum. Il punto di partenza è la fase precedente al voto, quando, secondo la ricostruzione proposta, sembrava prevalere l’idea di un esito scontato per il fronte del sì, accompagnato da motivazioni presentate come decisive e capaci di “garantire” il risultato.
referendum e promesse sul sì: da Travaglio un passaggio tra dichiarazioni e ironia
Nel racconto, Travaglio riprende un commento attribuito a Sallusti, legato a una presunta certezza dell’affermazione del sì. La spiegazione richiamata unisce elementi di cronaca e formule sarcastiche, culminando in una domanda: “vuoi vedere che Berlusconi non è santo o non è in paradiso?”. Da lì l’analisi scivola verso un tema centrale: l’eccesso di sicurezza mostrato prima del voto e la facilità con cui venivano costruite certezze sull’esito finale.
Travaglio riprende poi un’altra linea di lettura, riferita a una “vittoria quasi certa”, motivata da una presunta mobilitazione di elettori che, pur definiti come appartenenti a un’area politica di sinistra, avrebbero comunque scelto il sì. Secondo questa narrazione, votare sì avrebbe significato un passo verso una democrazia occidentale allineata all’Europa, con un cambio di rotta descritto in termini geografici: da Africa, Asia e America Latina verso l’Europa.
discorsi sul voto: Nordio, Salvini e Mantovano tra previsioni e “armi segrete”
Nel quadro delineato, il regista dell’ironia porta l’attenzione anche su Nordio, presentandolo come destinatario di una serie di rimandi polemici. La critica si estende poi ad altre figure legate alla campagna: Salvini, descritto come conoscitore delle percentuali esatte del sì e del no, e Mantovano, che avrebbe evocato un’“arma segreta”.
Quest’ultima viene identificata con una specifica categoria di elettori: “i cattolici”. Travaglio ribalta la premessa con una sequenza di domande che includono anche chi non avrebbe vincoli religiosi o sarebbe rimasto libero di votare: protestanti, ortodossi, musulmani, ebrei, buddisti, induisti, taoisti, confuciani, mormoni e avventisti del settimo giorno. Nel tono della ricostruzione, il quesito diventa ancora più tagliente quando viene evocata l’idea di un possibile scambio tra piani politici e riferimenti religiosi.
meloni, giustizia ed efficienza: contraddizioni e smentite a distanza
La narrazione si sposta poi su Gaia Tortora, citata per l’entusiasmo mostrato verso Meloni, collegato a un’apparizione associata a Fedez e Mister Marra. Travaglio prosegue indicando che gli argomenti mobilitanti del fronte del sì sarebbero stati presentati come incredibilmente efficaci, riprendendo anche un confronto con il 2016: in quel caso, secondo la ricostruzione, vennero usate formule di promessa in ambito sanitario con esempi legati a cure per cancro, maternità e altre condizioni, mentre su aspetti giudicati meno “agevoli” non ci sarebbe stata la stessa chiarezza.
Nel contesto della campagna, il centrodestra viene descritto come disposto a proiettare scenari apocalittici sia in caso di voto favorevole sia in caso contrario, con l’immagine del regno di Saturno legata al sì e l’apocalisse associata al no, accompagnata da un’immagine figurata con “invasione” di cavallette.
nordio e le promesse: “miglior smentitore di se stesso”
Per Meloni, la riforma veniva inquadrata come occasione storica per ottenere una giustizia più efficiente. Travaglio richiama però un passaggio parallelo attribuito a Bongiorno, in cui viene sostenuto che sarebbe ignorante chi ritiene che la riforma incida sui tempi e sull’efficienza della giustizia. Da qui la chiave critica diventa l’idea di contraddizione: Nordio viene definito “miglior smentitore di se stesso”, secondo la formulazione riportata.
slogan e casi giudiziari: la campagna su garlasco e le domande di travaglio
La chiusura dell’intervento si concentra sugli slogan della campagna, includendo quello che riguarda Garlasco: “se vince sì non vedremo più vergogne come Garlasco”. Secondo la ricostruzione di Travaglio, lo slogan non avrebbe specificato quali “vergogne” sarebbero state eliminate e in che modo, aprendo una serie di interrogativi sul destino dei processi collegati al caso.
Nel ragionamento riportato, Travaglio solleva la questione del comportamento di giudici e pubblici ministeri rispetto alla presunta regola secondo cui si “danno sempre ragione” oppure “si danno sempre torto”. L’argomentazione si chiude su un punto considerato decisivo: Garlasco viene presentato come il caso più evidente di una dinamica in cui, negli anni, le parti avrebbero continuato a contraddirsi, con un riferimento temporale quantificato in 19 anni.
personaggi citati nell’intervento di marco travaglio
- Marco Travaglio
- Sallusti
- Berlusconi
- Nordio
- Salvini
- Mantovano
- Silvani
- Licio Gelli
- Gaia Tortora
- Meloni
- Bongiorno
- Fedez
- Mister Marra
- Renzi
- Boschi
- Lorenzin
- Garlasco
- Stasi
- Sempio
- pm
- giudici
