La fatica di crescere

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A diciott’anni sembra impossibile avvertire il peso del tempo che passa e sentirlo come inutile…eppure per lei era talmente insopportabile da desiderare di buttarlo via come uno straccio vecchio.
Non riusciva a vedere quei due che si affannavano  come figure significative in quella che per lei era solo un’esistenza 
insignificante …. non lo capivano.
 
Il conflitto generazionale non aveva nulla a che fare con la distanza che avvertiva con loro e del resto con chiunque. 
Il mondo intero era così fuori per lei! 


La fatica di vivere le impediva di credere nell’amicizia,nell’amore,negli altri…le stava lentamente togliendo ogni curiosità ed entusiasmo….proprio a lei che amava studiare,capire,conoscere…..lentamente si stava allontanando da tutto e tutti,mentre l’apatia le provocava una pungente insofferenza verso qualsiasi impegno e relazione..avvertiva solo solitudine …persa tra progetti indefiniti e desideri incompresi.


Non aveva nulla che valesse la pena,diceva.
I genitori….loro erano affettuosi,attenti,premurosi ancora di più,se possibile…soprattutto perché avvertivano l’ incomprensibile distanza e il muro che lei aveva eretto tra loro e che volevano abbattere ..
ma non avevano  tempo nè strumenti per occuparsi degli impulsi che possono rendere la vita quotidiana eccitante o avvilente, perché ad un certo punto diventa prioritario rincorrere le soluzioni per le incombenze insopportabili sì ma necessarie per sopravvivere.…e intanto lei si allontanava ancora,sentendosi incapace di comprendere il valore delle sensazioni,dei sentimenti,dell’attaccamento a qualcuno o a qualcosa…in una parola,diceva,non sapeva provare amore….quell’amore fatto di apprensione,desiderio di dare per rendere l’altro felice,vederlo sorridere di gioia…ed essere bendisposta per riceverlo... era proprio questo che lei non avrebbe mai voluto per sé:sopravvivere!…..e nell’impellente fatalità di riconoscere la realtà nella sua crudeltà e violenza sentiva di conoscerla già l’accettazione,la rassegnazione,la stanchezza….non le piaceva per niente!

Considerava i suoi coetanei fastidiosamente insulsi, superficiali,alla ricerca di surrogati di felicità,persi dietro feste,scorrazzamenti,relazioni ogni settimana diverse:non avevano interessi,né desideri…. se non il piacere immediato.Tutto e subito! e lei ne era così lontana!…pur considerandosi arida,vuota,spenta,inutile per se stessa e per gli altri…..del tutto inutile..

…perché affannarsi a vivere,dunque!? 
Diceva che era consapevole di quanto il conflitto generazionale fosse  fatale,inevitabile…che tutti i figli prima o poi diventano dei veri bastardi con i genitori ma che i suoi erano fin troppo tolleranti per la distanza che lei riusciva a mettere tra sè e loro. 
Provava a giustificarsi con se stessa considerando l’amicizia, quella vera, una condizione difficile soprattutto per chi intende dare alla parola un contenuto superiore paragonata alla banalità del cameratismo puro e semplice.. ma quelli che conosceva erano banali,vuoti,insignificanti…annoiati che fingevano di divertirsi….debosciati che si affannavano a far credere che avevano qualcosa da fare.
Pensava che non è proprio di tutti i giorni incontrare giovani curiosi e il suo disinteresse per qualunque apprendimento accademico era determinato dalla convinzione che “l’istruzione scolastica così come viene propinata è scadente,irrilevante,lontana mille miglia dalla vita di ogni giorno”. 
Diceva che la sua era pura rabbia per essere costretta a sorbirsi stronzate . L’introspezione diventava l’unica possibilità di sopravvivere,a volte considerando una giornata accettabile quella trascorsa  a leggere o ascoltare musica o dormire….immaginandola come l’unica possibilità  di sopportare il tempo che passa. 


Tra lei e il resto del mondo  la distanza appariva inevitabile e non solo,addirittura desiderabile…. tanto il malessere era pesante e la capacità di poter 
considerare il desiderio di stare sola come un piacere..e allora pensava che se si  fosse sentita almeno furibonda  sarebbe stata viva…che se avesse visto i suoi genitori come persone comprensive almeno avrebbe provato un qualche sentimento per loro….che se davvero avesse avvertito la differenza tra un amico e l’altro almeno avrebbe potuto considerarsi  vicina a qualcuno…
..e invece!non c’era il seppur minimo entusiasmo nel suo sentire,
soltanto tanta inquietudine e solitudine. 


