Carbone in italia rimandato al 2038 approvato il decreto salva carbone

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Carbone in italia rimandato al 2038 approvato il decreto salva carbone

L’addio al carbone in Italia slitta ufficialmente al 2038. La novità nasce da un emendamento della Lega inserito nel decreto Bollette, approvato durante l’esame alla Camera. La scadenza originaria, fissata per il 2025, risultava già superata, mentre ora la trasformazione delle tempistiche della transizione energetica assume una dimensione molto più lunga: tredici anni in più rispetto alla tappa inizialmente prevista.

Il quadro viene collegato alla situazione geopolitica, che ha reso possibili passaggi istituzionali considerati in precedenza difficilmente accettabili. In parallelo, alcuni sviluppi internazionali mostrano come il ricorso temporaneo a centrali meno efficienti possa essere autorizzato anche altrove.

carbone fino al 2038: cosa prevede l’emendamento del decreto bollette

La proroga al 2038 del phase-out dal carbone è prevista da un emendamento della Lega al decreto Bollette. Il provvedimento è stato approvato in Commissione nel corso dell’iter alla Camera, con una formulazione che è stata riformulata dal governo e poi ulteriormente sottoscritta dai componenti del gruppo.

Per la Lega, l’obiettivo descritto dai deputati in Commissione Attività produttive è mantenere un orizzonte che, nella logica della misura, considera prioritari sicurezza energetica, competitività e impatto sulle bollette delle famiglie e delle imprese.

commissione attività produttive: reazioni dei deputati della lega

I deputati del Carroccio in Commissione Attività produttive – Alberto Gusmeroli (presidente), Giorgia Andreuzza, Andrea Barabotti, Salvatore Di Mattina e Luca Toccalini – esprimono grande soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento.

La posizione ribadita nei comunicati collega la decisione al contesto di grave crisi energetica internazionale, aggravata dal conflitto russo-ucraino e dalle tensioni in Medio Oriente. In tale cornice, la scelta viene presentata come giusta e responsabile rispetto all’abbandono del carbone e al suo rinvio.

rinvio addio al carbone: le posizioni politiche e le critiche

Il tema del phase-out slittato al 2038 ha generato reazioni contrastanti. Per la Lega, si tratta di un’importante vittoria. I deputati sostengono che, nel periodo di crisi, la decisione di abbandonare il carbone debba essere riflessa e rimandata, con al centro la sicurezza energetica del Paese.

tommaso foti: utilizzo di tutte le fonti nell’immediato

Tommaso Foti, ministro degli Affari europei e del Pnrr, ha collegato la decisione del Parlamento alla necessità di utilizzare tutte le fonti di energia e di farlo al meglio nel breve periodo. L’argomentazione include un richiamo alla posizione tedesca espressa dal cancelliere Friedrich Merz, secondo cui non sarebbe accettabile mettere a rischio il nucleo dell’approvvigionamento energetico solo per il rispetto di date fissate in passato per l’eliminazione graduale.

pd e movimento 5 stelle: decreto salva-bollette diventato salva-carbone

Nel confronto politico, non sono mancate critiche. Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera, ha contestato la scelta di trasformare il decreto Bollette in una misura orientata alle fonti fossili, sostenendo che produrrà effetti negativi sul sistema Paese.

Anche il Movimento 5 Stelle ha mosso rilievi. Per i deputati del M5S in Commissione Attività produttive, il provvedimento viene descritto come un decreto salva-carbone, con costi destinati a ricadere su cittadini e imprese. L’atto viene inoltre definito irresponsabile e miope, perché riporterebbe indietro le politiche energetiche di decenni.

pichetto fratin e la strategia preparata: riserva “a freddo” e condizioni operative

La misura viene collegata anche all’azione di preparazione attribuita al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che avrebbe impostato il percorso tra dichiarazioni e valutazioni successive.

dicembre 2025: valutazione di opzioni per la sicurezza energetica

A dicembre 2025, durante un’informativa al Consiglio dei ministri sullo stato delle centrali a carbone di Enel a Brindisi e Civitavecchia, il ministro avrebbe indicato la presenza di valutazioni su opzioni utili per salvaguardare la sicurezza energetica nazionale. Tra le ipotesi considerate figurava anche un mantenimento degli impianti “in riserva”.

inizio marzo: riserva “a freddo” per cautela

All’inizio di marzo, in un’intervista rilasciata a Tgcom a margine del Key-The Energy Transition Expo 2026 di Rimini, Pichetto Fratin avrebbe parlato della possibilità di tenere in riserva “a freddo” le centrali a carbone. L’obiettivo dichiarato sarebbe stato non riattivare gli impianti, ma tenerli disponibili come misura di cautela per l’interesse del Paese.

ultima fase: operatività subordinata al prezzo del gas

Secondo quanto riportato, una settimana prima dell’approvazione del decreto, intervistato dalla Stampa, Pichetto Fratin avrebbe spiegato che le centrali di Brindisi e Civitavecchia potrebbero essere operative anche subito con un decreto. È stato però indicato un limite: l’attivazione avrebbe senso solo se il prezzo del gas sale stabilmente oltre 70 euro, poiché altrimenti i costi risulterebbero insostenibili.

Il contesto decisionale viene ulteriormente collegato all’esito di un confronto con l’Unione europea sulle sanzioni, che impedirebbero di comprare combustibili fossili dalla Russia, indicata come maggior fornitore per l’Europa.

scelte internazionali: sospensioni e possibili proroghe all’uso del carbone

La proroga italiana al 2038 si colloca in un contesto in cui, anche all’estero, alcuni passaggi indicano flessibilità su impianti considerati meno efficienti. Vengono citati esempi recenti:

  • In Giappone, il ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (Meti) avrebbe disposto la sospensione temporanea delle restrizioni operative per alcune centrali a carbone più datate e meno efficienti, con un aumento temporaneo del ricorso al combustibile più inquinante per un anno
    Il decreto salva Bollette diventa “salva carbone”. L’Italia rimanda al 2038 l’uscita (prevista entro il 2025) dal combustibile più inquinante

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