Ghalibaf: chi è l’uomo che parlerà con USA e Israele sulla guerra in Iran

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Ghalibaf: chi è l’uomo che parlerà con USA e Israele sulla guerra in Iran

La tensione tra Stati Uniti e Iran resta altissima mentre le conseguenze del conflitto si allargano ben oltre il Medio Oriente. Dopo oltre tre settimane di attacchi, né Washington né Israele risultano aver ottenuto un predominio decisivo, con il regime iraniano ancora in grado di resistere. Il blocco dello stretto di Hormuz continua a fare da detonatore per una crisi energetica mondiale, mentre sul piano diplomatico emergono segnali di trattative in parallelo alle operazioni militari.

negoziati usa-iran a islamabad: vance e ghalibaf tra diplomazia e rischio di escalations

Secondo ricostruzioni riportate da fonti giornalistiche, tra Stati Uniti e Teheran sarebbero state avviate prove di negoziati. In settimana è previsto a Islamabad, in Pakistan, un incontro tra JD Vance, vicepresidente statunitense ed esponente dell’amministrazione Usa considerato contrario al conflitto, e Mohammad Bagher Ghalibaf, capo del Parlamento di Teheran, indicato come figura chiave in un sistema di potere descritto come frammentato e sotto forte pressione.

I Paesi mediatori indicati sono Egitto, Turchia e Pakistan. Nella delegazione statunitense dovrebbero essere presenti anche gli inviati della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner.

data obiettivo per la fine della guerra: 9 aprile e margine negoziale di circa 21 giorni

Le tempistiche ravvicinate delle trattative sarebbero sostenute da una data obiettivo: per la fine dei combattimenti e dei negoziati sarebbe stato individuato il 9 aprile, lasciando circa 21 giorni di margine. L’eventuale chiusura anticipata del conflitto potrebbe creare spazio per una visita a Israele legata al 22 aprile, giorno dell’Indipendenza, con l’assegnazione del Premio Israele.

iran disponibile a trattare, ma con condizioni rigorose: cessate il fuoco, garanzie e compensazioni

Da fonti americane risulta che l’Iran si sarebbe dichiarato disponibile a trattare, ma con richieste considerate vincolanti. Al centro ci sarebbero un cessate il fuoco immediato, garanzie contro futuri attacchi e compensazioni. Tali condizioni, secondo quanto riportato, sarebbero state respinte da Washington.

Negli Stati Uniti l’aspettativa sarebbe indirizzata verso limitazioni importanti, tra cui azzeramento dell’arricchimento dell’uranio, riduzione della capacità missilistica e smilitarizzazione di centrali nucleari chiave. Resta però l’incertezza: fonti della Casa Bianca indicano che Teheran in passato avrebbe già rifiutato condizioni simili, rendendo l’esito dei colloqui delicato e non garantito.

mossa militare in medio oriente e contesto operativo: cambiamenti in marines e attesa sulla guida

In parallelo alle iniziative diplomatiche, sul fronte operativo si parla dello spostamento di altri Marines in Medio Oriente. Nel contempo, non emergono dettagli sulle condizioni della nuova Guida Suprema, identificata come Mojtaba Khamenei.

mohammad-bagher ghalibaf: profilo politico, militare e ruolo nell’eventuale trattativa

Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, fino al 23 marzo avrebbe smentito negoziati con gli Stati Uniti e la propria partecipazione, definendo le notizie come “false” con l’obiettivo di manipolare i mercati. In dichiarazioni attribuite, il discorso avrebbe posto il mondo di fronte a una scelta netta tra posizionamento a sostegno di Gaza e schieramenti contrari, senza prospettive intermedie.

Nonostante la linea giudicata intransigente e la vicinanza politica e ideologica ad Ali Khamenei, Washington lo avrebbe considerato un possibile interlocutore. In precedenza, la stampa statunitense avrebbe descritto la leadership iraniana come orientata alla mobilitazione di forza e anche alla continuità politica, indicando che, in caso di morte di Ali Khamenei (poi ucciso nel primo giorno di un raid, secondo le fonti citate), tra i candidati per la gestione della Repubblica islamica figurava Ali Larijani, il cui decesso sarebbe stato confermato la settimana successiva. Dopo Larijani, sarebbe stato indicato Ghalibaf.

ghalibaf come ponte tra élite: esperienza dalle guardie rivoluzionarie alla guida civile

Secondo analisi pubblicate da media arabi del Golfo, Ghalibaf viene descritto come una figura di importanza cruciale nella fase decisiva. Dopo l’eliminazione di esponenti di primo piano, sarebbe emerso come principale “ponte” tra élite politiche, di sicurezza e religiose.

Il profilo richiamato include esperienze che spaziano dal comando nelle Guardie rivoluzionarie durante la guerra Iran-Iraq, al ruolo di capo dell’aviazione del Corpo, capo della polizia nazionale tra 2000 e 2005, sindaco di Teheran per oltre un decennio tra il 2005 e il 2017, fino alla presidenza del Parlamento dal 2020. La combinazione di competenze militari, amministrative e politiche sarebbe considerata rilevante per l’attuale contesto.