La ascoltavo mettere insieme sensazioni piene di contraddizioni in una  capacità di analisi che diventava forza e debolezza insieme tenendole la mano….mentre lei si rannicchiava nel letto in posizione fetale,dopo giorni che non usciva di casa. 
Non ne era consapevole ma era proprio lei  ad esprimere involontariamente il suo valore. 
Sarebbe risultata  più interessante… anzi l’avrebbero riconosciuta come persona stupenda se solo avesse tirato fuori quel bisogno di sapere,di capire,di confrontarsi e senz’altro persino tra gli indolenti e i debosciati avrebbe trovato un buon interlocutore. 
Magari se ci avesse provato,osservando meglio e più da vicino anche quei due adulti che restavano ai piedi del letto a guardarla con apprensione e adorazione….sarebbero potuti diventare amici con cui condividere dolore,emozione,gioia,partecipazione…..perchè non è una colpa non capire se ci si sforza per farlo e  davvero tutti hanno diritto al rispetto e alla considerazione…. e lei lo sapeva. 
Aveva bisogno di una spinta per uscire dal bozzolo e sarebbe diventata una splendida farfalla. Le serviva aiuto per superare la paura di esserci e imparare a vivere,poco per volta….prima a respirare,poi a guardare,poi a camminare, sorridere, esistere per trasformare la dipendenza dal malessere in autodeterminazione e prendere con forza le redini della propria essenza,facendo tesoro dell’affetto esistente.  
Una mano tesa era più vicina di quanto lei pensasse…bastava toccarla.


Troppe domande disorientano e la fatica di trovare ancoramenti e attenzioni in un mondo insensato,difficile,debole,sospettoso,costruito su messaggi e azioni sociali 
ambigue,smaliziate,provvisorie,parziali,altalenanti  e contraddittorie,in una effimera e indistinta stabilità è pesante….soprattutto per una sensibilità affinata dal malessere dell’anima che rende fragili,instabili e vulnerabili.  
L’incapacità di riconoscere nel marasma delle possibilità qualche certezza confonde e rende difficile orientarsi nel rapporto con il mondo in cui imperversano la contrapposizione interpersonale e   futili valori come l’apparenza,l’immagine,la moda,il fuggevole…. ed adattarvisi  genera smarrimento. 
La paura del vivere richiede diverse e nuove capacità di resistenza e di adattamento difficili da riconoscere a tutte le età,ma per ogni inclinazione naturale serve un segnalatore e l’unica possibilità per rincorrere le indicazioni,l’unica guida valida perché si arrivi a trasformarsi in una persona forte e coraggiosa,buona e disponibile,affettuosa e sincera è l’amore: e questa fortuna a lei era toccata,perché quei due erano lì a pendere dalle sue labbra.


“Tu non sai quanti vorrebbero essere amati così…e non lo sono!non sprecare quello che hai. Aggrappati a questo sentimento certo e diventerai la splendida persona che sei già”le dissi ancora.
“Ma io non ce la faccio”ribadiva piangendo mentre stritolava il cuscino “non sono capace di affrontare la vita,io non lo so fare. Non sono come dici. Io non vedo niente intorno a me e dentro me. Nessun motivo. Nessun valore. Nessun interesse. Io mi sento spenta. Sono spenta!”.
Le accarezzavo il viso,lasciandola piangere. A volte fa così bene! Quante volte lo avevo fatto io, chiusa nel bagno per non farmi sentire,senza quelle carezze o quegli sguardi inquieti di chi tiene a te! Quanto avrei voluto che qualcuno mi tenesse la mano e mi rassicurasse! Quanto avrei pagato per avere due come quelli là fuori ad aspettare ansiosi di sapere…
Si sentiva disperata ma sapevo che sarebbe passata. 
“Io non so costruire rapporti umani,non so credere nell’amicizia,non so farmi amare. Gli altri scappano da me. Io non piaccio a nessuno e nessuno piace a me. Non capisco i loro interessi,la loro stupida ilarità,quel bisogno costante di stare in gruppo….quasi a proteggersi l’un l’altro,in una insopportabile vigliaccheria collettiva. Mi disgusta tutto questo e mi sento sola,così sola”.
“Anch’io piccola mia”pensavo.”Come mi somigli,mia cara. Quante sensazioni abbiamo in comune,quanta sofferenza. Tu però una possibilità ce l’hai e non devi fartela scappare. Sono io che…”.


“Tu non sei sola,sei  speciale,unica,straordinaria,autentica e a volte diventa un peso essere così, ma credimi sei davvero tanto amata. Non sei né inutile,né sbagliata,né sola come senti. Sei bella,dolce,appassionata e con tanta voglia di vivere nascosta tra queste lacrime”.
L’incertezza del futuro crea disagio a tutti,giovani e vecchi,eppure a volte è proprio il presente a risultare privo di stimoli e di attrattive….ma chissà,magari sul serio per tutti vale la pena di vivere?
Lei li ha ritrovati dei motivi. Ha scovato dentro di sé una nuova energia…..si è lasciata guidare..ha permesso che qualcuno ascoltasse quello che aveva da dire e dopo un periodo di recupero è rinata. La farfalla è uscita dal bozzolo.
“Lo sai?” mi disse al telefono “i miei genitori mi hanno regalato un cane. Lo porto tutti i giorni a spasso e nel parco ho conosciuto un ragazzo…vieni a trovarmi che ti racconto?”.