Crescita italia ultimi tra i paesi g20: +0,4% nel 2026
Il Medio Oriente torna a essere al centro delle preoccupazioni economiche globali, alimentando un’escalation che mette alla prova la capacità di tenuta dei sistemi finanziari e produttivi. L’insieme di dinamiche geopolitiche, già rilevanti sui prezzi dell’energia, ha inciso in modo diretto sulle valutazioni dell’Ocse, cancellando parte dei segnali di miglioramento attesi per il 2026. Nel quadro internazionale, la revisione al ribasso risulta particolarmente severa per l’Italia, chiamata a fare i conti con consumi più deboli e prospettive di crescita ridimensionate.
ocse e medio oriente: crescita globale sotto pressione
L’escalation legata alle scelte politiche di Donald Trump e all’azione dell’alleato Benjamin Netanyahu ha contribuito a spostare il baricentro delle previsioni. La nuova valutazione diffusa nell’Interim Economic Outlook evidenzia come il contesto sia diventato meno favorevole: l’impatto sull’energia ha “completamente annullato” l’ipotesi di un recupero del Pil stimata a dicembre (+0,3 punti percentuali). In parallelo, i mercati mostrano un aumento della volatilità e le condizioni finanziarie tendono a irrigidirsi.
La traiettoria della ripresa, pur non azzerata, viene corretta: la crescita globale resta indicata al +2,9% nel 2026, mentre nel 2027 salirebbe al 3%, con una limatura di 0,1 punti rispetto alle previsioni precedenti. Sullo sfondo, l’area dell’Eurozona mostra un ritmo nettamente più contenuto, fermandosi allo +0,8%, contro una media dei Paesi emergenti guidata da India (+6,1%) e Cina (+4,4%).
italia in coda al g20: pil più debole e vincoli sui conti
La revisione dell’Ocse colpisce l’Italia con un’intensità maggiore rispetto agli altri Paesi del G20. Le nuove stime indicano un +0,4% per il 2026, seguito da un +0,6% nel 2027. Il sostegno del Pnrr è citato come elemento ancora presente, anche se diretto verso scadenza.
Alla base delle criticità emergono soprattutto i consumi, penalizzati dall’aumento dei prezzi energetici. Il rallentamento non riguarda solo la crescita: rende più complesso il mantenimento degli obiettivi di finanza pubblica, in particolare il controllo del deficit sotto il 3% e la riduzione del debito rispetto al pil.
inflazione in risalita: energia e rischio stagflazione
Il canale più immediato resta l’effetto sui prezzi dell’energia, che si riflette sulle misure inflazionistiche. Le stime sull’inflazione per i Paesi del G20 vengono riviste al rialzo in modo marcato: nel 2026 l’attesa è al 4%, cioè 1,2 punti percentuali in più rispetto alle previsioni di dicembre. Nel 2027 la dinamica rallenterebbe al 2,7%, restando comunque sopra le valutazioni precedenti.
Nel caso specifico dell’Italia, l’inflazione viene descritta in rialzo al +2,4%, dopo i cali osservati nel 2024 e nel 2025. La conseguenza evidenziata è la possibilità che la discesa dei prezzi al consumo, ormai in corso, si interrompa oppure proceda con maggiore lentezza e incertezza. In questo scenario torna centrale la minaccia di una stagflazione sempre più percepita.
dal canale dei prezzi alle condizioni finanziarie: trasmissione rapida
Il blocco più rilevante citato riguarda lo Stretto di Hormuz, con paralisi del traffico e danni alle infrastrutture energetiche. Questo insieme produce una fiammata dei prezzi e genera interruzioni nelle forniture di energia e altre materie prime strategiche, inclusi i fertilizzanti. Il quadro viene definito come uno choc di offerta con caratteristiche sistemiche: colpisce costi di produzione, commercio internazionale e aspettative degli operatori, con effetti capaci di propagarsi velocemente.
