Nuova legge su cinema e audiovisivo: testo unico in arrivo e mistero sulla ripartizione dei fondi
La riforma dell’intervento pubblico nel settore cine-audiovisivo si avvicina a una fase decisionale, con un orientamento verso un testo unificato che mette insieme quattro proposte di legge. Al centro del dibattito restano la gestione delle risorse, la disciplina dell’agenzia e le conseguenze delle misure fiscali legate al Tax Credit, che continuano a incidere in modo rilevante sugli equilibri della filiera.
commissione vii camera e testo unificato per il settore cine-audiovisivo
La Commissione VII della Camera, presieduta da Federico Mollicone, avrebbe deciso di procedere con un testo unificato rispetto a quattro proposte di riforma dell’intervento dello Stato nel settore cine-audiovisivo, presentate oltre che dallo stesso Mollicone anche da Elly Schlein, Gaetano Amato e Valentina Grippo.
Il contesto di riferimento è descritto come una crisi profonda del settore, collegata alle conseguenze dello scandalo Tax Credit e al tentativo di riforma avviato oltre due anni fa dal precedente ministro Gennaro Sangiuliano. In quell’occasione, la revisione normativa sarebbe stata affidata alla Sottosegretaria Lucia Borgonzoni, con un effetto di rallentamento sulle procedure ministeriali, anche a causa di ricorsi al Tar promossi dai produttori indipendenti, che poi non avrebbero avuto seguito.
In parallelo, viene indicata una riduzione del Fondo Cinema e Audiovisivo da 696 milioni di euro nel 2025 a 600 milioni di euro nel 2026, accompagnata da una ripartizione tra le diverse fasi della “filiera” che avrebbe generato diffuse perplessità, in particolare presso le associazioni degli autori e quelle dei produttori indipendenti.
audizioni parlamentari e accelerazione della gestazione normativa
Federico Mollicone avrebbe promosso una serie di audizioni finalizzate a consentire un ascolto ampio delle diverse componenti del settore. Nel percorso sarebbe stata registrata, per la prima volta in Parlamento, la presenza di Dario Indelicato, indicato come portavoce del movimento #Siamoaititolidicoda (Satc), descritto come una delle realtà più attive tra i lavoratori del comparto e rappresentativo delle troupes.
Nel medesimo quadro sarebbe stato audito anche l’Istituto italiano per l’Industria Culturale IsICult, qualificato come centro di ricerca indipendente. La prospettiva delineata riguarda una verosimile accelerazione della gestazione normativa attraverso il lavoro sul testo unificato.
agenzia come baricentro delle proposte e domanda su poteri e governance
Tre proposte su quattro risultano avere come asse centrale l’Agenzia. Nel dettaglio, la proposta di Elly Schlein sarebbe orientata all’Istituzione dell’Agenzia per il Cinema e l’Audiovisivo; la proposta di Gaetano Amato prevede anch’essa l’istituzione dell’Agenzia; anche la proposta di Valentina Grippo prospetterebbe una Agenzia.
L’unica proposta con un impianto descritto come differente sarebbe quella di Federico Mollicone, impostata come delega al Governo per la riforma, il riordino e il coordinamento della normativa del settore.
il punto comune e la scelta su quale agenzia
La tendenza indicata suggerisce che il testo unificato, o comunque il testo in uscita dal Comitato Ristretto, difficilmente potrà prescindere dal baricentro-Agenzia, dato che costituirebbe l’elemento più evidente condiviso tra Schlein, Amato e Grippo.
La questione decisiva diventerebbe quale Agenzia, ossia con quali poteri, autonomia, modalità di governance, e con quali rapporti con il Ministero e con il Fondo Cinema e Audiovisivo.
ruolo della proposta mollicone e ipotesi di compromesso finale
Nel quadro delineato, la proposta di Mollicone non sarebbe considerata perdente in senso sostanziale, perché la regia resterebbe in mano al centro-destra. L’ulteriore sviluppo dell’esame sarebbe affidato a Gerolamo Cangiano come relatore.
istanze dall’opposizione e ossatura ordinamentale
Pur restando salva la possibilità di passaggi non previsti, il contenuto finale dovrebbe assorbire anche istanze emerse dall’opposizione. Per questo la proposta di Mollicone potrebbe diventare non il testo “vincitore” in termini nominali, ma l’ossatura ordinamentale di un compromesso.
