L’Italia che dice ciao.

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la-Rinascente

E così l’ultima in ordine temporale è la nostra Rinascente.

Un’altra impresa italiana lascia la proprietà italica per essere gestita da un’azienda estera.

 Se guardiamo a questa acquisizione da vicino non sembra altro che un ordinario esempio  di libero mercato in era di crescente globalizzazione, mentre se proviamo ad ingrandire la nostra visuale ci rendiamo conto che queste realtà,  motore della nostra economia da svariati decenni, stanno via via lasciando il nostro paese  portando con se i relativi interessi e indotti passando in mano straniere; che spesso portano nelle proprie case madri il cuore direttivo o che in casi di crisi tagliano ( o chiudono direttamente) sui costi partendo proprio da casa nostra.

E se il cuore delle nostre aziende e quindi della nostra economia si sposta altrove, si tratta pur sempre di quel poco di buono che è rimasto, perché la crisi del sistema Italia è iniziata ben prima di quella mondiale del 2009 e già allora i politici per pompare un po’ di occupazione usarono lo slogan  della flessibilità rendendo ancora più facile per le aziende l’assunzione a basso costo di personale mediante  l’utilizzo di contratti a termine. Il risultato fu presto detto: più occupazione momentanea e precaria; che nel giro di pochi anni si è trasformata in disoccupazione senza alcuna forma di tutela.

Oggi la disoccupazione giovanile si attesta circa al 30 % e qualcuno della casta sostiene: . Il politico che sostiene questa tesi ovviamente  sa che il proprio figlio una volta laureato potrà contare su una buona raccomandazione  e ritiene giusto che siano gli altri a doversi adattare. Sarebbe interessante che costui andasse a spiegare ai tanti giovani che hanno speso soldi ( spesso sudati risparmi di famiglia ) ed energie per prendere una laurea, perché gli veniva detto che in Italia non c’erano abbastanza laureati e che per questo sarebbero stati assorbiti dalle aziende facilmente; di andare a fare l’operaio  e vedere che  reazione può suscitare.   Per chi vuol sognare di fare un bel lavoro o una apparente crescita c’è sempre disponibilità per qualche interessante stage pagato 500 euro al mese in cui si fa il normale lavoro di impiegato, si è subordinati a tutti come mansioni e gerarchia e spesso senza alcuna prospettiva se non l’ennesimo rinnovo. Bisogna fare rinunce, ti rispondono le direzioni del personale quando chiedi spiegazioni, eppure ai vertici non viene mai chiesto nulla se non tagli a qualche benefit in casi estremi. 

Alla fine chi fa davvero sacrifici ?  le padri e le madri che ora stanno mantenendo i bamboccioni ovviamente, ma ai figli dei bamboccioni chi ci penserà ? 

La questione meridionale ( e non mi riferisco alla perenne emergenza dei rifiuti a Napoli ) aumenta di anno in anno nonostante ad ogni campagna elettorale vengano fatte promesse al popolo su come risolvere il divario e se al Nord si seccano perché a loro dire “sgobbano” per mantenere l’altra metà del paese, al Sud i servizi sono a malapena assistenziali e di scarsissima qualità ( vedi sanità e non solo) e nel 2011 il flusso di persone che lasciano le terre della vecchia magna grecia per tentare di fare carriera in settentrione è l’unica cosa che non registra mai crolli; a testimonianza che niente è stato fatto e niente viene fatto per cambiare lo stato delle cose.

Potrei citare gli stipendi fermi o i mancati tagli ai compensi dei parlamentari ma sono cose che sappiamo bene tutti.

E mentre questa Italia dice “ciao” e prosegue il suo declino, i suoi governanti eletti dal popolo per fare gli interessi del paese, in agenda hanno queste priorità:

– manovre in ambito giustizia come fermare l’abuso di intercettazioni, promulgare la legge sul legittimo impedimento o ridurre i tempi di prescrizione dei processi.

– appesantire la pubblica amministrazione spostando alcuni ministeri al nord.

– riconquistare consensi pubblici abbassando le tasse quando abbiamo il terzo debito più alto del mondo, rischiando così di finire come il non lontano caso “Argentina”.

Di tutti i problemi sopra citati non vi è traccia di alcuna soluzione. La crisi di competitività del sistema paese resa ancora più grave dalla globalizzazione, continua la sua corsa come un cancro che lentamente divora le ossa di un malato e il popolo è sempre più sfiduciato e sofferente, magari confidente in un futuro migliore. Accendi la televisione e il tg sono pieni di dichiarazioni delle solite facce che da trenta anni ed oltre non fanno niente per il paese se non altre dichiarazioni .

Ciò che va cambiato è il concetto arcaico di  destra  o di sinistra, perché la prima si regge su di un uomo che in tre anni di legislatura ha pensato solo a fare leggi a suo intersse e a pagare i suoi collaboratori perché lo mantenessero al potere e l’altra parte a scannarsi per un ultimo pezzo di carne rimasta, senza rendersi conto che si trattava di carne imputridita.

E mentre l’Italia dice “ciao”, dall’estero qualcuno viene a fare shopping delle merce rimasta invenduta, ovviamente  prima che venga svalutata e ovviamente a prezzo di saldi.