La trasmissione avviene anche tramite la finanza: si osserva un aumento della volatilità sui mercati, soprattutto in alcune economie asiatiche, e un irrigidimento delle condizioni finanziarie globali. Per il momento, il documento indica condizioni descritte come moderatamente accomodanti sia nelle economie avanzate sia in quelle emergenti, ma il contesto resta fragile e dipendente dalla durata dello shock energetico.
implicazioni per la politica monetaria e margini di allentamento più ridotti
La revisione dello scenario macroeconomico viene collegata a conseguenze operative per le banche centrali. Pur senza entrare nel dettaglio delle decisioni, il quadro suggerisce che il margine per un allentamento rapido dei tassi si restringe. Una maggiore persistenza dell’inflazione, sostenuta dall’energia, spinge a mantenere condizioni relativamente restrittive più a lungo, con effetti a catena su investimenti e consumi.
andamento del pil: Stati Uniti ed eurozona a confronto
Il rallentamento non si distribuisce in modo omogeneo. Negli Stati Uniti, il Pil passa dal +2,1% del 2025 al +2% nel 2026, per poi scendere all’1,7% nel 2027. Il sistema americano beneficia dell’espansione degli investimenti collegati all’intelligenza artificiale, ma questa spinta viene compensata in parte dall’indebolimento dei redditi reali e dei consumi, compressi dall’inflazione.
L’inflazione negli Stati Uniti viene indicata in salita al 4,2% nel 2026 (dal 2,6% del 2025), segnalata come livello più alto tra i Paesi del G7. Nell’area euro, invece, l’impatto della crisi energetica risulta più evidente: la crescita scende allo 0,8% nel 2026, per poi risalire all’1,2% nel 2027. Il recupero è legato in parte all’incremento della spesa per la difesa, descritto come stimolo fiscale, ma considerato non sufficiente a compensare del tutto il freno del caro energia nel breve periodo.
opposizioni: richieste di chiarezza in Parlamento e critica al ruolo del pnrr
Sul fronte politico interno, le nuove stime vengono lette come conferma di un rallentamento legato alla gestione economica e alla disponibilità di risorse. Secondo Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd, le previsioni “confermano il fallimento delle politiche economiche del governo Meloni” e mostrano che “senza le risorse del Pnrr il Paese sarebbe in recessione”. Boccia sostiene inoltre che sia necessario un confronto in Parlamento, con un aggiornamento sul piano per rilanciare l’economia. Il prossimo Documento di Finanza Pubblica presentato ad aprile viene descritto come un passaggio che non può limitarsi a una rappresentazione dei conti, ma deve delineare una strategia specifica.
Le richieste includono indicazioni per il rilancio degli investimenti pubblici e dei consumi, interventi per il taglio dei costi dell’energia e una politica industriale orientata ai settori strategici. In parallelo, Mario Turco, vicepresidente del M5S, definisce le previsioni “avvilenti” e descrive una situazione “definitivamente degenerata” e fuori da un controllo dell’esecutivo, chiedendo al ministro dell’Economia di riferire in Parlamento.
indicazioni ocse: misure mirate, incentivi ai consumi e transizione energetica
Prima dell’escalation, l’economia globale mostrava segnali di tenuta grazie a fattori strutturali: vigore degli investimenti e della produzione legati all’intelligenza artificiale, condizioni finanziarie favorevoli e politiche di bilancio ancora espansive in diverse economie. Con il conflitto, il quadro viene descritto come sconvolto, e la dinamica macroeconomica dipenderà dalla durata della guerra: uno shock temporaneo può essere assorbito, mentre un incremento persistente dei prezzi dell’energia rischia di lasciare effetti più duraturi su inflazione e crescita potenziale.
Le indicazioni di policy puntano a evitare interventi che amplifichino gli squilibri. L’Ocse raccomanda che le misure per attenuare il caro energia siano ben mirate verso le fasce più vulnerabili, evitando interventi generalizzati capaci di alimentare la domanda e quindi l’inflazione. Allo stesso tempo, si invita a mantenere incentivi per la riduzione dei consumi energetici, riducendo la pressione sui prezzi.
Nel medio-lungo periodo, il messaggio è ancora più netto: accelerare la transizione energetica viene considerato una necessità macroeconomica. Migliorare l’efficienza energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati è indicato come essenziale per limitare l’esposizione a shock geopolitici futuri. In questo senso, la crisi in atto rafforza una linea già delineata, aumentando l’urgenza dell’azione.
Personaggi citati:
- Donald Trump
- Benjamin Netanyahu
- Giorgia Meloni
- Francesco Boccia
- Mario Turco


