Comune di Napoli perquisito dalla Gdf: una società milanese rubava i soldi della tassa sui rifiuti

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La Procura di Milano sta indagando nei confronti del Comune di Napoli per reati di peculato e bancarotta fraudolenta. Finora 5 gli arresti, tra cui anche un alto dirigente di Palazzo San Giacomo.

La vicenda riguarda la riscossione della tassa sui rifiuti. La società in questione, la Aip srl (Azienda Italian Pubblicità), avrebbe intascato, invece di riscuoterla,proventi della tassa per dieci anni consecutivi accumulando un capitale di 50 milioni di euro.

Ida Alessio Vernì, già direttore centrale Sviluppo commerciale artigianale e turistico del Comune di Napoli è tra gli indagati di spicco. È accusata di peculato ed è compagna dell’ex assessore comunale ed ex ed ex senatore di Rifodazione Raffaele Tecce.
Nell’inchiesta c’è anche il reato di bancarotta fraudolenta per cui ci sarebbe un buco di 18 milioni di euro.

Il gip di Milano che la porta avanti è Micaela Curami ed è affidata alla procura della città lombarda perché la sede dell’Aip è sita lì in via Matteo Bandello.

A quanto pare gli amministratori della società, Gabriella Amati e Angelo Maj, intascavano i soldi provenienti dal pagamento della tassa dei rifiuti come se fossero soldi propri senza riversarli, come avrebbero dovuto, al Comune, per conto del quale lavoravano.

Difatti, dai documenti della polizia giudiziaria si legge che “in modo inequivocabile le liquidità a disposizione della fallita (liquidità che per la quasi totalità) sono state gestite da parte dei coniugi Maj-Amati come se si trattasse di denaro e beni propri di cui poter disporre liberamente, e senza limiti, senza rendere conto a nessuno”.

Inoltre, scrive il gip: “Nonostante dall’1 gennaio del 2005 non si occupasse più della riscossione dei tributi, Aip ha continuato a percepire tributi, avendo omesso di chiudere il conto corrente postale dedicato alla riscossione”, che è rimasto aperto fino al 2009. “La società, anziché riversare l’indebitamente percepito ad Elpis (la società incaricata della riscossione) o al Comune di Napoli via via che si accumulavano gli importi provvedeva a trasferirli (con assegni o bonifici) su altri conti correnti, confondendoli nel suo patrimonio finanziario”.