Compleanno Berlusconi-Bersani: tra tensioni e inchieste. Caso Lavitola: “una telefonata mi scagiona”

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Oggi 29 settembre si spengono 75 candeline per il premier Berlusconi e 60 per il segretario del Pd Pierluigi Bersani. I due esponenti dei principali schieramenti politici italiani vivranno questo compleanno nel pieno delle tensioni politiche, economiche e sociali che stanno attraversando il nostro paese e nel pieno delle crisi interne di entrambi i partiti tra inchieste giudiziarie sia per il Presidente del Consiglio sia per componenti di spicco di entrambi gli schieramenti (dal caso Penati a quello Milanese).

Per Berlusconi sarà un compleanno di lavoro. In programma per oggi c’è il seminario sulle dismissioni del patrimonio pubblico al ministero del Tesoro.
Bersani, invece, festeggerà un compleanno con la “C” maiuscola dato che ha raggiunto la soglia dei 60 anni. E, come ha dichiarato ieri al Tg5, festeggerà “a casa in serenità, con mia moglie Daniela e le mie due figlie Elisa e Margherita”.

Intanto su Fb è stato organizzato un party per il premier a Piazza Cairoli dove i partecipanti vogliono “fare la festa a Berlusconi” e scrivono, ironicamente: “Torta umana (noi) e tante candeline (i nostri diti medi alzati verso il cielo). Speriamo di avere a disposizione almeno 75 candeline. Sennò sai che figura…Sareste così gentili da far girare la voce?
PS: giusto perché non si equivochi: questa iniziativa ha il sorriso sulle labbra. Ma una rabbia da bufali nelle vene.

Nel frattempo nuovi dettagli emergono sul caso Tarantini-Lavitola-Berlusconi, grazie alle parole espresse ieri sera dallo stesso Lavitola nel programma di La7 “Bersaglio Mobile”. L’ex direttore de L’Avanti parla di una telefonata tra lui e il premier che lo scagionerebbe dall’accusa di aver preso indebitamente una parte dei 500mila euro del presidente del Consiglio destinati a Gianpaolo Tarantini.
“La mia telefonata è stata fatta dalla stessa utenza argentina usata con Tarantini ma non c’è traccia di questa intercettazione.” “Perché?”, si chiede. “Se ci fosse questa intercettazione non ci sarebbe l’indagine. Nella telefonata che mi scagionerebbe gli ho detto: Presidente, mi ha chiamato Tarantini, mi ha detto che ha notizia di questi 500mila euro e vuole che gli sia consegnata questa somma. Che faccio? Gliela metto a disposizione?” Berlusconi, riferisce Lavitola, gli avrebbe detto: “No, no, lui deve fare un’attività, quella somma è dedicata per fare un’attività.”

Lavitola dichiara inoltre di non aver fornito nessuna scheda telefonica peruviana a Berlusconi, ma una scheda italiana comprata da un suo collaboratore peruviano. “Ho dato la scheda per timore di essere intercettato non per i contenuti illegali della telefonata ma perché parlavo di considerazioni riservate. Inoltre, ha aggiunto “ho il sacro terrore della magistratura”.