Riforma del lavoro. Licenziamenti, precariato, ammortizzatori sociali: ecco cosa cambierà

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Altri due giorniper chiudere i testi della riforma e poi sarà la volta del Parlamento. Le aspettative di chi sperava in qualche modifica significativa al testo, in merito alle nuove norme su licenziamenti, contratti e ammortizzatori e che presto approderà nelle aule del parlamento, saranno deluse.

Infatti il pacchetto presentato ieri a sindacati e associazioni delle imprese dal premier e dal ministro Elsa Fornero, questi ultimi hanno già annunciato che non potrà essere oggetto di significative modifiche.

“Il capitolo è chiuso”, queste le parole del presidente del Consiglio in merito all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, rivolte ai sindacati ed in particolare alla contrarietà della Cgil.

L’obbligo di reintegro, rimarrà (come previsto) solo per i licenziamenti discriminatori e lo stabilirà un giudice. L’obbligo di reintegro sarà esteso anche alle piccole aziende (quelle sotto i 15 dipendenti), fin ora escluse dall’articolo 18.

“Il licenziamento illegittimo – ha spiegato il ministro Fornero – è punito nel senso che è nullo qualunque sia l’impresa che lo fa, piccola, grande, di qualunque tipo. E questo è un rafforzamento delle tutele del lavoratore”.

Per i licenziamenti disciplinari è previsto un indennizzo o il reintegro (nei casi più gravi), a scelta del giudice e l’indennità potrà essere al massimo di 27 mensilità.

Maggiori possibilità per i datori sui licenziamenti per motivi economici e per giustificato motivo, per i quali è previsto solo il risarcimento massimo di 27 mensilità, minimo 15.

Penalizzazioni, a carico dell’impresa, per chi non conferma i contratti a termine: sarà di mezza mensilità all’anno per un periodo di indennizzo massimo di tre anni (da aggiungersi allo stipendio).

Ammortizzatori sociali più estesi, rivolti ad una platea più ampia, ma anche meno consistenti.

Il ministro Fornero, in tal merito ha dichiarato che “Per estendere gli ammortizzatori, con il passaggio all’assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) il governo metterà in campo 1,7-1,8 miliardi di euro di risorse aggiuntive”. “Tuteleremo il lavoratore, non il posto di lavoro”.

Il contratto a tempo indeterminato resta la posizione contrattuale normale e, per disincentivare le forme a termine, è stato confermato l’1,4% di contribuzione sui contratti a termine per finanziare l’Aspi (saranno esclusi da questo provvedimento i contratti stagionali).“Vogliamo che diventi dominante, cioè migliore rispetto ad altri, il contratto subordinato a tempo indeterminato”, ha sintetizzato il ministro.

Stretta sull’abuso delle finte partite Iva nei rapporti di lavoro che sono in realtà dipendenti e sui contratti atipici. Dopo sei mesi di lavoro presso un’azienda, il possessore di p.iva è da ritenersi nella posizione di lavoratore subordinato.