La traiettoria indicata descrive un ingresso nel cuore dell’iter dell’idea di una governance diversa, più autonoma oppure separata dall’attuale assetto della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. La versione finale del provvedimento sarebbe verosimilmente un ibrido, non la trasposizione integrale delle singole proposte.
fondo cinema e audiovisivo: credito d’imposta, controlli e redistribuzione
In prospettiva, viene indicata l’esigenza di garantire al Fondo Cinema e Audiovisivo una analisi critica approfondita, richiamando un deficit di valutazioni e di controlli. Sarebbero state prodotte, anno dopo anno, “valutazioni di impatto” descritte come evanescenti.
La gestione del credito d’imposta sarebbe stata associata anche a questo deficit di analisi e monitoraggi. Il Tax Credit continuerebbe a assorbire una quota ampia del Fondo: dal 59% del totale nel 2025 al 73% nel 2026, con ripercussioni sui fondi selettivi e quindi su una “politica culturale” non subordinata alle sole logiche di mercato.
In tale contesto viene riportato un incremento del credito di imposta per gli investimenti stranieri in Italia, passato da 40 milioni di euro nel 2025 a 100 milioni di euro nel 2026, indicato come vantaggio per i big player e per le multinazionali dell’audiovisivo, descritte come soggetti che continuano a incidere sul tessuto produttivo nazionale.
ripartizione del fondo, pareri e voto contrario
La ripartizione del Fondo viene descritta come una decisione del ministro, su proposta del Direttore Generale Giorgio Carlo Brugnoni, indicato in carica dal settembre 2025, e con il ruolo di Vice Capo di Gabinetto. La ripartizione sarebbe sottoposta al parere del Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo (CSCA), massimo organo di consulenza del dicastero nominato tramite cooptazioni “intuitu personae”.
Il Consiglio risulterebbe presieduto dall’avvocatessa Francesca Assumma. Il 25 febbraio 2026 il CSCA avrebbe approvato la ripartizione con il solo voto contrario dell’avvocato Michele Lo Foco, descritto come voce indipendente e dissidente.
Nel parere n. 2 del CSCA pubblicato sul sito web del Ministero, la posizione critica del consigliere sarebbe stata ritenuta strumentalmente ignorata: risulterebbe scritto che il Piano sarebbe stato approvato “all’unanimità dei presenti”, nonostante Lo Foco non avrebbe potuto partecipare alla riunione per ragioni di salute e avrebbe manifestato per iscritto il voto contrario. Questo elemento viene ricondotto al clima di repressione del dissenso.
corte dei conti e programma controlli 2026-2028 sul tax credit
La decisione della Corte dei Conti viene indicata come un ulteriore passaggio. La Sezione Centrale di Controllo sulla Gestione delle Amministrazioni dello Stato avrebbe approvato il 6 marzo il programma dei controlli per l’anno 2026 e per il triennio 2026-2028, con comunicazione resa nota il 16 marzo.
Nel quadro dei controlli, i giudici contabili avrebbero deciso di esaminare le disposizioni per misurare l’entità dei crediti d’imposta effettivamente fruiti nel cine-audiovisivo, gli effetti delle agevolazioni fiscali sull’attività delle imprese beneficiarie e l’attività di vigilanza esercitata dal Ministero della Cultura. La verifica sarebbe collegata alla particolare diffusione delle agevolazioni.
La ricostruzione proposta collega tale esame al deficit di valutazioni, controlli, monitoraggi e analisi che avrebbe caratterizzato i primi dieci anni di funzionamento della legge Franceschini del 2016, come conferma del modo in cui l’intervento pubblico sarebbe stato governato nel settore descritto come strategico per l’industria culturale.
personaggi e figure citate nel quadro parlamentare e istituzionale
- Federico Mollicone
- Elly Schlein
- Gaetano Amato
- Valentina Grippo
- Dario Indelicato
- Gennaro Sangiuliano
- Lucia Borgonzoni
- Gerolamo Cangiano
- Giorgio Carlo Brugnoni
- Francesca Assumma
- Michele Lo Foco
- Lucilla Valente
