Cina: la scoperta di alcuni resti fa parlare di nuova specie umana

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Cina nuova specie umana

La paleontologia sembra aver aperto nuove frontiere nell’evoluzione della specie umana grazie al ritrovamento di alcuni resti umani in una grotta del Sud-Ovest della Cina. Gli scienziati parlano di una nuova specie umana e, se la notizia fosse confermata, porterebbe implicazioni eccezionali sulle conoscenze fin qui acquisite sulle popolazioni dell’Asia.
Questi uomini sono stati soprannominati “la Gente del Cervo Rosso” perché ritrovati in una Grotta in cui furono rinvenuti anche dei resti cotti di cervo di un specie ormai estinta.
I resti in questione sembrano possedere caratteristiche sia arcaiche sia moderne e sono i più giovani del loro genere mai ritrovati in Asia Centrale.

Secondo il team internazionale di scienziati guidati dal professore associato Darren Curnoe  e dal professor Xueping Ji, questi ominidi risalgono solamente a 14.500-11.500 anni fa e avrebbero condiviso gli stessi territori di uomini più moderni in un periodo in cui nascevano le prime attività agricole in Cina.
I paleontologi, che hanno pubblicato la notizia su PLoS One, non si sbilanciano molto sulla classificazione dei resti. Il professor Curnoe spiega che “questi nuovi fossili potrebbero essere di una specie precedentemente sconosciuta, che è sopravvissuta fino alla fine dell’ultima era glaciale circa 11.000 anni fa.In alternativa, potrebbero rappresentare una migrazione precedente e sconosciuta finora di esseri umani moderni dall’Africa, una popolazione che non può aver contribuito geneticamente alle persone che vivono oggi nella regione”.

L’eccitazione di Cunroe e Xueping Ji è bilanciata dallo scetticismo di altri due scienziati. Marta Mirazón Lahr, biologa della Cambridge University, ritiene che i resti potrebbero appartenere a uomini moderni, a “lontani discendenti di una popolazione di età moderna stanziale in Asia o di una popolazione molto piccola la quale aveva sviluppato i propri tratti attraverso un processo noto come deriva genetica”. Anche Chris Stringer, capo del dipartimento di origine umana al Museo di Storia Naturale di Londra cova dei dubbi: “Questi reperti sono importanti perché al momento abbiamo pochi dati relativi al tardo Pleistocene in Cina. I fossili non sembrano di uomini di età moderna, ma più appartenenti ai primi africani che abbandonarono il loro continente per stanziarsi in Asia circa 60 mila anni fa”.