Pfas in Europa: rischi confermati esperti e bilanciamento con le esigenze industriali

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Pfas in Europa: rischi confermati  esperti e bilanciamento con le esigenze industriali

Le regole europee sugli inquinanti eterni sono sempre più pressanti, perché la pericolosità dei Pfas continua a generare impatti concreti su popolazione e ambiente. Il percorso verso una nuova disciplina sta però mostrando fin da ora un nodo centrale: trasformare l’urgenza scientifica in una norma capace di guidare una graduale eliminazione degli usi non essenziali senza creare frizioni insostenibili tra aspettative di tutela e capacità industriali. In questa fase, i comitati dell’Echa stanno valutando la proposta di restrizione presentata nel 2023 da Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, aprendo una consultazione che coinvolge molteplici categorie fino a maggio.

restrizione Pfas in europa: consultazione e passaggi verso la nuova legge

La discussione attorno agli inquinanti per- e polifluoroalchiliche ruota attorno alla proposta di restrizione avanzata nel 2023. Affinché la Commissione europea possa adeguare la normativa, emerge un passaggio tecnico fondamentale: i comitati dell’Echa hanno espresso pareri e avviato valutazioni che influenzeranno la proposta legislativa.

Il Comitato di analisi socio-economica (Seac) ha avviato una consultazione della durata di 60 giorni sul progetto di parere, con termine fissato al 25 maggio. Il parere finale Seac è indicato come adottabile entro la fine del 2026. In parallelo, il parere del Comitato di valutazione del rischio (Rac), già adottato il 2 marzo, chiude la fase di valutazione scientifica collegata alla proposta dell’Echa.

La consultazione Seac concentra l’attenzione esclusivamente sugli aspetti socioeconomici. Cittadini, aziende, istituzioni e associazioni potranno presentare commenti, mentre i risultati contribuiranno alla definizione della disciplina finale da parte dell’Unione europea. Le valutazioni saranno decisive per il lavoro delle direzioni generali della Commissione europea competenti su ambiente e mercato interno, industria, imprenditorialità e piccole e medie imprese.

perché la consultazione sul Seac è centrale per la proposta sugli pfas

La consultazione Seac serve a misurare l’impatto socioeconomico delle misure, con particolare attenzione alla praticabilità e alle esigenze del mondo industriale. Nel documento, viene evidenziato un punto operativo: in alcuni settori potrebbero non esistere alternative agli inquinanti eterni. Per questo, un divieto generalizzato sarebbe probabilmente non proporzionato.

La Commissione europea, dopo l’esito complessivo delle valutazioni, dovrebbe predisporre una proposta legislativa di restrizione per l’esame e il voto degli Stati membri, secondo quanto previsto dal regolamento Reach. L’obiettivo legislativo viene indicato come perseguito da almeno tre anni, con l’intenzione di integrare i contenuti scientifici e socioeconomici in una disciplina condivisa.

cosa dicono gli esperti del comitato di valutazione del rischio (rac) sui pfas

Il Rac ha analizzato caratteristiche e pericoli dei Pfas, i loro utilizzi in diversi settori e le emissioni previste collegate a tali impieghi. La conclusione è netta: tutti i Pfas comportano rischi, perché risultano molto persistenti e presentano altre proprietà pericolose, tra cui alta mobilità, bioaccumulo e tossicità, variabile da sostanza a sostanza.

Un elemento decisivo è l’assenza di livelli considerati sicuri per le emissioni. Di conseguenza, i rischi derivanti dai Pfas non risulterebbero adeguatamente controllati allo stato attuale: la linea indicata è ridurre le emissioni al minimo possibile.

