Crisi del gas in Qatar: Italia a rischio dopo gli attacchi e importazione del 42% di GNL

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Crisi del gas in Qatar: Italia a rischio dopo gli attacchi e importazione del 42% di GNL

Le tensioni nel Golfo stanno riaccendendo un rischio che riguarda direttamente la stabilità energetica del Paese: i recenti attacchi a giacimenti e infrastrutture mettono in discussione l’affidabilità delle forniture di gas che oggi sostengono una parte determinante dei consumi italiani. La fotografia del sistema energetico evidenzia una dipendenza significativa dal gas naturale e, soprattutto, una vulnerabilità legata agli approvvigionamenti tramite rotte marittime e forniture di Gnl.

sicurezza energetica e gas naturale: il rischio per l’italia

L’Agenzia internazionale dell’energia ha definito la crisi una minaccia alla sicurezza energetica tra le più gravi di sempre, con possibili ricadute pesanti sull’Italia. Il nodo non riguarda i soli rincari dei carburanti legati all’andamento del petrolio dopo gli attacchi all’Iran, bensì i costi necessari per reperire il gas che resta la fonte principale dell’energia nazionale, coprendo circa il 35% del consumo interno lordo.

Gli impatti sugli impianti di produzione e sulle infrastrutture incidono anche sulla capacità di export: i danni agli asset di produzione potrebbero ridurre del 17% in cinque anni la capacità di esportare. In parallelo, QatarEnergy aveva già notificato a Edison, indicata come il maggior importatore italiano, l’impossibilità di adempiere agli obblighi contrattuali per le consegne previste a partire da inizio aprile, richiamando cause di forza maggiore. Il quadro può estendersi anche alle consegne di più lungo termine.

trasformazione del sistema italiano: dal gas russo al gnl

Fino al 2021 l’Italia risultava fortemente dipendente dal gas russo veicolato tramite gasdotto. Dopo l’invasione dell’Ucraina, la struttura degli approvvigionamenti ha cambiato direzione. Tra il 2023 e i primi mesi del 2026 la quota del Gnl nel mix energetico nazionale è più che raddoppiata, passando da circa 25% a oltre 33%, secondo quanto richiamato da Ageei.

La sostituzione delle forniture di Mosca ha reso necessaria una riconfigurazione dell’approvvigionamento, ma con effetti collaterali: aumenti dei costi e maggiore esposizione alla volatilità dei mercati internazionali.

canali di approvvigionamento: gasdotti e rotte marittime

Il rifornimento italiano avviene attraverso due vie distinte: i gasdotti e le rotte marittime tramite cui giunge il gas naturale liquefatto (Gnl). I gasdotti restano la componente principale, pari al 65-70% delle importazioni. In tale segmento, l’Algeria copre circa un terzo del fabbisogno attraverso il Transmed, seguita dall’Azerbaigian con il Tap. A seguire figurano Norvegia e Libia.

La componente rimanente, tra il 30-35%, arriva sotto forma di Gnl. Questa quota è cresciuta rapidamente dopo il 2022 con l’obiettivo di sostituire il gas russo. Nel segmento Gnl il principale fornitore è Qatar, con oltre 40% del totale, seguito dagli Stati Uniti (oltre 35%) e dall’Algeria.

qatar e asimmetria commerciale: italia tra i grandi importatori europei

Nel contesto europeo, l’Italia è oggi il principale importatore europeo di Gnl qatariota, con circa 5 milioni di tonnellate nel 2025, davanti a Spagna, Belgio, Polonia e Regno Unito. Nonostante il peso italiano, il rapporto con Doha viene descritto come asimmetrico dal punto di vista dei flussi: il Qatar destina la maggior parte delle esportazioni all’Asia, con Cina, India e Corea del Sud che assorbono volumi molto superiori a quelli europei.

In questa configurazione l’Italia si colloca in una fascia intermedia, con un potere contrattuale limitato in un mercato globale in cui la domanda cresce più rapidamente dell’offerta.

impatto della crisi in medio oriente: limiti a sostituzioni e costi

Gli effetti della guerra in Medio Oriente mostrano con maggiore evidenza come la dipendenza dalle forniture di Doha sia diventata una vulnerabilità strutturale. Compensare in tempi rapidi e con costi contenuti altre forniture appare difficile.

Il mercato presenta vincoli su più fronti: gli Stati Uniti, indicati come secondo fornitore di Gnl e da cui proviene già oltre un terzo dell’import, faticheranno a garantire aumenti in tempi brevi. Le importazioni dall’Algeria, che coprono il 35% del fabbisogno, restano legate alla capacità del Transmed. Per l’Azerbaigian, il Tap svolge un ruolo analogo nel vincolare i flussi.

Il mercato spot globale è competitivo e, in caso di carenza, i carichi disponibili vengono devierati verso chi è disposto a pagare di più, soprattutto con la domanda asiatica come elemento determinante.

stoccaggi, misure di contenimento e obiettivi europei

Se l’interruzione delle forniture dal Qatar dovesse prolungarsi, potrebbero diventare necessarie nuove misure di contenimento dei consumi, seguendo indicazioni dell’Agenzia dell’energia. In parallelo si potrebbe intensificare il ricorso a fonti più inquinanti o all’import di elettricità dall’estero.

Gli stoccaggi, attestati intorno al 47% della capacità, fornirebbero un margine limitato nel tempo, sufficiente per alcune settimane. Con l’avvio della primavera, i Paesi europei tendono solitamente ad avviare approvvigionamenti per la successiva stagione fredda, con l’obiettivo di arrivare a scorte piene al 90% a inizio inverno. Nei giorni scorsi però la Commissione Ue, in risposta alla crisi legata all’escalation nel Golfo, ha chiesto agli Stati membri di ridurre il target dall’80% e di adottare provvedimenti per contenere la domanda di famiglie e imprese.

principali attori coinvolti nelle forniture e nei contratti

Nel quadro descritto emergono con ruoli differenti operatori e Paesi rilevanti per flussi, contratti e capacità di produzione.

  • Edison
  • QatarEnergy
  • Ageei
  • Agenzia internazionale dell’energia
  • Commissione Ue
  • Algeria
  • Azerbaigian
  • Norvegia
  • Libia
  • Stati Uniti
  • Cina
  • India
  • Corea del Sud
  • Spagna
  • Belgio
  • Polonia
  • Regno Unito
Crisi energetica, cosa rischiamo dopo i danni agli impianti in Qatar. L’Italia nel 2025 ha importato da Doha il 42% del gas naturale liquefatto

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