SOS San Giovanni a Teduccio, spiaggia a rischio tifo

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C’è gente incurante, spocchiosa o semplicemente ignara. Gente che vive felice, che si accontenta di quel poco che ha, che se lo fa bastare quasi fosse un angolo d’oro colato. Eppure, oro non è: è feccia, lurida feccia, rastrellata tra rifiuti organici e bucce di banana, nel migliore dei casi. Pneumatici, liquami e scarti industriali campeggiano altezzosi sulla spiaggia di San Giovanni a Teduccio, nella periferia Est di Napoli. Il porto è a due passi e il depuratore di zona, obsoleto, reimpasta l’accozzaglia tossica più che purificarla.

Un morire per gli occhi, un cazzotto piantato nei ricordi di una spiaggetta che attirava turisti anche da fuori città. Ma ci son persone che ancora insistono a tappezzare quella distesa putrida con asciugamani ed ombrelloni. Bambini, donne e signori d’un età che è andata si lasciano carezzare dolcemente la pelle da quell’acqua d’un mare grigiastro, con a galla scarti di ogni genere. Non sanno leggere o cosa? Il cartello è in bella vista, ed il messaggio è chiaro come il sole: ‘Divieto di balneazione, pericolo di morte‘.

L’avviso non lascia spazio a diverse interpretazioni: ‘Il divieto di balneazione da Pietrarsa a Vigliena ha lo scopo di prevenire e di impedire comportamenti che possono mettere in pericolo la salute delle persone, per la presenza di scarichi cloacali nelle acque marine e dei relativi rifiuti organici. Le concentrazioni massicce di batteri fecali che si accompagnano ai numerosi micro organismi patogeni sono all’origine di tifo, salmonella, epatite ed altre malattie infettive‘.

Tutto intorno è zona off limits: il tanfo che sale su è di quelli che s’avvertono anche a distanza ragguardevole. Ma niente: c’è chi si tappa naso, occhi e pelle. Il pericolo, in certi casi, non è istinto, ma un modus vivendi.