Maradona: “In Italia perseguitato. Ecco chi è il colpevole. Se torno, alleno il Napoli”

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Non mi arrendo all’idea di andare in giro per il mondo e di sentirmi assai peggio che straniero” – Diego Armando Maradona torna a gran voce per denunciare la presunta ingiustizia di cui è vittima da oltre 20 anni.

Il Fisco italiano ce l’ha con lui, è questo l’urlo liberatorio di un uomo, additato, per suo immenso e riconosciutissimo merito, come il ‘Dio del Calcio‘. Chi ha avuto la fortuna di vederlo in campo, ha potuto deliziarsi con le sue giocate. Sono tanti coloro che vorrebbero il pibe impegnato nelle faccende del nostro pallone. Eppure ci son ben ‘40 milioni‘ di ragioni che tengono Diego lontano dai confini italici.

In un’intervista realizzata dal ‘Corriere dello Sport’, Maradona esprime la questione dal suo punto di vista, mettendo a nudo aspetti finora sconosciuti di cui poco e niente si era parlato. “Ce l’ho proprio con l’Italia. Ma, parliamoci chiaro, non con gli italiani per cui nutro grande simpatia. Mi rivolgo al Fisco. Ogni volta che metto piede lì mi sento perseguitato“.

La questione va snocciolata. Diego parla dell’erario e di quel debito piuttosto esoso: “Non c’entro proprio niente. E’ un’ingiustizia. Non so a quanti hanno tolto l’orologio dal polso oppure un diamante dall’orecchio“.

Ma ci spieghi: “Nell’ottobre del ’91 avevo lasciato Napoli da buoni sei mesi. Un dirigente fece il furbo e non si curò di avvisarmi. Careca e Alemao, invece, sistemarono la situazione. Adesso sono liberi cittadini anche in Italia“.

E’ in corso un’ulteriore procedura legislativa per invertire la rotta: “Faccio appello alla politica. Attraverso un atto di coraggio, si potrebbe restituire a me e tanti altri la serenità ormai persa“.

E se andasse in porto?: “Non voglio negarlo. Mi piacerebbe allenare una squadra italiana. Se si trattasse del Napoli, si realizzerebbe anche un altro sogno“.