Pediatra Vittorio Urbani progetto Cura e Arte giro d’Italia delle opere commissionate bambini
In un ambulatorio sanitario, la comunicazione non riguarda soltanto le parole: incide direttamente su visite, terapie e comprensione dei bisogni. L’esperienza di Vittorio Urbani, pediatra di base ed oggi volontario in ambulatori di Emergency a Napoli, mette al centro un elemento spesso decisivo: la presenza di mediatori linguistici e culturali. Quando mancano, l’incontro con pazienti e familiari può diventare complesso, con effetti immediati sul benessere della persona assistita.
mediatori linguistici e culturali in ambulatorio: il racconto di Vittorio Urbani
Urbani descrive un episodio avvenuto in ambulatorio, quando una bambina di circa 5 anni, accompagnata da un uomo che sembrava anziano (padre, nonno o conoscente dei genitori), si presentò per una visita. La bambina, vestita con cura, appariva in buona salute; l’uomo però parlava soltanto urdu. In quel giorno, riferisce, non era disponibile il mediatore di urdu, rendendo l’interazione impossibile sia con la bambina sia con l’accompagnatore. Il contesto non permetteva nemmeno di comprendere chiaramente il motivo della visita. Da qui nasce il disagio raccontato, legato alla difficoltà di svolgere un percorso sanitario efficace quando la comunicazione resta bloccata.
ruolo di Emergency e contesti di fragilità incontrati sul territorio
Già pediatra di base, Urbani oggi lavora come volontario nel poliambulatorio di Ponticelli, dopo un percorso che lo ha visto impegnato a Venezia, sempre nell’ambito di Emergency. Nel tempo ha incontrato persone straniere e migranti, oltre a soggetti in difficoltà economiche o con ostacoli pratici nell’accesso alle cure. Tra i casi citati emerge la nonna ucraina che portava il nipotino perché la figlia lavorava, ma anche situazioni in cui il disagio era legato a condizioni economiche tali da impedire l’accensione del riscaldamento o a difficoltà di orientamento nella burocrazia sanitaria italiana. Un altro esempio riguarda una donna che, scappata di casa da un marito violento, si era trasferita presso la madre in un’altra zona della città.
pediatria di base e accesso alle cure: un approccio centrato sul bambino e sulle famiglie
Nel descrivere la propria visione professionale, Urbani collega l’esperienza di pediatra ad una pratica che non si esaurisce nella diagnosi. La pediatria, secondo la sua impostazione, conserva una componente olistico e orientata alla cura. Il contrasto viene posto con modalità di gestione che rimandano a più strutture, indirizzando pazienti verso specialisti e percorsi come tac e risonanze secondo meccanismi amministrativi. In questi casi, afferma, le dinamiche possono considerare poco il disagio legato all’accesso ai servizi.
Urbani descrive anche un rapporto con le famiglie: in un episodio ricorda come una signora, dall’aria triste, sia scoppiata in lacrime raccontando una crisi con il marito, segnalando una sofferenza che si intrecciava con la dimensione sanitaria.
dal lavoro come pediatra al volontariato Emergency: percorsi, scelte e motivazioni
Dopo diversi anni, Urbani ha scelto di andare in pensione. Racconta, con ironia, che osservando su un battello la nuca di un suo ex paziente con i primi capelli bianchi abbia pensato: i bambini non hanno capelli bianchi, dunque era il momento di lasciare. L’approdo a Emergency, grazie alla mediazione dell’amica pediatra Sandra Cozzani, è stato per lui naturale e quasi inevitabile. All’interno del poliambulatorio, in particolare, osserva che oggi ci sono meno pediatri di quelli presenti nel territorio napoletano: per questo definisce un peccato la ridotta copertura, nonostante l’esistenza di pediatri attivi sul territorio.
Marghera e Ponticelli: incontri ravvicinati con storie di vita
Prima della transizione a Napoli, Urbani ha collaborato nel poliambulatorio di Marghera. Trasferitosi a Napoli, dove vive da circa sei anni, ha proseguito a Ponticelli e ha potuto conoscere persone rom presenti in un campo vicino. Nel racconto emergono genitori giovani e sorridenti, con un tono anche ironico. Un episodio citato riguarda due ragazze: una delle due era vistosamente incinta e, entrando in ambulatorio, si è tirata su la maglietta rivelando un pallone gonfiato sotto, scoppiando poi a ridere.
cura e arte: un progetto che collega opere e bisogni dei bambini
Accanto alla pratica sanitaria, Urbani porta avanti un interesse per l’arte. A Venezia ha collaborato con la Biennale, intrecciando il lavoro con i bambini a quello con gli artisti. Nel tempo ha maturato l’idea che la cura sia un filo conduttore anche nel modo di intendere l’organizzazione di mostre: la professione di chi cura le esposizioni viene associata al termine curatore.
Il progetto che unisce salute e arte si chiama “Cura e Arte” ed è rivolto al principale ospedale pediatrico del Mezzogiorno, il Santobono di Napoli e non solo. L’obiettivo consiste nel portare ai bambini opere artistiche con grande visibilità, capaci di intercettare energia, paure e passioni. Le opere sono bidimensionali e realizzate nello stesso formato, pensate anche per gli spazi ospedalieri dove servono aree per carrelli e urgenze. A ogni opera è abbinato un testo che racconta con parole quanto presente nell’immagine.
La Casa della Gioia e il percorso delle opere
La prima opera citata è La Casa della Gioia, realizzata con l’artista turco Yusa Yalcintas. Urbani indica che l’opera è passata dal Santobono alla Pediatria dell’Ospedale SSL Giovanni e Paolo di Venezia. Per l’autunno 2026 è previsto il trasferimento a Milano, presso l’Ospedale Buzzi, e poi, con probabilità, anche in Sicilia.
volontariato e apprendimento: due professioni in equilibrio
Conclude sottolineando di non voler adottare toni troppo sentimentali, pur riconoscendo che l’attività di volontariato restituisce molto. L’esperienza, secondo il suo punto di vista, favorisce il recupero delle competenze professionali preesistenti in un contesto diverso, e genera una forma di apprendimenti definita “inappropriati”. L’immagine utilizzata è quella di un cucchiaio: serve per mangiare la minestra, ma può anche smuovere la terra in un vaso di una pianta. La metafora sostiene un senso di equilibrio tra due ambiti lavorativi, sanitario e relazionale, in cui la stessa competenza viene attivata con finalità diverse.
Soggetti menzionati nel racconto:
- Vittorio Urbani
- Sandra Cozzani
- bambina di circa 5 anni (menzionata nel racconto)
- nonna ucraina (menzionata nel racconto)
- madre della donna scappata di casa da un marito violento (menzionata nel racconto)
- due ragazze di cui una vistosamente incinta (menzionate nel racconto)
- Yusa Yalcintas
