Cina: la scoperta di alcuni resti fa parlare di nuova specie umana
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- Pubblicato Giovedì, 15 Marzo 2012 11:08
- Scritto da Fabiana Bianchi
La paleontologia sembra aver aperto nuove frontiere nell’evoluzione della specie umana grazie al ritrovamento di alcuni resti umani in una grotta del Sud-Ovest della Cina. Gli scienziati parlano di una nuova specie umana e, se la notizia fosse confermata, porterebbe implicazioni eccezionali sulle conoscenze fin qui acquisite sulle popolazioni dell’Asia.
Questi uomini sono stati soprannominati “la Gente del Cervo Rosso” perché ritrovati in una Grotta in cui furono rinvenuti anche dei resti cotti di cervo di un specie ormai estinta.
I resti in questione sembrano possedere caratteristiche sia arcaiche sia moderne e sono i più giovani del loro genere mai ritrovati in Asia Centrale.
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L’arte digitalizzata e la rete
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- Pubblicato Domenica, 20 Novembre 2011 04:18
- Scritto da Silvia Redente
Le mostre e le esposizioni che hanno caratteristiche classiche, di fattezza ancora basata sul lavoro di pennelli e tele hanno ormai lasciato il posto a pareti virtuali. Scrivere le proprie opere e, cercando di conservarne le caratteristiche, pubblicarle su un sito internet è diventato un momento necessario per ciascun artista.
Oltre all’esordio tra le mura delle gallerie d’arte, spesso poco accessibili agli artisti emergenti, a essere progettato e messo in campo per la crescita e la comunicazione delle forme espressive è uno specchio visivo multimediale, mirato a divulgare. Nella prospettiva di una rivalutazione dei mezzi artistici, anche gli strumenti ormai storicizzati, come l’arte della fotografia e della grafica hanno un nuovo utilizzo. Un esempio è quello delle ultime mostre di graphic art che mirano a comporre l’arte figurativa attraverso diversi piani espressivi. Il risultato è una tela plastica, tridimensionale, non più fatta di legno e colla ma appena uscita dalla stampa, dopo un lavoro minuzioso e raffinato che dai pennelli passa l’opera sotto gli strumenti di grafica digitale. La valutazione delle opere è al pari di quelle classiche ma riunisce materiali e tecniche formate in epoche distanti. Al pari di una bottega dell’arte, il computer unito alle tecniche che da sempre hanno caratterizzato l’arte figurativa, la stampa finale che il pubblico guarda porta alla luce un manufatto pluriprospettico, innovativo e senza precedenti.
A essere messa in cornice è una multimedialità che non ha a che fare soltanto con le pareti virtuali ma soprattutto con la sensibilità artistica che fa dei sensi un raccordo con la tecnica, una poesia della forma ancora più tattile, meno tecnica e capace di riformulare il concetto stesso di spettatore. Dopo alcuni decenni di stasi, in cui lo strumento informatico è stato visto come un mezzo ulteriore da imparare, distante e quasi ostile, oggi diventa un supplemento della strumentazione di ogni arte. La riflessione che riguarda la figurabilità della dimensione artistica oggi riguarda una serie di media che non sono il risultato finale, bensì lo strumento tecnico che eleva l’arte, facendo di poche idee una vera e propria rete di comunicazione. Uno strumento che nel passato è stato considerato come isolato dalla realtà comunicativa, legato all’individualità di ciascuno è diventato invece il seme generativo di un raccolto che ogni persona, artista o soltanto fruitore, può rendere parte del suo mondo.
Molto più che arte e non soltanto per pochi, forse un sogno che pochi grandi artisti nel passato hanno presagito. In primo piano opere che dal visivo arrivano al tattile, riempendo le sale delle gallerie con espressività quasi dematerializzate, dato che a essere esposti sono percorsi multimediali che l’artista ha amalgamato alla sua vita, prima di renderli attraverso la tecnica e di regalarli al pubblico.
La dimensione tecnologica diventa oggi una dimensione riformulabile anche dall’artista meno propenso alla tecnica innovativa, capendo che non ci sono limiti alla forma d’arte, anche senza degenerare in forme troppo invasive. In un universo senza dimensioni limitative, l’arte perde totalmente la dimensione astratta e diventa tangibile e ristrutturabile, come un paesaggio di cui nessuno abbia mai visto la linea d’orizzonte. La visibilità dell’artista diventa un unico corpo con la materia che sceglie di utilizzare, ma diventa simbolo e non solo mezzo di espressione. Le pareti del museo che andremo a visitare saranno fatte finalmente di idee e di sensazioni.