Inoltre, viene riportato che Ghalibaf sarebbe vicino al defunto Khamenei e ora al figlio Mojtaba. La comunicazione attribuita includerebbe minacce rivolte a Donald Trump e a Benjamin Netanyahu, con promesse di “colpi devastanti” e accuse di aver oltrepassato una “linea rossa”, accompagnate da una retorica di vendetta per l’attacco che avrebbe decapitato la leadership iraniana.

potere diffuso sotto assedio: continuità religiosa e centralità delle guardie rivoluzionarie

Una visione più ampia del sistema di governo iraniano viene ricostruita da un’emittente qatarina, che descrive il potere come meno concentrato in un’unica personalità. L’assetto citato sarebbe nato come un’alleanza funzionale sotto il fuoco della guerra: Mojtaba Khamenei garantirebbe continuità simbolica e legittimità religiosa tramite messaggi scritti che insistono su stabilità, conferma degli incaricati del padre “fino a nuovo ordine”, sull’“economia della resistenza” e sull’unità nazionale.

Teoricamente, il ruolo della Guida Suprema includerebbe l’ultima parola su forze armate, politica estera, guerra e pace. Nella fase di conflitto, però, il centro decisionale operativo risulterebbe dominato dai Guardiani della Rivoluzione, con resilienza e adattamento decentralizzato nonostante perdite rilevanti tra comandanti. Il governo avrebbe la funzione di reggere l’amministrazione quotidiana per evitare il collasso istituzionale, mentre Ghalibaf viene indicato come la voce civile più visibile e influente.

spazio ridotto per mediatori tradizionali e ruolo della rappresaglia

L’eliminazione di mediatori tradizionali, citando Ali Larijani come esempio, avrebbe ridotto la possibilità di figure equilibrate e trasversali. In questo scenario, la narrazione riportata sottolinea che Ghalibaf avrebbe riempito il vuoto con comunicati che superano il ruolo istituzionale del Parlamento: su piattaforma digitale avrebbe richiamato un cambiamento irreversibile nello status dello stretto di Hormuz, definendo operativa l’“equazione occhio per occhio”, criticando le affermazioni americane sul presunto smantellamento delle capacità missilistiche e promettendo la nascita di “migliaia” di figure sul modello di Larijani.

In sintesi, a circa quattro settimane dall’inizio dell’offensiva Usa-Israele, la leadership sarebbe descritta non come un vertice unico, ma come un equilibrio tra legittimità religiosa (Mojtaba Khamenei), potenza militare e di sicurezza (Guardie Rivoluzionarie) e voce politica di primo piano (Ghalibaf), con l’amministrazione ordinaria mantenuta dal governo. L’assetto sarebbe nato sotto il fuoco della guerra e considerato determinante per il destino del paese nella fase più critica indicata dalle fonti.

mediatori diplomatici e incontri regionali: pakistan, turchia ed egitto tra incontri e contatti

Il meeting di Islamabad viene definito come un “gioco di equilibrismo diplomatico” da un quotidiano pakistano, con riferimento al coinvolgimento dell’Iran ai massimi livelli e al mantenimento dell’impegno strategico di lunga data con l’Arabia Saudita. In precedenza, nella monarchia del Golfo sarebbero stati presenti il capo dell’Esercito pakistano Asim Munir e il primo ministro Shehbaz Sharif, con quest’ultimo impegnato il 12 marzo in un incontro a Gedda con il principe ereditario Mohammed bin Salman.

Secondo due fonti del Financial Times, Asim Munir avrebbe parlato con Donald Trump. Nel quadro dei mediatori risultano inoltre turchia ed egitto. Il vicepremier e responsabile della diplomazia pakistana Ishaq Dar avrebbe contattato il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan dopo aver parlato il giorno precedente con l’omologo egiziano Ba.

contatti in corso e tempistica: coordinamento tra dossier iraniano e canali regionali

La sequenza di incontri e telefonate citata delinea un coordinamento articolato, con diversi attori regionali coinvolti nel tentativo di creare spazio per il confronto tra le parti in conflitto.

ospiti e figure coinvolte nelle mediazioni e nei colloqui

  • JD Vance
  • Mohammad Bagher Ghalibaf
  • Steve Witkoff
  • Jared Kushner
  • Mohammed bin Salman
  • Asim Munir
  • Shehbaz Sharif
  • Ishaq Dar
  • Hakan Fidan
  • Ba
  • Donald Trump
  • Benjamin Netanyahu
  • Mojtaba Khamenei
  • Ali Larijani
  • Ali Khamenei
Guerra in Iran: chi è Ghalibaf, l’interlocutore intransigente che tratterà con Usa e Israele. “Trump vuole la fine del conflitto entro il 9 aprile”

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