Il Rac sostiene la limitazione di produzione, uso e vendita dei Pfas, cercando di mantenere il minor numero possibile di deroghe soggette a durata limitata. In base alla valutazione del comitato, una restrizione senza deroghe sarebbe ancora più efficace per ridurre le emissioni.

rac: deroghe e misure aggiuntive per ridurre le emissioni

Se la politica scegliesse di accogliere richieste industriali e ammettere deroghe, il Rac raccomanda di affiancare misure mirate per limitare l’impatto. In particolare, vengono indicate misure aggiuntive tra cui monitoraggio delle emissioni e raccolta di dati su usi e volumi di Pfas. Sono inoltre previste comunicazioni della catena di approvvigionamento e etichette chiare per i consumatori, con istruzioni su uso e smaltimento.

Il comitato chiede anche la segnalazione delle emissioni di Pfas da siti manifatturieri e industriali. Su questa valutazione si è già espresso l’European Environmental Bureau (EEB), descritto come la più grande rete europea di organizzazioni ambientaliste. L’EEB sostiene in larga parte la valutazione del Rac, ma risulta contrario alla produzione degli inquinanti eterni nell’Unione europea sotto i limiti di emissione. La posizione viene collegata al rischio di indebolire l’incentivo alla eliminazione graduale degli usi non essenziali.

analisi socio-economica (seac): ampia restrizione con deroghe mirate

Secondo Seac, nell’ambito di Reach la restrizione dei Pfas a livello europeo rappresenterebbe la misura normativa più appropriata. Resta però necessario un ulteriore lavoro per individuare i periodi di transizione per i diversi settori, così da evitare distorsioni commerciali e mantenere condizioni di parità nel mercato interno.

Seac indica che deroghe mirate possono essere necessarie per usi specifici, purché supportate da prove sull’assenza di alternative e da una valutazione di costi e benefici, così da garantire proporzionalità. La presidente Seac, María Ottati, presenta il progetto di parere come un supporto a un’ampia restrizione, riconoscendo però l’esigenza di deroghe mirate per rendere la misura proporzionata e praticabile.

incertezza sui dati industriali e necessità di chiarimenti

Nel progetto Seac viene sottolineato che i dati forniti dall’industria risultano limitati, creando significativa incertezza. L’Echa evidenzia quindi che, allo stato attuale, non sarebbe possibile stabilire se le deroghe proposte siano sufficienti o appropriate. La consultazione in corso è presentata come strumento per raccogliere ulteriori elementi, con la previsione che possano intervenire anche le aziende direttamente coinvolte da possibili misure restrittive.

usi dei pfas e misure europee già adottate

Gli Pfas sono impiegati grazie a proprietà antiaderenti, impermeabilizzanti e termoresistenti. Sono presenti in prodotti di uso quotidiano: dai cosmetici agli utensili da cucina, dagli imballaggi agli indumenti impermeabili. La loro persistenza è elevata: impiegano tempi estremamente lunghi per decomporsi.

Nel frattempo, l’Unione europea ha già adottato misure specifiche. Per l’acqua potabile, una direttiva ha introdotto a partire da gennaio un limite massimo di 0,1 microgrammi per litro per la concentrazione combinata di 20 Pfas, includendo Pfoa, Pfos e Pfhxs, considerati preoccupanti per l’acqua destinata al consumo umano. Per quanto riguarda il settore degli imballaggi alimentari, una legislazione stabilisce concentrazioni massime di Pfas a partire da agosto. Inoltre, per i giocattoli, è previsto il divieto entro il 2030 degli inquinanti persistenti e degli interferenti endocrini.

Un rapporto pubblicato a fine gennaio quantifica l’impatto economico degli Pfas sull’Europa: i costi indicati oscillano tra 330 miliardi e 1.700 miliardi di euro entro il 2050. La stima dipende dall’entità delle misure per bonificare suolo e acqua contaminati e dal costo per la tutela della salute dei cittadini europei.

figure chiave citate nelle valutazioni rac e seac

Le valutazioni e i passaggi descritti fanno riferimento a figure specifiche dei comitati coinvolti nei lavori dell’Echa.

  • Roberto Scazzola, presidente del comitato di valutazione del rischio (Rac)
  • María Ottati, presidente del comitato di analisi socio-economica (Seac)
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