Silvia Redente
Pompei: smentito nuovo crollo. "Procurato allarme" della Uil
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- Pubblicato Giovedì, 27 Ottobre 2011 15:42
- Scritto da Fabiana Bianchi
Il Ministero dei Beni Culturali stamattina ha smentito la notizia di un nuovo crollo a Pompei. La Uil Beni Culturali aveva denunciato il crollo di alcune mura della Domus di Diomede e la Ministero ha parlato di un “inaccettabile allarmismo” il cui unico scopo è quello di screditare il Mibac.
In una nota del Ministero si legge che ''la verifica effettuata sul posto dai tecnici della Soprintendenza in sopralluogo congiunto con le forze dell'ordine, ha accertato che tutto ciò non corrisponde a verità, nella maniera più assoluta".
Per la Uil, invece, ''sembrerebbe che anche in questo caso il crollo e le pietre sono venute fuori per effetto della scerbatura'' ad opera di una ditta che avendo notato il crollo, avrebbe segnalato ad un custode che poi ha fatto la segnalazione.
Il Mibac, in sede di accertamento della denuncia, ha veirifcato il crollo di alcune pietre di una fontana all’interno della stessa, ma l’episodio non risulta recente come prova la crescita della vegetazione all’interno del monumento.
Il Ministero definisce ''inaccettbile'', ''attesa la situazione di rischio dello stato di conservazione del patrimonio archeologico di Pompei che merita la massima attenzione per l'evolversi dei fenomeni di dissesto, che vengano propalate notizie allarmistiche atte a gettare discredito sull'Amministrazione dei Beni Culturali. Questa Amministrazione, su preciso incarico dell'on. Ministro, sta facendo valutare la possibilità di una denuncia all'Autorità Giudiziaria per procurato allarme".
Archeologia Subacquea, Sardegna: portati alla luce centinaia di reperti
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- Pubblicato Giovedì, 06 Ottobre 2011 10:14
- Scritto da Milena

Sassari: durante tutto lo scorso settembre i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Sassari hanno effettuato tutta in una serie di servizi straordinari di monitoraggio dei fondali marini protetti del nord della Sardegna allo scopo di individuare e recuperare quanto era abbandonato nei siti archeologici subacquei affinchè si possano prevenire possibili attività illegali ai danni del nostro patrimonio archeologico.
Nello specifico i reperti sommersi rischiano di essere danneggiati maggiormente nel corso dell'estate, quando cioè la navigazione di diporto aumenta, come anche le immersioni amatoriali senza alcun rispetto sia delle norme di tutela dei siti subacquei che delle regole della buona navigazione.
Le attività di perlustrazione sono state condotte dal personale specializzato dell' Arma dei carabinieri (TPC) in collaborazione con il Nucleo Subacquei di Cagliari e con i responsabili di archeologia subacquea della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari.
I controlli hanno riguardato: le isole di Spargi e Spargiotto di La Maddalena, Cala Griecas di Alghero, Punta Sardegna di Palau e Scoglio Paganetto di Santa Teresa di Gallura e i risultati non hanno esitato di venire a galla! Gli ingenti materiali ritrovati ricoprono infatti un arco cronologico che va dal II fino ad arrivare al XIX secolo a.C.: un ulteriore conferma di quanto la Sardegna nel corso della sua storia sia sempre stata al centro di rotte, commerci e scambi di persone, materie prime,prodotti finiti che hanno coinvolto e incrociato le vite e le culture di tutto il Mediterraneo.
A Cala Griecas (Alghero) è stato recuperato un ceppo d'ancora in piombo di epoca romana-repubblicana lungo 150 cm circa e decorato con degli astragali in rilievo, identificati nell’antichità come dei propiziatori di fortuna.
A Punta Sardegna (Palau) sono stati individuati tre giacimenti costituiti da frammenti di anfore, bacili e anfore fittili di epoca romana.
A Macchia Mala (Palau) è stato scoperto un giacimento costituito da numerosi laterizi fittili, vale a dire tegole, di età romana imperiale.
A Scoglio Paganetto (Santa Teresa di Gallura) sono stati individuati un giacimento costituito da frammenti di anfore tipo greco-italiche, risalenti al II sec. a.C. e uno costituito da rocchi di colonne di probabile età romana.
Sull’ isola di Spargi (La Maddalena) sono stati recuperati frammenti anfore e di chiodi in metallo, che probabilmente facevano parte del relitto di una nave di epoca romana.
