Aiutava i Casalesi nei loro traffici: arrestato Carabiniere di stanza a Bologna

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Nicola Zanfardino, carabiniere di stanza presso il comando provinciale di Bologna, è stato arrestato dalle autorità napoletane perché considerato uomo di fiducia e talpa  di Gaetano Cerci, esponente del clan camorristico dei Casalesi e pluripregiudicato.

Il blitz è stato fatto dalla squadra mobile di Caserta e dal reparto operativo di Napoli e ha portato all’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare, emesse dalla Dda partenopea.
Coinvolti nelle indagini e nell’arresto anche un parcheggiatore abusivo della zona ospedaliera di Napoli, Renato Bifolco, e una donna tossicodipendente, Assunta Loreto, legata a Zanfardino da una relazione sentimentale. I quattro, a vario titolo, sono indagati per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, peculato, rivelazione del segreto d’ufficio, accesso abusivo a un sistema informatico, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Tutti gli arresti derivano dalle indagini condotte sui Casalesi che portarono all’arresto di Vincenzo Schiavone, detto “Coppertone”, arresto avvenuto in provincia di Avellino lo scorso aprile. Le indagini hanno portato alla scoperta che Schiavone si avvaleva dell’aiuto di Cerci per la sua attività criminale e per gli spostamenti logistici. Inoltre, entrambi erano in contatto col carabiniere Zanfardino, che al tempo dei fatti era in servizio nel nucleo radiomobile del comando provinciale di Napoli.

È emerso che Zanfardino accompagnava lo stesso Cerci durante i suoi spostamenti e che riforniva costantemente di hashish, cocaina e marijuana Assunta Loreto, sottraendo le sostanza stupefacenti  dalle droghe sequestrate durante i controlli nel suo turno di servizio.
Inoltre, sia Cerci sia Zanfardino intrattenevano contatti col parcheggiatore Bifolco. In particolare, il carabiniere avrebbe più volte avvisato Bifolco dell’arrivo dei controlli di polizia in cambio di somme di denaro e lo avrebbe favorito elevando contestazioni ai parcheggiatori concorrenti.
Infine, sia Bifolco che Cerci si rivolgevano a lui per ottenere informazioni riservate dell’arma dei carabinieri che lui stesso prelevava dalla banca dati informatica delle forze dell’ordine.