Berlusconi e Lavitola indagati a Bari. Lavitola si è costituito lunedì

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Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, l’ex premier Silvio Berlusconi è indagato a Bari, insieme a Valter Lavitola, per aver indotto l’imprenditore Tarantini a mentire durante i processi sulle feste private che si svolgevano nelle sue residenze. L’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha così commentato: “Non abbiamo ricevuto alcun provvedimento ma, secondo il pronunciamento del Tribunale del riesame e gli atti di indagine conosciuti, l’iscrizione è un atto dovuto. A questo punto possiamo soltanto auspicare che si arrivi al più presto all’archiviazione”.

Lunedì scorso Lavitola si è costituito, dopo una lunga latitanza a Panama e in Argentina, e ora è rinchiuso nel carcere di Poggioreale. Qui, l’interrogatorio mosso dalle Procure di Bari e Napoli è durato 7 ore e Lavitola ha risposto alle domande del gip. L’interrogatorio verteva principalmente intorno a due filoni: il primo riguarda presunti illeciti nei finanziamenti al quotidiano Avanti, di cui Lavitola era direttore, in base alla legge sui contributi all’editoria, il secondo per le presunte tangenti a esponenti del governo di Panama per gli appalti delle carceri ”modulari”, situazione in cui Lavitola avrebbe rivestito un ruolo di mediatore. Si è discusso anche della vicenda delle presunte pressioni sull’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini affinchè’ tacesse sulla questione delle escort coinvolte nelle feste di Berlusconi a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa.

 Al momento non ci sono ancora indiscrezioni sulle risposte dell’indagato.
La situazione sarà più chiara quando i magistrati della procura, il procuratore aggiunto Francesco Greco e i pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, daranno il loro parere sulla eventuale istanza di scarcerazione o di concessione degli arresti domiciliari che potrebbe presentare il difensore di Lavitoòa Gaetano Balice.

Sembra ovvio che Lavitola si sottoporrà a interrogatori investigativi davanti ai magistrati della procura. Gli stessi, questa mattina, hanno inviato la Guardia di Finanza a palazzo Chigi per sequestrare 2,5 milioni di euro presso il Dipartimento per l’editoria. Sono i fondi già concessi ma non ancora erogati per il quotidiano L’Avanti e relativi all’anno 2010. Dal 1997 al 2009 il quotidiano ha ricevuto finanziamenti dal fondo per l’Editoria per oltre 23 milioni: tutti soldi conseguiti tramite documenti che certificano spese in realtà mai tenute, secondo i magistrati.