Assuefazione e indifferenza verso la morte di innocenti: perché non siamo mai stati toccati

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Assuefazione e indifferenza verso la morte di innocenti: perché non siamo mai stati  toccati

Di fronte alle immagini dei conflitti, il tema dell’“assuefazione” emerge con insistenza nel dibattito pubblico. Nel corso di un’intervista televisiva, un noto inviato di guerra ha avanzato l’idea che molte persone mostrino ormai poca sensibilità rispetto al dolore e alla morte di civili e non civili. L’osservazione richiama un nodo centrale: come viene costruita la percezione collettiva e perché, in molti casi, la tragedia non riesca a raggiungere davvero le coscienze.

assuefazione alla morte: l’ipotesi e ciò che non torna

Durante l’intervista televisiva viene formulata la possibilità di una forma di assuefazione rispetto allo sterminio dei civili, citando ad esempio lo sterminio dei gazawi da parte degli israeliani. L’idea si colloca nel tentativo di spiegare perché tanti continuino a reagire con distanza di fronte a morti e mutilazioni.

La spiegazione viene respinta sul piano della veridicità: viene sostenuto che l’affermazione secondo cui si starebbe “diventando abituati” non corrisponde a realtà. La ragione indicata risiede nel modo in cui le immagini vengono proposte, ritenute frutto di una selezione propagandistica capace di mostrare solo ciò che risulta funzionale a una narrazione.

immagini filtrate e valore della vita: come si costruisce la percezione

Secondo la ricostruzione proposta, la selezione delle immagini fa sì che le vittime appaiano inizialmente come esseri umani “diversi”, con una morte percepita come meno importante rispetto a quella riconosciuta come vicina. In questo scenario, vengono osservati numerosi cadaveri senza nome, privi di una storia e di un’individualità, elementi che incidono sulla possibilità di immedesimarsi.

Nel contesto descritto, il mondo civile occidentale attribuisce un peso differente alle singole vite: ogni uomo viene considerato importante e tutelato nella propria dimensione individuale. Il punto critico diventa allora l’effetto contrario: viene evidenziato che proprio l’Occidente, in modo strutturale, sarebbe responsabile della negazione dell’individualità di molte persone che vivono in gran parte del resto del mondo.

cultura informata e lontananza geografica: perché i conflitti non “tocccano” davvero

Non si tratterebbe, secondo la ricostruzione, di abitudine alla tragedia. Il meccanismo descritto è più profondo: la guerra non arriverebbe davvero alla sensibilità collettiva perché le persone sarebbero formate da una cultura colonialista e da una cultura dell’informazione impostata in modo selettivo.

Viene poi sottolineata la distanza percepita: Iran, Iraq, Palestina, Libano vengono indicati come territori lontani. Si rileva che, nella narrazione dominante, tali aree avrebbero conosciuto raramente democrazia o pace, e verrebbero ricondotte a un’etichetta storica di “paesi in via di sviluppo”, presentati come luoghi di instabilità permanente perché ciò converrebbe agli interessi di un Occidente opulento, impegnato a depredare le ricchezze altrui.

In questa cornice, la guerra viene descritta come un meccanismo ricorrente: attori diversi interpreterebbero ruoli simili “da sempre”, mantenendo caratteristiche identiche nel tempo.

ex Jugoslavia e caccia ai civili: il caso delle testimonianze e la ricerca di giustizia

Il tema torna con forza quando si parla del conflitto nella ex Jugoslavia, anche a causa di una vicenda che vede coinvolti cittadini italiani. Viene riferito che alcuni avrebbero pagato per poter colpire con cecchini civili inermi, paragonando la dinamica a una forma di caccia.

Le testimonianze citate includono la presenza di un listino prezzi, con un’indicazione all’origine della caccia ai bambini. Parallelamente, si afferma che la magistratura italiana stia cercando di assicurare alla giustizia i responsabili, mentre i notiziari e i programmi di approfondimento ripropongono immagini del conflitto nei Balcani, riattivando oggi reazioni di orrore in chi guarda.

la memoria personale di un filmato e l’impatto dei luoghi simili

Il racconto fa riferimento a un ricordo degli anni di guerra: la voce descrive l’esperienza personale di una liceale che aveva amici capaci, fino a pochi mesi prima, di trascorrere le vacanze in Jugoslavia. Viene sottolineato che città e campagne apparivano simili ai luoghi occidentali, e che gli slavi erano percepiti come culturalmente affini.

Un filmato del tempo viene utilizzato per rendere concreto lo shock: una donna stava raccogliendo funghi e, da una decina di metri, da una campagna segnata da una linea di confine, un cecchino prese la mira e sparò. La donna cadde senza vita sull’erba, su un terreno umido descritto come identico a quello delle scampagnate dell’infanzia.

La visione produsse una reazione fisica intensa: un brivido, e la sensazione di immobilità delle braccia e del petto. L’immagine viene posta in continuità con il presente: oggi i venti di guerra coinvolgono il Medio Oriente, ma soffiano anche verso l’Occidente, spingendo a richiamare la comune appartenenza alla materia umana, fatta di carne.

comunità e partecipazione: il ruolo di sostenitori e selezione dei contenuti

È presente una sezione dedicata a un blog denominato Sostenitore, dove vengono ospitati post scritti dai lettori che scelgono di contribuire alla crescita della testata. Tale partecipazione avviene sottoscrivendo un’offerta che permette di diventare parte attiva della community.

Tra i contenuti inviati, viene indicato che Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Si precisa inoltre che il blog nasce da un’idea dei lettori e che l’obiettivo è renderlo uno spazio condiviso.

Il testo descrive anche le modalità della partecipazione: diventare sostenitore significherebbe metterci la faccia, con firma o impegno, prendendo parte alle campagne e assumendo un ruolo attivo. Viene citato il costo di “un cappuccino alla settimana” e la possibilità di seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì per inviare suggerimenti, notizie e idee. È menzionato anche l’accesso al Forum riservato per discutere e interagire con la redazione.

persone e ruoli citati

Peter Gomez (selezione dei post) e la redazione (selezione e pubblicazione dei contenuti) sono menzionati tra i partecipanti legati alla gestione della community e alla scelta dei contributi.

Non è l’assuefazione a renderci insensibili alla morte di gente innocente: è che non ne siamo mai stati toccati davvero

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