In Libia crescono i timori per le armi chimiche

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Già da quando era iniziata la rivolta il rappresentante della Libia liberata aveva reso pubblici i timori per il sospetto che le forze di Gheddafi potessero essere in possesso di temibili agenti chimici come il gas nervino o quello mostarda. La tensione è oggi aumentata per via di alcuni documenti (ordini del dipartimento libico per le armi chimiche) recuperati in una delle basi militari libiche, e resi noti dal Washington Post, in cui sono riportati gli acquisti e le spedizioni di 2000 maschere antigas fabbricate nella repubblica ceca, 2000 tute protettive contro gli agenti chimici (inviate il 26 luglio da al-Ajelat ad al-Jufra ), 7.500 maschere antigas, svariati chili di napalm e agenti decontaminanti. 

Anche se tra il 2003 e il 2004 tramite l’Onu furono smantellate più di 3000 bombe (che sarebbero potute essere poi usate per veicolare sostanze chimiche) perchè Gheddafi decise di rinunciarvi al fine di riallacciare rapporti con Europa e USA, resta comunque la preoccupazione perchè secondo l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) anche se effettivamente il 40% delle scorte di materiale chimico per la produzione di gas mostarda era stato distrutto, comunque 11,25 di tonnellate di gas erano ancora in mano del regime quando è scoppiata la rivolta, 17 febbraio. Inoltre ad incrementare l’allarme sono proprio alcune migliaia di missili anti-aerei portatili spariti dagli arsenali libici e facilmente utilizzabili da un solo uomo, probabilmente molti in mano dei lealisti o in mano ai gruppi estremisti vicino ad al-Qeda presenti nel Sahel e il fatto che già nel 1987 Gheddafi utilizzò armi chimiche durante l’ultimo anno della guerra in Ciad.

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Gheddafi è nuovamente tornato a farsi sentire in un messaggio audio trasmesso dalla tv siriana al-Rai in cui dice che non è affatto fuggito e che le voci che circolano sono solo menzogne ed ha aggiunto: «Siamo pronti a Tripoli e dovunque – ha detto – a intensificare gli attacchi contro i ratti e i mercenari. La Nato perderà». Anders Fogh Rasmussen ha risposto che : « le operazioni della Nato in Libia continueranno finché esisterà una minaccia rappresentata dalle forze leali a Gheddafi. Forze che non sembrano aver intenzione di arrendersi » (l’ultimatum dei ribelli scade sabato notte).