Governo Meloni, norme saltate o rinviate: dimissioni non bastano, ecco cosa cambia
Le dimissioni e le riorganizzazioni ai vertici istituzionali hanno attirato l’attenzione pubblica, ma sullo sfondo restano anche i tentativi di modificare regole considerate sensibili. Negli ultimi mesi, nel periodo di avvio del governo Meloni, sono emerse varie manovre legislative legate a norme critiche, alcune descritte come ad personam o aziendam, con effetti potenzialmente rilevanti su finanza pubblica e diritti dei lavoratori. A più riprese, la discussione parlamentare e i rilievi di altri organi hanno portato a rinvii, ritiri o stop dei passaggi più controversi.
rinvio dell’obbligo di assicurazione per danni erariali nel 2027
Il 14 febbraio 2026 è stata segnalata l’inserzione di un comma all’interno della riforma della Corte dei Conti. La previsione avrebbe comportato per molti dipendenti pubblici un onere economico annuale di diverse centinaia di euro. Il meccanismo, descritto come una sorta di Rc auto del dipendente pubblico, avrebbe imposto di sottoscrivere un’assicurazione finalizzata a coprire eventuali danni erariali.
La misura veniva indicata come estesa anche a chi gestisce importi limitati, includendo quindi una platea ampia di soggetti. Dopo la segnalazione, la maggioranza ha scelto di intervenire con un emendamento al decreto Milleproroghe, facendo slittare l’obbligo al 2027.
norma sullo scudo per imprese e retribuzioni sotto la soglia di povertà bloccata
Il 29 gennaio è stato riferito un tentativo del governo Meloni, per la terza volta in sei mesi, di introdurre una norma con finalità di scudo per le imprese che sottopagano i dipendenti, collocandola nel decreto Pnrr. La disposizione era stata presentata come emendamento Pogliese, dal nome del senatore di Fratelli d’Italia indicato come primo proponente.
La regola veniva descritta come particolarmente penalizzante per i lavoratori. In base alla ricostruzione fornita, anche qualora l’impresa applicasse il contratto corretto, una condanna per il pagamento di stipendi inferiori alla soglia di povertà avrebbe potuto portare a una limitazione della compensazione: il giudice avrebbe imposto le differenze retributive solo per il periodo successivo alla lettera di diffida del lavoratore.
La norma è risultata saltata, anche in relazione ai rilievi del Quirinale. Secondo la ricostruzione, analogo scenario sarebbe già emerso in estate con il decreto Ilva e, a dicembre, con la legge di Bilancio. In tutti e tre i tentativi, la misura sarebbe stata ritirata, con il contributo determinante dell’intervento del Quirinale in due circostanze.
scudo erariale nella delibera cipess sul ponte sullo stretto di messina
Il 24 gennaio 2026 è stato segnalato un tentativo del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini di limitare l’azione della Corte dei Conti nella valutazione della delibera Cipess relativa al nuovo progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina. Il riferimento riguarda la delibera del comitato che approva i grandi piani pubblici.
La ricostruzione attribuisce la modifica a un paio di commi contenuti in un articolo del decreto Infrastrutture, lo stesso decreto indicato come collegato alla previsione di nominare Pietro Ciucci come commissario per il ponte. La norma avrebbe creato un effetto di protezione: secondo quanto riportato, i magistrati contabili sarebbero stati di fatto impediti nell’analisi di gran parte degli atti che compongono la delibera Cipess.
salvini costretto a far saltare la norma e la nomina di ciucci
Dopo la rivelazione, si parla di reazione da parte di ambientalisti e opposizioni e, soprattutto, di una rivolta dei magistrati contabili insieme a dubbi del Quirinale. L’esito descritto è l’obbligo a far cadere la disposizione: con essa sarebbe saltata anche la nomina di Pietro Ciucci a commissario.
export di armi e stop della modifica alla legge 185 del 1990
Il 6 febbraio 2025, nella cornice di un approfondimento dedicato ai controlli sulle armi, è stato riportato un nuovo tentativo dell’Italia di rimettere mano al percorso di un disegno di legge sull’export di armi. La proposta era già stata approvata dal Senato 11 mesi prima e avrebbe dovuto riavviarsi alla Camera.
Il ddl veniva descritto come potenzialmente in grado di svuotare la legge 185 del 1990 sui controlli delle esportazioni di armi italiane e delle importazioni di armi in Italia. Tra le modifiche indicate, compare la soppressione dell’elenco con i nomi delle banche che finanziano l’export-import di armi, una norma descritta come poco gradita alla lobby bancaria.
rinvii in commissione e mancata approvazione
Nei giorni in cui erano previste le votazioni in commissione Difesa, il calendario sarebbe stato modificato: le votazioni vennero rinviate per l’opposizione di gruppi contrari e delle organizzazioni impegnate nella mobilitazione contro lo smantellamento della legge. Dopo un periodo di discussione, il provvedimento si sarebbe fermato e la legge non risulta approvata.
La ricostruzione aggiunge che, a un anno di distanza, il testo potrebbe tornare in discussione nelle settimane indicate.
figure istituzionali citate tra dimissioni e incarichi
Nel quadro descritto compaiono diverse personalità citate in relazione a dimissioni o ruoli istituzionali. Le menzioni includono:
- Andrea Delmastro Delle Vedove
- Daniela Santanchè
- Giusi Bartolozzi
- Maurizio Gasparri
- Matteo Salvini
- Pietro Ciucci