Sull’ isola di Spargiotto (La Maddalena) è stata trovata un'ancora del tipo ammiragliato risalente al XIX sec.
Tutti i reperti rinvenuti e recuperati sono in corso di analisi da parte degli archeologi della Soprintendenza di Sassari.
Milena Morreale
Anniversario 4 Giornate di Napoli. Ricordiamo quegli eroi. Pertini “l’epurazione è mancata”
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- Pubblicato Martedì, 27 Settembre 2011 15:46
- Scritto da Isaac
Domani cade l’anniversario delle 4 Giornate di Napoli. Sessantotto anni fa la città partenopea si ribellò all’invasore tedesco e riuscì ad ottenere, faticosamente e con molte vittime, la libertà tanto agognata. La città era ormai martoriata da anni di guerra e bombardamenti, di saccheggi da parte delle forze tedesche, di soprusi da parte dei fascisti e la popolazione insorse con grande dignità. L’avvenimento è valso la medaglia d’oro al valor militare a tutta la città e permise agli alleati anglo-americani di trovare una città già libera al loro ingresso, grazie all’eroismo dei suoi abitanti.
Napoli fu la prima città italiana, e prima tra le europee, ad insorgere contro l’occupazione nazista.
“Un popolo non si domina con il terrore se non per qualche giorno, poi lo si ha contro, protagonista della lotta" come scrisse Francesco Paolo Casavola, aggiungendo: “come non c’è nulla di più contagioso, tra i sentimenti umani, della paura, così nulla si diffonde tanto rapidamente e infrenabilmente del coraggio nato dalla paura”.
Certo, l’insurrezione napoletana fu un evento spontaneo e naturale per la popolazione, ma non mancarono elementi di autorganizzazione e preparazione e molti racconti vogliono gli scugnizzi protagonisti assoluti della vicenda. Sicuramente non si può negare il loro fondamentale apporto alla lotta e alla ribellione (raccoglievano le armi dal mare, si lanciavano con grande coraggio contro il nemico), ma bisogna tener presente che il grado di consapevolezza della lotta fu molto più profondo ed invase tutta la cittadinanza. È d’obbligo, però, rendere onore ai ragazzini immolatisi per quella causa più grande di loro e ricordare che quattro di essi furono onorati con la medaglia d’oro per il loro sacrificio: Gennaro Capuozzo (12 anni), Filippo Illuminati (13 anni), Pasquale Formisano (17 anni) e Mario Menechini (18 anni).
Sono passati 68 anni e nei decenni la memoria storica ha dovuto sempre più difendersi dai colpi del revisionismo e della mistificazione della realtà. Noi vogliamo ricordare oggi quegli uomini, quelle donne e quei ragazzini che
hanno combattuto per consegnarci una città libera e indipendente, anche se probabilmente non si è mai riusciti ad ottenere una vera e propria “epurazione” nei ruoli strategici del potere e ci si è spesso chiesti se il fascismo è mai stato debellato completamente. Riflessione che possiamo ritrovare nelle parole anno dell’ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini che subito dopo la fine della guerra, nel 1946, così diceva: “Ricordiamo che l’epurazione è mancata: si disse che si doveva colpire in alto e non in basso, ma praticamente non si è colpito né in alto né in basso. Vediamo ora lo spettacolo di questa amnistia che raggiunge lo scopo contrario a quello per cui era stata emanata: pensiamo, quindi, che verrà giorno in cui dovremo vergognarci di aver combattuto contro il fascismo e costituirà colpa essere stati in carcere e al confino per questo.”
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Bologna: tra archeologia e scatti
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- Pubblicato Sabato, 24 Settembre 2011 12:32
- Scritto da Milena

In occasione di Archeopolis, la celebrazione dei 130 anni del Museo Archeologico bolognese, il dipartimento Archeologico di Bologna ha appena dato il via ad una splendida galleria fotografica che mostra in oltre 50 scatti tutti gli aspetti dell’affascinante mestiere dell'archeologo.
La mostra intitolata ‘L’eredità sospesa’, ad opera dell’artista Pierluigi Giorgi, esprime la sintesi della vita dell’archeologo il cui mestiere è fatto dell’unione indissolubile di mani,corpo e mente. L’archeologo ha la possibilità di poter trovare e toccare con mano tutto ciò che è oggetto del suo studio, è a contatto diretto con il paesaggio che lo circonda ed ha il compito di valorizzarlo, perché è proprio il paesaggio a custodire nei secoli la nostra eredità culturale, la nostra storia. Sta nell’archeologo la capacità di farla riemergere, di chiudere il cerchio, di far combaciare il puzzle dell’umanità . E’ tutto nelle sue mani.
