Marchionne riceve da Fiat regalo da 50 milioni ma paga tasse più leggere dei suoi stessi dipendenti

0
66
sergiomarchionne

La fiat, a titolo di compenso supplementare, ha regalato al suo amministratore delegato un pacchetto di azioni dal valore in borsa di oltre 50 milioni di euro. Soltanto questo basterebbe a far risultare agli occhi di molti come un regalo a dir poco scandaloso visto che già riceve, come retribuzione ordinaria, la “modica” cifra di circa 3,5 milioni di euro annui ma,  ancora più iniquo, è che alla somma multimilionaria è applicabile un’imposta massima del 30%, poichè tale è l’aliquota prevista a norma di legge per i guadagni dei soggetti residenti all’estero. L’ad, infatti, risiede in Svizzera a Walchwil, uno dei più generosi delle Confederazione per quanto riguarda le tasse.

Marchionne pagherà tasse più basse rispetto a migliaia di suoi dipendenti. Ad esempio i suoi dirigenti, per redditi superiori a 75 mila euro annui, pagano fino al 43%. Quindi, non solo compensi ben maggiori ma anche aliquota inferiore.

La vicenda non finisce qua. Un comunicato stampa della Fiat, ha fatto sapere che per far fronte “agli oneri fiscali derivanti dalla assegnazione” (si tratta di 4 milioni di azioni Fiat auto e di 4 milioni di azioni Fiat industrial), Marchionne ha venduto in Borsa 600 mila titoli Fiat auto e altrettanti di Fiat industrial, e che nei prossimi giorni ne venderà altre 370 mila azioni Fiat auto e altrettante Fiat industrial. In sostanza, tra i 7,5 milioni di euro già incassati dalla prima tranche, e dei circa 4,5 milioni di euro stimati della successiva, otterrà circa 12 milioni al solo scopo di far fronte alle imposte sui 50 milioni di stock grant.

L’ad di Fiat ha dimostrato oltretutto di essere un ottimo speculatore anche sulla scelta di tempo, infatti, venerdì scorso, giorno della liquidazione dei titoli, le quotazioni di Fiat erano quasi ai massimi degli ultimi 3 mesi. Ieri , invece, le azioni sono scese del 2,1% per Fiat spa e del 2,8% per Fiat industrial perchè è arrivato l’annuncio che Standard&Poor’s ha messo sotto osservazione il debito a lungo termine del gruppo. Fortuna o accesso veloce alle informazioni “al limite della preveggenza”?