Preoccupa sempre di più l’aumento della resistenza batterica ai farmaci.

0
35
Klebsiella pneumoniae-1

 

Quello che sta accadendo è preoccupante a tal punto da far si che il rapporto pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Ecdc si possa definire un vero e proprio allarme. Difatti, come è ben documentato nel rapporto presentato oggi in occasione della Giornata Europea degli antibiotici 2011, la resistenza dei batteri agli antibiotici di ‘ultima risorsa’ in tutta Europa è aumentata in maniera critica. Tra a i ceppi batterici che dimostrano una notevole resistenza agli antibiotici della famiglia dei carbapenemi ci sono i Klebsielle pneumoniae ( sono i Gram-negativi presenti nella mucosa respiratoria e nell’intestino dell’uomo).

Perchè si parla di allarme? – Come spiegano gli esperti dell’Iss a preoccupare è proprio il fatto che i farmaci che sono stati usati contro i Klebsiella sono quelli appartenenti alla categoria ”ultima risorsa”, cioè quelli somministrati nei casi di infezioni molto gravi. Per cui se l’andamento dovesse rimanere questo, in poco tempo gli antibiotici diventerebbero del tutto inutilizzabili.

I Dati in Italia – la resistenza del Klebsiella e’ aumentata dall’1,4% del 2009 al 16% del 2010 e per il 2011 le previsioni sono ancora peggiori, si teme addirittura anche una resistenza fino al 28%. Ma a incutere grande timore non sono solo queste stime ma anche il fatto che si è riscontrata una ampia variabilita’ dei valori misurati nei diversi ospedali italiani. In alcuni i valori oscillano intorno ai parametri “nomali”, mentre in altri, soprattutto in quelli dove si attuano terapie intensive o forme cliniche piu’ severe, si raggiungono valori eccezionalmente preoccupanti.

Diverso consumo regionale – Come ha sottolineato più volte l’ AIFA (agenzia italiana del farmaco), l’Italia presenta un elevato e quindi eccessivo consumo di antibiotici, con grandi differenze regionali. Si calcola che, se il consumo di tutte le regioni italiane fosse allineato a quello delle sei regioni con consumi più bassi, si potrebbero risparmiare 316,6 milioni di euro. Quindi da ora in poi, sperando che non sia troppo tardi, sarà fondamentale la sorveglianza dell’ “antibiotico-resistenza” che dovrà esser gestita contemporaneamente dagli ospedali e dalle autorita’ sanitarie regionali e nazionali.