Le oltre 50 immagini raccolgono una serie di frammenti della vita nello scavo che in questo caso hanno immortalato le missioni del dipartimento di Archeologia di Bologna, sia in Italia che all'estero, in un percorso che va da Ancona a Marzabotto, dall'Egitto alla Croazia.
In merito agli scatti del Giorgi, Giuseppe Sassatelli, Direttore del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna afferma: “l’archeologia è una passione che si tramuta in professione che ha l’importante compito di scoprire e conoscere, di tutelare e valorizzare il nostro patrimonio culturale che è ricchezza e, come tale, presupposto per lo sviluppo e il progresso”.
La mostra, collocata al dipartimento Archeologico di Bologna nel complesso di piazza San Giovanni in Monte, resterà aperta fino al 30 ottobre.
foto: sito archeologico di Burnum, Croazia
Milena Morreale
23 milioni di euro per restaurare il Colosseo.
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- Pubblicato Mercoledì, 29 Giugno 2011 09:52
- Scritto da Milena

Gli ultimi lavori di restauro del Colosseo furono effettuati tra il 1938 e il 1939, ma si trattò di scavi interni alla struttura.
Questa volta l’obiettivo è di ripulire dall’azione corrosiva dell’inquinamento la facciata esterna in travertino.
Una 'squadra' di imprenditori, capitanata da Diego della Valle, proprietario della Tod's, si farà carico dell'importante compito, grazie all'accordo siglato con il Ministero dei Beni Culturali, con una restaurazione dell'ammontare di 23 milioni di euro.
In un recente evento è stato presentato il progetto di restauro del Colosseo, durante il quale è stato annunciato che a fine luglio gli appalti verranno avviati e, con ogni probabilità, i lavori potrebbero cominciare già a settembre e termineranno entro 36 mesi, riportando uno dei monumenti più famosi al mondo al suo antico splendore.
Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Gianfranco Galan, e il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ci tenevano particolarmente a far sì che il restauro dell’imponente monumento iniziasse il prima possibile: 'il Colosseo è l’orgoglio dei romani e la meta principale dei turisti, aiutarlo a non sentire troppo il peso degli anni è quasi un atto dovuto'.
Della Valle, assicura a tutti che non trasformerà il Colosseo in una vetrina per le scarpe. La sua azienda funziona e il gruppo che presiede ha altri mezzi per farsi conoscere nel mondo. E' un gesto d’amore nei confronti dell'Italia e delle sue meraviglie, famigerate in tutto il mondo.
A lavorare saranno otto cantieri. I primi tre lavoreranno in contemporanea sul prospetto settentrionale e su quello meridionale degli ambulacri, e si occuperanno della sostituzione del sistema di chiusura dei fornici.
Si tratterà di un lavoro lungo e minuzioso, ma che non priverà ai turisti di accedervi per visitarlo nonostante i cantieri al lavoro. Ogni anno, infatti, circa 5 milioni di persone vengono a Roma intenzionati a scoprire le meraviglie di questo pezzo di storia e sarebbe impensabile sottrarli da un salto nel passato attraverso questo eccezionale monumento che ha vegliato per millenni sulle vicende della Capitale.
Milena Morreale
Datato l' "Uomo del Chiostraccio"
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- Pubblicato Mercoledì, 04 Maggio 2011 21:53
- Scritto da Natale
Il più antico homo sapiens della Toscana
Siena - Sono stati datati i resti del cosiddetto
"Uomo del Chiostraccio", rinvenuto nel 1962 dall'associazione speleologica senese nel corso di ricognizioni in una grotta carsica in fondo ad un pozzo di una ventina di metri ad Abbadia Isola nel comune di Monteriggioni. Allora venne consegnato all'Istituto di Paleontologia umana dell'università di Siena.
Lo studio dello scheletro è stato ripreso da Ivan Martini, dottorando del dipartimento di Scienze della Terra che a seguito di attente analisi ha confermato che si tratta di un homo sapiens di circa 25 anni datato al paleolitico intorno ai 15.000 anni fa, vale a dire, il più antico homo sapiens ritrovato in Toscana fino ad oggi. Gli studiosi hanno spiegato che la causa della morte è stata causata da un trauma da caduta nel pozzo come testimonia la frattura visibile sul cranio.
Milena Morreale



